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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: luglio 2013

CONTESSA: Ao la Luisa s’è ccomprata ‘n vestitaccio bbrutto 9 euro.

IO: Eh, mbè..? Me ll’ho dda comprà pure io ‘n vestitaccio bbrutto 9 euro?

CONTESSA: Beh ma c’è dde artri colori…

IO: Eh ho ccapito ma sempre ‘n vestitaccio bbrutto rimane! De che ccolore era?

CONTESSA: Questo era colore m…. caffellatte!

IO: Stavi a ddi mmerda t’ho ccapito sa?

CONTESSA: hahahahaha

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Paperoga, lo sanno tutti, è il cugino scapestrato di Paperino e Gastone. E’ quello pasticcione, nullatenente e nullafacente, quello con il maglione rosso con la banda nera e lo zuccotto in tinta per tutte le stagioni. Quello che segue corsi per corrispondenza, che arriva sempre al momento sbagliato, che dà per scontato che la sua presenza non ti disturbi. Mi casa es tu casa. O meglio, tu casa es mi casa.

Mi sono chiesta a chi somiglierebbe Paperoga nel mondo degli uomini. Con quel capello lungo e unto sempre spettinato, quell’andazzo strano di chi trova interessanti le cose più disparate, di chi non ha nulla da fare nella vita ma si tiene impegnato con qualsiasi cosa. Paperoga non si preoccupa mai di niente, è ottimista ma senza reale motivo. Eppure, a differenza di Paperino, è uno che non si tira mai indietro, è sempre entusiasta di tutte le cose che gli capita di fare, anche se sono le spericolate e tirchie avventure nelle quali Zio Paperone coinvolge i nipotastri. E a differenza di Paperino non è un oziatore incallito, anzi il suo arrivo desta sempre il cugino dalla siesta in amaca.

Lo abbiamo sempre visto ridanciano, a volte irritante, spesso spensierato.

Non so voi ma io non l’avevo mai visto così:

paperoga 1

Iniziamo col dire che la memoria a breve termine di Paperoga è stata cancellata. Perché in Paperoga eroe dello Spazio si è ritrovato per caso su un pianeta alieno e, non si sa bene come, l’ha pure salvato. Ma la principessa della quale si era innamorato, e che lo ricambiava avendone intuito la bontà e la nobiltà d’animo, ha scelto di servire il suo paese e l’ha lasciato andare. Così, per non farlo troppo soffrire, gli hanno cancellato la memoria di quell’incontro. Un po’ come succede in Se mi lasci di cancello. Ma esattamente come in Se mi lasci ti cancello, non è così semplice eliminare un sentimento come l’amore. E quando la principessa torna a fargli visita perché vuole vederlo un’ultima volta, il suo cuore ricorda qualcosa.

Quando la guarda allontanarsi, fa una cosa che fa davvero di rado, si toglie lo zuccotto rosso, perché davanti ad un grande amore bisogna essere deferenti, anche se sei Paperoga.

paperoga 2

Forse solo la principessa aliena ha capito chi è Paperoga. E per farlo ci doveva venire dallo spazio, perché noi non lo avevamo capito.

Chi ti ama ti riconosce, sa vedere oltre quello che vedono gli altri, persino oltre come vuoi apparire tu stesso.

Come ha scritto Jeanette Winterson: as your lover describes you, so you are.

paperoga 3

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IO: Aoooooo!

CONTESSA: Aoooooooo!

IO: Sto a annà a ccomprà ‘l vino bianco, lo fo cco le pesche.

CONTESSA: …’n ze fa col rosso?

IO: Ma che ne voi sapè!

CONTESSA: Beh io ‘n zo dottoressa laureata…

IO: Eh sse vede, se vede…da ste piccole cose!

CONTESSA: O so…o so…

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C’è qualcosa che accomuna Cesare Cremonini con i più tradizionali cantautori italiani, tipo che ne so, Nino D’Angelo, Gianni Morandi, e persino Gigi D’Alessio. Ed è il fatto di essere cascato nella trappolona scacciafiga di fare una cosa assolutamente fuori moda per gli anni in cui viviamo, ovvero un film di merda per pubblicizzarsi. Ora, parliamoci chiaro, non è che ne avesse poi bisogno. Però, se se la fosse risparmiata, avrebbe privato il regno del trash di un’ennesima perla italiana. Eccone alcuni spezzoni:

Quando facevo il liceo schifavo i Lunapop, ma soprattutto schifavo lui, perché mi sapeva tropo agitato, troppo consapevole di essere diventato famoso giovanissimo e conseguentemente troppo, troppo poser, in continuazione, e 50 Special mi rompeva le palle da morire. Oddio, mi rompe ancora le palle, a dire il vero.

Quindi questa è una storia strana. Perché parla di come uno che non sopportavo manco in foto adesso è uno dei miei cantanti preferiti. E un po’ parla anche di come le cose cambiano e del perché, parla di come si cresce, di come i punti di vista subiscono oscillazioni imprevedibili.

Nonostante avessi apprezzato un pochino Gongi Boy e Latin Lover, il vero punto di svolta, per me, è stato nel 2008. Anno di merda. Ma proprio di merda. Una merda che più merda non si può. O forse si può ma non lo voglio sapere. Anno in cui mi sono resa conto che nel frattempo, mentre il tempo era passato per me, era passato pure per Cesare Cremonini. D’altronde siamo quasi coetanei. E a me sembrava incredibile sta cosa che, per la prima volta, io mi ritrovavo in modo praticamente perfetto in una canzone sua:

Porca miseria, era la mia storia. E chi l’avrebbe immaginato. Aggiungici poi il fatto che amava l’Inghilterra e i Queen…basta, mi era simpatico.

Poi qualche mese fa, un’altra svolta, quella decisiva. Eravamo tutti svegli a casa di Pino ed era tardissimo. In tv passarono uno speciale su Cesare Cremonini, una specie di biografia. E raccontavano di un sacco di cose interessanti, delle crisi, insomma dei momenti che ha passato uno che ha fatto un percorso di crescita comune ai trentenni di oggi. E’ della mia generazione. E oggi non è mica facile emergere. E lui però ce l’ha fatta e adesso si sta atteggiando a cantautore, ce sta a provà.

Io non lo conosco, non c’ho mai magnato un piatto de pasta insieme. Ma mi sono fatta un’idea. A me sembra uno che da un lato sì, magari aveva sta passione per la musica ecc. Dall’altro però…secondo me aveva soprattutto una grande, immensa voglia di sfondare, di essere qualcuno, di essere una star. Lo capisci quando vedi le esibizioni dal vivo. Vedi che je piace proprio sta ssu quel palco, che la ggente lo vole, lo cerca, lo applaude. Mi sa uno che non si risparmia dal vivo.

Io dico che ancora non s’è messo a posto. Sta ancora lì, che gli manca qualcosa, e ci vorrà ancora un po’ di tempo. E anche in questo, direi che siamo accomunati.

Voleva essere famoso? Beh, fino ad ora, spesso facendo il paraculo, ce l’ha decisamente fatta. E allora sai che ti dico, io tifo per lui cazzo! E stasera me lo vo a vede al Foro Italico.

Co mmi mamma!

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IO: il 21 agosto esce Monsters University!

EGLI: e che è?

IO: sarebbe il prequel di Monsters and Co!

EGLI: bbbeeello! praticamente.. mi stai dicendo che è uno di quei film che da piccoli avremmo visto al cinema di Tarquinia…

In effetti no, non stavo dicendo questo. Però è vero. E’ decisamente uno di quei film.

Io ho una foto con una tartaruga ninja. E ce l’ha anche mio fratello. Ovviamente ora lo so che erano persone mascherate da tartarughe ninja. Ma allora non lo sapevo. Ero piccola, e mio fratello era più piccolo di me. Perciò quelli per noi erano le tartarughe ninja. E dirò di più. Poteva anche venirmi il sospetto che fossero persone mascherate, ma quanto meno erano persone speciali, autorizzate a portare quelle maschere meravigliose durante le occasioni ufficiali. E quella era un’occasione ufficialissima perché era la prima di Tartarughe Ninja III. Eravamo emozionatissimi. Quando andavamo al cinema ci concedevano le Cipster, ma solo perché non erano fritte. Oltre ai compleanni, erano le sole occasioni in cui potevamo mangiare schifezze, ma moderatamente.

Insomma successe che quando uscimmo dal cinema, ad aspettarci c’erano le tartarughe ninja e noi ci abbiamo fatto la foto.

E adesso è particolare, perché a me piacerebbe andare a vedere Monsters University in quel cinema a Tarquinia, che neanche so se è ancora aperto. Mi piacerebbe mangiare le Cipster e magari trovare all’uscita i personaggi di Monsters University. E anche se adesso sono grande ci farei la foto e sarei felice. Come una tradizione, ma nuova. Perché è anche tradizione che i tempi cambino.

E secondo me non ci sarebbe niente di più giusto. Lo dicono proprio i segni. Se vai sul sito della Monsters University è più bello dei siti delle università normali. Tanto che mi è venuta voglia di ricominciare a studiare e mi sono iscritta:

MU card The Selbmann

E il motto dell’università è Tradition and Diversity. Che poi, a pensarci bene, è il mio credo politico, è la mia vita, è il modo in cui sogno di vedere Monsters University.

tradition and diversity

E da oggi, è anche il mio nuovo motto.

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Il Giovane Holden è un titolo brutto.

Avevo una brava insegnante una volta. Parlava delle storie e dei libri e ti aiutava a capirli. A lei piaceva che fossimo noi a tirar fuori dalle pagine quello che c’era da tirar fuori, che fossimo noi a vedere dentro e oltre. Certo ti dava qualche spunto, ma poi lasciava fare a te. All’americana, diciamo. Quando mi esaminò l’ultimo anno di università avevo un raffreddore incredibile, ero senza voce e non facevo che smoccolare. Mentre presentavo il mio lavoro, mi sentivo un po’ in imbarazzo per il mio stato di salute e le chiesi scusa. Mi rimase impressa una cosa davvero semplice ma di potenza. Aveva due grandi occhi blu, mi guardò calma e mi disse semplicemente: it’s human. Quell’it’s human io me lo ricordo spesso. Non lo so bene perché.

All’esame non portai Il Giovane Holden, anche se lo amavo. The Catcher in the Rye. Il titolo in italiano non rende neanche un decimo di quello inglese. Probabilmente neanche un centesimo. Perché il libro si chiama così per via di un disguido, in realtà. Di un disguido del protagonista, Holden. The catcher in the rye è un verso storpiato di una poesia di Robert Burns, il figlio preferito di Scozia. Holden tira fuori questo verso quando parla con la sola persona con cui riesce a parlare, ovvero la sua sorellina piccola, Phoebe. Burns aveva scritto una poesia fondamentalmente a sfondo erotico, sebbene ce ne siano diverse versioni. Ma Holden non arriva al doppio senso. D’altronde è lui stesso che dice I’m quite illiterate, but I read a lot. E poi Holden con il sesso non va molto d’accordo.

Quello che mi ha sempre affascinato di Holden è il suo nome. Hold On, resta il linea, non riagganciare. E io non capisco mai se è lui che sta in attesa o magari ha messo in attesa il mondo. Anche se sono abbastanza sicura che in ascolto ci sia solo Phoebe rimasta, e tutti quelli che forse erano in attesa hanno riagganciato, facendolo parlare da solo.

Holden pensa che la poesia di Burns abbia a che fare con i bambini. E lui vuole essere quello che li difende e non li fa cadere giù da un precipizio. Il catcher, in un campo di grano, dove i bambini giocano ignari del pericolo di cadere. Come spiega questo video:

E come spiega questo disegno:

holden

Così Hold On inizia ad assumere un significato diverso. Mi immagino Holden guardare la sorellina e pensare tipo, aspetta! ferma! Resisti al tempo che passa, perché ti fa perdere tutta l’innocenza delle cose. E dopo è più brutto. E poi … se cresci anche tu…io con chi parlo?

Tutto questo per dire che oggi è l’anniversario della pubblicazione di The Catcher in the Rye. Il sessantaduesimo. L’ho letto non so dove.

Oggi Holden ha 88 anni.

Chissà se con Phoebe fanno ancora gli stessi discorsi…

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I soldati romani che ho incontrato, non erano romani. Di questo sono sicuro. Erano…tipo…pakistani. Simpatici comunque. Ma non erano romani.

Se n’è accorto pure Billy Corgan. Dovremmo tenere un po’ di più all’autenticità dei figuranti legionari che si fanno le foto coi turisti. Rischia di essere fuorviante.

Quando ho iniziato il liceo, avevo 13 anni, perché ho fatto la primina. Per lunghi anni gli Smashing Pumpkins mi hanno fatto compagnia. Era una musica che ascoltavo da sola. Un po’ perché non conoscevo miei coetanei che la ascoltavano, un po’ perché me lo dettava quel restrogusto privato, intimo e malinconico che ho sempre avvertito in quella musica. Quando è uscito Oceania avevo 29 anni, ma per ascoltare i pezzi mi sono comunque servite cuffie e privacy.

Le prime due volte che li ho ascoltati dal vivo non ero sola. Si parla di tanto, tanto tempo fa. Suonarono alla scalinata dell’Eur, sotto quello che si conosce come palazzo coi buchi. Lo venni a sapere guardando Andrea Pezzi su Mtv, quando Mtv stava ancora per Music Television. Poi da qualche parte della storia è successo che è diventato un canale di reality. Qualche anno dopo suonarono all’ex palaghiaccio. Era più o meno 10 anni fa. Io ero molto triste in quel periodo e ricordo pochissimo. Ricordo distintamente solo Billy con una tunica bianca cantare Disarm con l’acustica. E ricordo i cani antidroga.

Sono passati 17 anni dalla prima volta che ho ascoltato una canzone degli Smashing Pumpkins. Billy Corgan allora aveva l’età che ho io adesso e il nostro cerchio magico si è chiuso armoniosamente. Ormai sono diversi anni che certe canzoni neanche le ascolto più. Eppure riconosco i pezzi dai primi due secondi di attacco, ricordo le parole a memoria. Trovo ancora che le sue pose mezze impacciate siano fighissime. Il che significa che, gira che ti rigira, sono sempre quella di prima e un po’ pure lui. Mi scordo le chiavi di casa come se avessi 13 anni e sveglio tutti quando torno. E mi scordo gli occhiali da vista come se avessi 13 anni e sarei destinata a non vedere una mazza. Ma ormai ho 30 anni, al concerto ci vado da sola, e me lo guardo tutto con gli occhiali da sole graduati, come farebbe una che a 30 anni ormai si sente in imbarazzo davvero per poche cose. Mi sparo un panino con la salsiccia e guadagno con disinvoltura la postazione avanzata sugli spalti.

Posso fare quello che a 13 anni non ho mai fatto perché sennò mi si sentiva per tutto il palazzo.

Posso finalmente urlare a squarciagola:

AND IN THE EYES OF A JACKAL I SAY KAAAAAAAAAAAAAAAA…

…BOOOOOOM!!!!!!

p.s. cover arrapantissima:

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