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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Può darsi che sia la favola agrodolce di una generazione di imbucati, o magari pure di invitati, ma a una festa che è sempre quella di qualcun altro e mai la loro. Può darsi che sia la foto mossa di milioni di spritz e patatine, e ancora uno spritz, e altre patatine, tanto domani non ho un cazzo da fare. O chissà, forse è lo schizzo di una percentuale di sottotrenta con nessuna vera direzione, o vera amicizia, o vera vita da pilotare  secondo i propri desideri, o vera ambizione da soddisfare.

Ma poi perché vai a una festa che non ti interessa? Che ti frega? Non è un colloquio di lavoro, non è un pranzo di famiglia, non è un obbligo di nessunissimo tipo. Ma ti senti in dovere di esserci, un po’ perché sembra brutto, un po’ perché almeno ti mantieni qualche conoscenza, o mezza conoscenza, che ti aiuta a sentirti meno marginale. E poi alla fine di chi è il compleanno?

Può darsi che sia un modo scanzonato di raccontare una piccola prigione on the rocks, apparentemente innocua, ma non è che puoi evadere con una corda di mutande e papillon, e in scarpe da sera scomode con in mano un regalo unisex. E alcolici.

Ma alla fine oh, può darsi che sia solo la storia buffa di una che va a un compleanno e non ne ha per niente voglia. Io questo non lo posso mica sapere…

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