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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Il Giovane Holden è un titolo brutto.

Avevo una brava insegnante una volta. Parlava delle storie e dei libri e ti aiutava a capirli. A lei piaceva che fossimo noi a tirar fuori dalle pagine quello che c’era da tirar fuori, che fossimo noi a vedere dentro e oltre. Certo ti dava qualche spunto, ma poi lasciava fare a te. All’americana, diciamo. Quando mi esaminò l’ultimo anno di università avevo un raffreddore incredibile, ero senza voce e non facevo che smoccolare. Mentre presentavo il mio lavoro, mi sentivo un po’ in imbarazzo per il mio stato di salute e le chiesi scusa. Mi rimase impressa una cosa davvero semplice ma di potenza. Aveva due grandi occhi blu, mi guardò calma e mi disse semplicemente: it’s human. Quell’it’s human io me lo ricordo spesso. Non lo so bene perché.

All’esame non portai Il Giovane Holden, anche se lo amavo. The Catcher in the Rye. Il titolo in italiano non rende neanche un decimo di quello inglese. Probabilmente neanche un centesimo. Perché il libro si chiama così per via di un disguido, in realtà. Di un disguido del protagonista, Holden. The catcher in the rye è un verso storpiato di una poesia di Robert Burns, il figlio preferito di Scozia. Holden tira fuori questo verso quando parla con la sola persona con cui riesce a parlare, ovvero la sua sorellina piccola, Phoebe. Burns aveva scritto una poesia fondamentalmente a sfondo erotico, sebbene ce ne siano diverse versioni. Ma Holden non arriva al doppio senso. D’altronde è lui stesso che dice I’m quite illiterate, but I read a lot. E poi Holden con il sesso non va molto d’accordo.

Quello che mi ha sempre affascinato di Holden è il suo nome. Hold On, resta il linea, non riagganciare. E io non capisco mai se è lui che sta in attesa o magari ha messo in attesa il mondo. Anche se sono abbastanza sicura che in ascolto ci sia solo Phoebe rimasta, e tutti quelli che forse erano in attesa hanno riagganciato, facendolo parlare da solo.

Holden pensa che la poesia di Burns abbia a che fare con i bambini. E lui vuole essere quello che li difende e non li fa cadere giù da un precipizio. Il catcher, in un campo di grano, dove i bambini giocano ignari del pericolo di cadere. Come spiega questo video:

E come spiega questo disegno:

holden

Così Hold On inizia ad assumere un significato diverso. Mi immagino Holden guardare la sorellina e pensare tipo, aspetta! ferma! Resisti al tempo che passa, perché ti fa perdere tutta l’innocenza delle cose. E dopo è più brutto. E poi … se cresci anche tu…io con chi parlo?

Tutto questo per dire che oggi è l’anniversario della pubblicazione di The Catcher in the Rye. Il sessantaduesimo. L’ho letto non so dove.

Oggi Holden ha 88 anni.

Chissà se con Phoebe fanno ancora gli stessi discorsi…

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