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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Immagino che chi ha seguito la saga del mio concorso a cattedra vorrà ormai sapere come minkia è andata. Ebbene, è andata. Nel senso che ho superato tutte le prove. Sì, anche quella orale, che mi metteva più ansia di tutte. Quindi vi aspetterete che io lanci un gridolino di gioia… no? Eureka! E invece fanculo no, non posso farlo.

Ma perché non posso farlo? Beh, perché il fatto che io abbia superato un concorso pubblico non significa che io possa avere uno dei posti di lavoro che quel concorso metteva in palio. Boni, boni, so che siete confusi. Proverò a spiegarvi.

Precisiamo innanzitutto che io sono, rispetto alla media delle persone che hanno partecipato a sto concorsone benedetto, piuttosto giovane. Non sono abilitata ad insegnare. Il che significa che non ho pagato dei soldi per fare percorsi abilitanti, e non l’ho fatto perché lavoro, e prima di lavorare lavoravo lo stesso, ma da stagista, e non ho avuto tempo, e in parte anche perché non ci credo, sono dissidente (ma questa è un’altra storia). Ma questo, intendo il fatto di non essere abilitata, non mi ha impedito di superare comunque il concorso. Il che mi fa pensare che forse sono adatta ad insegnare. Ma al Ministero non interessa. Cioè non la pensa così. E magari altre persone che già insegnano da anni il concorso manco l’hanno passato. Ma loro sono adatti ad insegnare, io no. Bella lì. Capito come gira?

Quindi ora che succede? Eh, succede che intanto me ne vado un po’ al mare, così nun ce penzo. Me faccio na biretta all’imbrunire e starò up all night to get lucky. E poi mi resta solo la possibilità di sperare di rientrare tra le persone che arriveranno ad essere chiamate. Perché se non mi chiamano tutta sta fatica è stata inutile, cioè… chi tte se ‘ncula. Bella lì. Capito come gira?

Quindi che dire…la massima speranza è che una delle cattedre in palio sia in un posto talmente di merda che non vorrà andarci nessuno, una roba allucinante, il bronx del Lazio, dove non c’è manco la corrente elettrica e forse nemmeno l’acqua corrente. Così nessuno ci vorrà lavorare e la graduatoria scorrerà, scorrerà, scorrerà finché non arriverà a The Selbmann. Che ovviamente sarà ben lieta di fare la Mary Clarence di Sister Act bianca (ma con culone) di qualsiasi quartiere a rischio Vietnam e sparatoria aggravata.

sister act

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