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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

A Wes Anderson piacciono le persone. E un’altra cosa che gli piace sono le valigie. Evidentemente perché in queste valigie le persone si portano dietro non solo alcune cose ma tutte le cose. Cioè, tutte le cose che li rendono come sono. Ci mettono dentro la loro storia, la loro personalità, le cose delle quali non riescono a liberarsi o che hanno paura di dimenticare o che vogliono trattenere.

Di questi tre sappiamo che non si parlano e non si vedono da un anno e che è stato tutto diverso da quando gli è morto il papà, che aspettava che il meccanico gli restituisse la macchina da più di tre mesi. E la mamma al funerale non c’è andata nemmeno, è andata in India invece, e adesso è una suora. Si muovono sempre con un sacco di valigie, hanno questa idea del papà e della mamma sempre in testa, sembrano tre bambini abbandonati da piccoli che litigano ancora sul possesso degli oggetti, su chi è il preferito, su cosa mangiare. Sul treno che prendono per raggiungere la mamma c’è un signore anziano che non riesce a salire e rimane al binario.

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C’è quello che indossa sempre gli occhiali del papà, anche se sono graduati e non vede un cazzo, e tiene in tasca le chiavi della sua macchina rotta. Un altro non riesce a staccarsi dalla ex fidanzata, che pare sia una stronza. Il terzo si è schiantato per strada e ha la faccia un disastro. Pare che lo abbia fatto apposta. Hanno fermato il tempo e non si fidano più l’uno dell’altro. Non è neanche dato sapere il perché, ma potrebbe essere che hanno paura di abbandonarsi tra loro come sono stati abbandonati dai genitori. Preferiscono rimanere ad un attimo prima del funerale, quando poteva ancora succedere che la mamma si presentasse, che la macchina fosse aggiustata e che tutto fosse al proprio posto.

Quando riescono a trovare la mamma, se ne sta lì tutta tranquilla, lontano da tutto e con il suo piccolo esercito di suorine. Tenere il lutto per sempre ha poco senso. Ma il lutto serve, il lutto è necessario. Quel momento di spiritualità che cercavano nei templi di tutta l’India in fondo era solo un minuto di lutto, un minuto di silenzio, quando sono lì davanti alla mamma a non dire niente e dentro le loro teste passa tutto il Darjeeling Limited, con dentro tutte le vite loro e delle persone che hanno incrociato e amato e salutato… E c’è anche lui, quel signore anziano che all’inizio non era riuscito a salire e che invece adesso sta lì. Non è più negli oggetti, è dentro il treno, dentro di loro.

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In fondo tutto è al proprio posto, solo che in posti diversi rispetto a un anno prima e vale la pena scoprire in quali altri posti sarà tra un anno.

Alla fine del loro viaggio assurdo in giro per l’India, Peter, Francis e Jack devono buttare via tutte le loro valigie nella corsa disperata per salire su un treno che finalmente li riporterà a casa, liberi.

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