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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Quando ti svegli la mattina e leggi qualcosa che rappresenta il tuo modo di pensare e le tue convinzioni più profonde, è una figata. Perché ti senti un po’ meno solo di fronte alle cose che ti capitano, che ti fanno arrabbiare o ti fanno sentire frustrato.

Io combatto contro i mulini a vento. Tribunali, ricorsi, ministeri e documenti. Vedo mia mamma sempre sommersa dalle carte, e la mia famiglia tutta combattere da anni per via di tasse assurde, nuove e vecchie, imposte e balzelli, regole sciocche e perniciose, cavilli su cavilli, commercialisti, geometri, multine, conguagli, presunti esperti del Comune, persino corruzione e via discorrendo.

Ecco perché io non ho alcun dubbio sullo stato che voglio. Ovviamente con la “s” piccola, perché non è certo una qualche divinità, né nome proprio di persona, né autorità alcuna.

Non ti fidi dello Stato. Non è un pregiudizio ideologico. È quello che ti ha insegnato la vita quotidiana. Ti piacerebbe credere che lo «Stato siamo noi», ma ogni volta ti rendi conto che lo «Stato sono loro». È come si presenta. Non hai mai l’impressione che stia lì, nel suo mondo aggrovigliato di carte e uffici, per darti una mano, per risolvere un problema, per spianarti la strada. Lo Stato arriva e ti complica una vita già faticosa. Ti imbriglia, ti azzanna, ti mette una palla al piede, rende tutto più pesante, ti toglie risorse, economiche e ancora di più umane. Ogni nuova norma sembra farti sprofondare nell’inferno dei burocrati, ogni tassa ti colpisce proprio dove ti fa più male. Alla fine pensi che ce l’abbia personalmente con te. È un tuo nemico. E, in tutto questo, ti chiedi se domani non sarai un’altra croce nel cimitero dei fallimenti. Quello che chiedi allo Stato non è di lavorare per te, ma di lasciarti lavorare bene. Che non ti regali ogni giorno un pesce, ma ti dia gli strumenti per pescare. Quello di cui hai bisogno è un terreno dove fatica e talento possano dare buoni frutti. Chiedi opportunità. Chiedi di poter giocare la partita. Non è possibile? Allora lo Stato se ne stia lontano da casa mia……..

……….Continua a leggere l’articolo di Vittorio Macioce.

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