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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Chi viene a Viterbo per la prima volta, lo porti per forza a vedere il Palazzo dei Papi, come quando vai ad Avignone. Io ci sono stata ad Avignone e anche il loro Palazzo dei Papi è bellino. Ma il mio è più bello.

Da qualche anno a questa parte, tra le informazioni che non puoi omettere, da brava guida turistica fai-da-te, c’è anche qualcosa di meno storico. Fai voltare i tuoi ospiti verso la Valle Faul e dici, guardate bene, che pubblicità ve ricorda? ve ricordate che dda llì c’usciva la Micra? 

Poi li fai voltare dal lato opposto, da dove parte il Corteo Storico di Santa Rosa ogni 2 settembre, e dici, e qqui? daje que è facile! Da qui escono e entrano le auto dei carabbigneri del maresciallo rocca! A questa ultima nota di colore, la mia amica Renato ha aggiunto, ecco proprio qui, in questo punto, è dove esplode la sandrelli.

A Viterbo hanno girato molti film. Ma chissà perché quasi sempre ci si dimentica di nominarne uno fondamentale, che ha segnato il gergo, i modi di dire e direi la vita in generale di tutti noi. Grandi Magazzini.

Grandi Magazzini è un film che avremo visto dalle dieci alle venti volte a testa. Un cult. Un’epoca. Fu girato in varie location, e tra queste figurava anche Viterbo. A Viterbo una volta c’era un grande magazzino che si chiamava OKAY. E già solo dal nome si intuisce che llocchei era la cosa più simile all’America che potevamo avere in Tuscia. Si trattava di un megastore multipiano. Sembrava di andare in un posto fichissimo, che ti faceva sentire che vivevi nell’opulenza, anche se poi non eri certo opulento.

Beh in questa OCCHEI ci girarono Grandi Magazzini. E io non lo sapevo. Me lo ha detto il mio amico Pisello sabato sera, davanti al Palazzo dei Papi, nel punto dove esplose la Sandrelli. E ho avuto un flash assurdo. Ho pensato ad una cosa alla quale non pensavo più da mille anni: io all’OCCHEI convinsi i miei a comprarmi un fucile azzurro. Che a ripensarci era un brutto fucile. Era un blocco di plastica, tutto d’un pezzo. Senza cose che potessi muovere, spostare, senza mirino, senza un cazzo di niente. Era una pessima imitazione di un fucile da cowboy. Non aveva nulla di bello, ma aveva una tracollina, e quella era la cosa migliore perché potevo tenerlo sulla schiena facilmente mentre andavo a cavallo per il Far West.

Quell’orrido fucile è uno dei giocattoli che ricordo meglio, paradossalmente. Anni dopo ho ottenuto un’arma più potente. Un Liquidator. Io volevo il mega ultra giga Liquidator fighissimo, ma costava troppo. Quindi optai per il modello base, che era questo qui:

liquidator 30

Non mi serviva certo per il Far West, ma poteva essermi utile durante gli scontri tra street gang, che certamente mi sarebbe capitato di dover affrontare.

Purtroppo, non ho avuto occasione di battermi né nel Far West né tra street gang. Ho perso quel fucile azzurro. Il Liquidator, dopo averlo usato per testarne la gettata dal balcone di casa mia, al mare si rivelò una pezza immane, perché la sabbia intasava la pompetta.

Non sono brava con le armi.

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