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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Mi sembrava che il nome lo avessi già sentito da qualche parte, e in effetti è così. Jenji Kohan è la donna che sta dietro a Orange is the New Black, ed è la donna che sta dietro a Weeds. In pratica, è un genio. E ancora una volta riesce a tratteggiare personaggi femminili inediti o comunque davvero poco battuti. La Kohan scava nel lato oscuro e nascosto delle donne e ti sbatte in faccia tonnellate di femminilità sconosciuta, quella che pochi riescono a raccontare, in parte perché è difficile da gestire, fa una certa paura, fa effetto.

Per capire di cosa parla Orange is the New Black devi partire da titolo, perché dice un sacco di cose. Cosa significa the new black? Sai che il nero va su tutto, no? Il nero è d’obbligo. Così quando di qualcosa dici che è il new black, intendi in pratica che è il nuovo must del momento, è la cosa della quale non si può assolutamente fare a meno. Perché il nuovo black è l’arancione? Perché in galera non puoi fare a meno dell’arancione, è il modo in cui ti vestono appena arrivi ed è la tua nuova moda. La realtà è quella e non puoi vivere in prigione con la testa fuori dalla prigione. Devi vivere lì dentro.

Orange is the New Black

Quindi Orange is the New Black parla di donne in prigione. E qui arriva la Kohan, che di una situazione che potrebbe risultare tutto sommato normale fa un casino allucinante, ironico, provocatorio e disarmante.

Piper è la protaginista della serie. Carina, biondina, curata, magra, in procinto di sposarsi con un ragazzo un po’ sfigato ma perfetto. Si direbbe una persona ordinaria. Ma lo scopo della Kohan è sempre stato quello di dire che in realtà nessuno di noi è ordinario. L’ordinario non esiste. L’ordinario è, nel migliore dei casi, una semplificazione e, se vogliamo proprio dire la verità, l’ordinario è un’invenzione.

Piper un bel giorno va in galera, perché qualcuno ha fatto il suo nome. E non è che qualcuno ha fatto il suo nome perché ha sbagliato. L’hanno tirata in ballo perché aveva aiutato un cartello internazionale di droga, di eroina in particolare. Perché? Perché aveva bisogno di soldi? Perché ci era finita per sbaglio? No no. Perché aveva una relazione con Alex, una trafficante del cartello. Alex testimonia contro di lei e la manda in galera. Il motivo e le circostanze non ve le dico, perché mi si accusa di spoilerare troppo e quindi non dirò nulla.

Però una cosa la devo dire, guardate questa serie. Certo, fa ridere ed è buffa e surreale, anche se quando la Kohan scrive le cose non sai mai quanto davvero sono surreali, perché ti sembra tutto assurdamente possibile. Ma non è che fa solo ridere, è anche schifosamente ben fatta, e la varietà di personaggi è così grande che ti perdi nelle loro storie e le vorresti conoscere tutte nei minimi dettagli.

Orange is the New Black va visto, perché in galera non ci sta gente diversa da noi. In galera ci sta gente come noi, che ad un certo punto fa la scelta sbagliata, o che non ne ha mai azzeccata una in vita sua. Comunque sia, è assolutamente identica a noi.

Qual è il filo sottile, la differenza che divide chi sta in prigione e chi non ci sta? Il più delle volte, che chi sta in prigione è stato scoperto. Tutto qui. Perché potenzialmente ci stiamo tutti. E qui mi viene da citare Pierpalo Capovilla:

Oh non siamo tutti
chi un po’ di più o chi un po’ di meno
siamo tutti
tutti tutti
completamente pazzi

Tenete a mente che a giugno arriva la seconda stagione, e ovviamente non sto nella pelle:

Ah dimenticavo di dire che la serie tv è basata su una storia realmente accaduta.

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