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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Se fossi chi sono destinata ad essere, leggerei il New Yorker mentre sorseggio un tall cappuccino not too hot appena acquistato da Starbuck’s, dopo aver comprato lo sciroppo d’acero per i pancake del mattino. L’ho fatto dallo schermo del computer, dopo un espresso delle macchinette e masticando una ciabatta col prosciutto crudo. Il che non è proprio la stessa cosa.

Già ieri notte pensavo alla primavera, poi stamattina in tram ho letto che anche il mio amico Atroce ha pensato alla primavera, e lo potete leggere QUI. E sul New Yorker ho letto una storia terribile sull’amore, che è un po’ la primavera. Questa è la copertina della storia:

Come Together

Non è una storia né nuova né originale. E’ il classico primo innamoramento di un ragazzetto adolescente, ed erano gli anni in cui in Inghilterra nasceva il punk e in Norvegia forse manco se ne erano accorti. E in Norvegia questo ragazzetto va in bici e suona da schifo ma suona e crede di farlo bene. Il ragazzetto in questione è norvegese e si chiama Karl Ove, come l’autore del racconto, e si innamora di una ragazzetta, e la cosa che nota di più sono ovviamente le tette, ed è tutto come succede a quell’età. E cioè che in fondo non sai neanche che cos’è l’amore e ti sembra che sia amore ma invece non è vero, sono solo grosse tette. Che non sei capace nemmeno di baciare o di parlare, ma pensi che invece sei capacissimo, e forse sei una rockstar o magari un grande calciatore. E quando poi la ragazzetta ti lascia dopo il primo, terribile bacio, ti sembra di morire, e invece non muori.

In pratica, l’adolescenza fa schifo, ma è lì che capisci che niente è come uno si immagina.

A me l’adolescenza mette ansia. Anche quella degli altri, anche solo se la leggo. Mi mette ansia e basta. Non ci ho mai trovato niente di romantico nell’adolescenza. Io da adolescente odiavo la scuola ed ero quasi sempre incazzata ed esaurita, ascoltavo musica tutto il giorno, e spesso anche la notte, e credevo di aver capito un sacco di cose. Sì, insomma, più o meno come adesso…

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