Skip to content

theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Quando ho visto il trailer ho sentito un colpo al cuore, perché quell’uomo vestito anni 70 e baffuto aveva un sorriso che mi ricordava quello di Nino Manfredi, e sono sicura che lui sarebbe stato perfetto per girare Lei al posto di Joaquin Phoenix, anche se pure lui è stato perfetto, perfettissimo.

lei

Anche perché se il film fosse stato girato negli anni 70 non è che sarebbe cambiato molto. E quella storia che Lei parla della solitudine dell’uomo moderno e del suo rapporto malato con la tecnologia non me la bevo neanche per un secondo. E datemi retta, non bevetevela nemmeno voi. E’ una balla.

Theodore sembra uscito dagli anni di piombo, non pare per niente un cittadino della Los Angeles del futuro, con quei pantaloni a vita alta, quegli occhialoni, quella borsa a tracolla. E a parte qualche giochetto tecnologico a ricordarcelo, anche il futuro non è molto diverso da oggi, o dagli anni 70, o 80, o 90. Sì è vero, Theodore è triste ed è solo, ma non è perché vive in un futuro un po’ istagrammato, come se tutte le scene della sua vita presente e passata avessero attraversato un filtro modificatore che le rende più artistiche e calde, e non è nemmeno perché ha un rapporto malato con la tecnologia. Theodore è triste e solo perché sta divorziando e perché tutta la sua gioia è morta, tutti i suoi progetti sono andati dritti nel cesso. E sì, è vero, Theodore si innamora di una voce, o meglio di una voce che non esiste, o meglio ancora (o peggio?) di una persona che non esiste, perché è la voce di un sistema operativo.

E se il film fosse solo una pippa immane su quanto comunichiamo poco e su quanto la tecnologia ci abbia sterilizzato sarebbe un film inutile e pure palloso. Voglio pensare che a queste zozzerie regressive scippa applausi non ci creda più nessuno.

lei1

Quindi, invece di infarcire di banalità luddiste un film che è tutt’altro, riflettiamo per un secondo. Quanta parte della nostra vita è fatta di sogno? Quanta parte delle nostre relazioni è fatta di immaginazione? Quanto spesso immaginiamo di stare con la persona che amiamo nei momenti in cui ci è lontana? Quante volte vi siete addormentati cullandovi nell’idea di non essere da soli nel letto, o di avere il vostro amore al posto del passeggero mentre siete sulla tangenziale o al semaforo? Quante volte ci è capitato di desiderare chi non possiamo avere e di vivere nell’idea di averlo lo stesso? E quanto tempo passiamo a sognare di essere persone diverse in un posto diverso? E quante volte ci siamo sentiti quasi in compagnia durante un aperitivo, o bevendo una birra con gli amici, e tornando a casa abbiamo avuto quella sensazione di vuoto, di mancanza, di irrisolto?

Ecco, adesso forse la storia di Theodore si può leggere in modo un po’ diverso.

Lei non parla affatto di quanto è malato innamorarsi di un sistema operativo e di quanto è anonima Los Angeles nel futuro e di quanto la gente sarà sempre più sola.

Lei parla di quanto è facile costruirsi una felicità che non esiste con il solo scopo di riuscire a sopravvivere ad un’infelicità intollerabile.

E questo succede anche senza sistemi operativi quasi umani.

lei2

Tag:, , , , ,

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: