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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Da qualche giorno ho riscoperto che è decisamente possibile essere felici, e che anzi è una nobile arte, ma anche che non succede gratis. A qualche cosa devi rinunciare. E diciamolo, non è una cosa che tutti si possono permettere, perché essere felici è mediamente costoso ed è un salto nel buio.

Praticamente, ho deciso di tagliare. Sto riflettendo che non è la sicurezza che ti rende davvero felice, ma il pensiero che le cose vanno bene oggi, adesso, subito. A questo pensiero ho rinunciato per anni. E mmo mme so rotta li cojoni, come si dice dalle mie parti. Quindi ho mollato, per il mio bene. Ho mollato con dolore casa Staminkia, perché ho mollato un lavoro a Roma, perché ho mollato quel senso di responsabilità e serietà per il quale pensavo ok, faccio questo perché un giorno andrà tutto meglio, e adesso va così, ma è giusto perché uno deve un po’ soffrire per poi essere felice.

E chissà come mai, io resistevo resistevo, e poi felice ero solo quando scappavo via e raggiungevo le cose e le persone che mi fanno stare bene davvero. Perciò…ho tagliato. Ho tenuto l’essenziale. E non ho alcuna idea di cosa succederà. E se qualcuno mi chiede come sto, mi sento quasi in colpa a dire bene.

E’ bello svegliarsi al mattino e fare colazione con calma, avere voglia di accendere Spotify e potersi organizzare la giornata in autonomia. E’ bello ridere quando qualcuno dice cacca, amare, concedersi cose, commuoversi, e cucinare anche. E soprattutto dedicarsi a quello che ti interessa, che ti diverte, che tutto sommato non riesci neanche a chiamare propriamente lavoro.

E poi è bello ascoltare i White Lies e riempirsi il piattino dell’aperitivo con più cose di quante ce ne possano entrare, e riflettere che questo inverno non hai mai avuto davvero freddo, per la prima volta dopo tanti anni. E ormai è tardi per avere freddo, se ne riparla a novembre. Ormai basta.

E in fondo penso ancora che questa non è la vita vera. Ce l’ho questa retroidea che l’idillio con se stessi, con la propria macchina, con le strade e con il tempo prima o poi finisce.

Per ora c’è.

E rido da sola se dico cacca.

E ringrazio Michele per questa foto mentre mezza dormivo in autostrada.

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