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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tutta questione di fantasia, di immaginazione, è quella che ti fa fare le cose. E’ l’idea di come le cose potrebbero uscire fuori che spinge la gente a farle. Ormai ne sono convinta.

Per esempio, ci sposiamo perché immaginiamo che tutte le mattine ci sveglieremo avvolti dall’amore e dalla gioia, e fare colazione sarà bellissimo e gli occhi assonnati di chi amiamo saranno per sempre un dono prezioso. Ci compriamo la macchina perché immaginiamo che quella macchina ci renderà più fichi, che girare con il gomito appoggiato sul finestrino abbassato, il vento nei capelli e gli occhiali da sole ci renderà belli. Evitiamo di mangiare burro fritto perché immaginiamo che il costume a luglio ci starà bene, meglio, o benissimo, e immaginiamo la nostra pelle tesa sotto il sole bollente e leggermente umida, che abbiamo appena fatto il bagno.

Per farla breve, mi sono comprata il tablet.

E sì, l’ho fatto perché ho avuto uno slancio di immaginazione, di fantasia. Ho avuto l’idea che andrà tutto bene, che mi troverò a risolvere problemi in men che non si dica, a leggere il New Yorker, al quale mi abbonerò a breve, a comunicare come una vera cittadina del mondo, seduta su un treno, o su un aereo, o ad un caffè cosmopolita. Ho immaginato che avrò dei bei capelli, forse anche una bella giacca, sicuramente begli occhiali da sole, e sarò ben truccata e guarderò il traffico silenzioso di una città caotica mentre ho un’idea geniale e la butto giù e viene ancora meglio di come l’avevo pensata. E non è troppo caldo. E non è troppo freddo. E sono innamorata. E sono anche particolarmente scialla, non saprei dire perché.

E il tablet adesso sta lì e mi guarda, ancora inscatolato, dentro lo immagino luccicante e nuovo, come il tempo che vivrò tra un minuto o due.  O domani. O a Miami.

tablet

Poi magari vi racconterò di come l’avrò usato per giocare a Candy Crush, in pigiama, nel letto, spettinata e struccata, mentre penso che ho finito il latte.

Ma è una buona vita. Davvero buona. Io lo so. Ma non so perché.

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