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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Il fatto che è circa un’ora che tento di capire cosa sia meglio scrivere praticamente dice un po’ tutto. Ho un gran bisogno di fissare, anche sommariamente. Invece non riesco a fissare, perché penso a un milione di cose e sono troppe da fissare.

Penso a quando vestivo quasi sempre rosa e una notte, riportando a casa la Rincojonita, non era più notte, era mattina e ha pure cantato il gallo, e lì ho capito che era proprio tardi. E poi penso che oggi è il compleanno del figlio della Rincojonita, e questo mi fa pensare che non è la stessa che ho portato a casa quella notte, e forse manco io, o forse siamo esattamente le stesse ma lo sappiamo solo in segreto.

Penso che in qualche momento tra agosto e settembre io sarò all’Isola del Giglio, devo esserci, perché qualche anno fa io e Nocciolina avevamo detto che nel 2014 dovevamo cenare lì, dove stavamo cenando quando ce lo siamo dette. Non posso dirvi perché ma è così, e deve succedere. E penso se chissà se sono la stessa che parlava con Nocciolina dei Succomarcio a Southampton, e penso che sicuramente no, o forse sì. O se sono la stessa che assaggiava i vini portoghesi a Redondo anche se aveva mal di testa e sia Nocciolina sia Pisello mi prendevano per il culo.

Non so nemmeno se sono la stessa che tentava di far pace al telefono camminando sul Golden Gate, dove tirava decisamente troppo vento per fare pace con chiunque. O quella che il primo maggio di qualche anno fa è uscita di casa per conto suo e ha steso un telo sulla sabbia e ci si è messa per un po’ sperando che non passasse nessuna delle millemila persone conosciute che potevano passare quel giorno affollatissimo.

Ho seri dubbi anche sul fatto di essere la stessa che usciva dai camerini del teatro dove faceva le prove per ascoltare il comizio di Forza Italia in piazza, perché fervente berlusconiana della prima ora, senza neanche l’età per votare. E la mia amica a Barcellona ancora mi rinfaccia il mio thatcherismo, e magari non sono manco la stessa che stava sul cavalluccio di legno a Barcellona, da lei, a fare la giovane, che poi si è pure messo a piovere, ma sulla vita e sul culo si ragiona benissimo alle 4 del mattino e pure sotto la pioggia.

E chi può dirlo? Forse sono la stessa che non riusciva a schiodarsi da quel letto e dalla finestra entrava la voce del Papa, quello prima di questo, ma preferivo di gran lunga il peccato, perché in quella casa strana si stava troppo bene e poi la sua immagine sul davanzale grande con il libro aperto e la sigaretta in mano era qualcosa di magico e nessuno ce la può avere. Era un quadro perfetto.

Probabilmente non sono manco la stessa che domani uscirà di casa con le cuffie e una maglietta poco seria, e in metro sulla porta sporca penserà che l’immagine riflessa è senza dubbio quella di una rockstar momentaneamente prestata alla vita di ufficio ma che ben presto tornerà a calcare le scene.

Però è ovvio, e anche sin troppo, che fissare è inutile. Ed è un grandissimo casino. Ma mi serviva di scriverlo per capire che è bellissimo.

bellissimo

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