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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: giugno 2014

Il problema di quella motocicletta, il vero problema, non era neanche che il centauro ci stava attaccato sopra e non si staccava. Il problema era che andava solo avanti e indietro. Non prevedeva curve. Perciò era difficile farci i fichi, con una moto che non curvava.

La desideravo tantissimo, ma proprio tanto, perché in televisione quelle cazzo di moto facevano sempre il diavolo a quattro. E saltavano fossi e torrenti e sollevavano polvere.

Della mia, quella col centauro immobile che andava solo avanti e indietro, ho un solo ricordo, sotto luci artificiali la mattina di Natale. Mi ero alzata prima di tutti e le serrande in salotto della casa nuova erano ancora giù. Così ho acceso la luce piccola e ho messo la moto davanti alla libreria di legno scuro, in modo che potesse percorrerla tutta, fino all’ingresso della cucina.

La ricordo sul pavimento in cotto col riflesso della luce sopra.

La mia moto era rossa, ed era rosso anche il centauro immobile, e volevo che facesse tutte le ficate della televisione. Perché la moto fa molto fico anche se è piccola.

La morale è, prima di comprare una moto per fare le ficate, accertatevi che curvi.

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Avevo messo la radio pop di Spotify perché forse non mi andava di sentire niente, ma appena l’ho messa è partito Bruno Mars, che copia i Police, e quindi ho capito che volevo ascoltare i Police.

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Perché i Police mi fanno sentire come se non stessi davvero facendo la Cassia ma come se stessi guidando verso una spiaggia, su una decappottabile bianca o rossa e sarà più o meno il 1980, 81…più o meno. E poi i Police hanno questo gusto reggae rock che mi è sempre piaciuto, prima che Sting andasse in giro per il mondo vestito con il colletto rotondo come Biagio Antonacci, prima che si vantasse di quante ore di fila riesce e fare sesso con la moglie, che credo si chiami Trudy, il che è buffo perché si chiama come la moglie di Gambadilegno.

E mentre ascolto Can’t stand losing you penso a quando al liceo facevo le tavole di disegno tecnico ascoltando Owner of a Lonely Heart degli Yes e tutto l’album con quella canzone, e quante cose sono successe da quei pomeriggi sulle tavole e gli Yes, che adesso proprio non potrei sopportare di perdere quello che ho, perché mi è costato un sacco e quando uno mette un’ancora è esattamente lì che lo stavano aspettando sulla terra ferma. E sicuramente qualcuno mi aspettava pure quando stavo con la lampada da scrivania accesa e la cassetta degli Yes e tracciavo righe e curve e non sapevo dove sarei stata 15 anni dopo. E no, non voglio perdere niente:

Penso che mi sembrava che Alanis Morissette avesse cantato una canzone dei Police nell’umplugged famoso che fece per Mtv, ma non mi ricordavo che fosse King of Pain, che è fichissima, e anche lei era fichissima in quegli anni, prima che diventasse una signora. Avevo il cd dell’umplugged e me lo ero consumato durante gli anni del liceo e anche dopo, lo amavo da morire:

E guido felice a pensare a queste cose, e al rischio che diventiamo come Alanis da signora o Sting in versione Biagio, ed è una cosa che va assolutamente evitata. E guido felice e poi quando vado a casa voglio scrivere qualcosa perché almeno mi fisso tutto quello che sto pensando. E potrei pure farlo su un foglio e tenermelo per me ma poi inizia Message in a Bottle e penso che è per questo che ho aperto il blog, e che tutti quelli che scrivono un blog scrivono messaggi in bottiglia, e penso a tutte le volte che ho pensato e penso rescue me before I fall into despair. Quindi io questa canzone la amo, e lo voglio scrivere:

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Torno dopo qualche tempo a parlare di scuola, ma da un altro punto di vista, dato che il mio ricorso è stato rimandato a novembre. Ancora pazienza, dunque, in fondo ho iniziato la procedura concorsuale solo due anni fa, che vuoi che sia? Chi si fosse perso le puntate precedenti e avesse una curiosità devastante, può recuperare cliccando QUI.

Questa mattina mi sono data alla compilazione della domanda per iscrivermi alla III fascia, quella di chi non c’ha un cazzo, al massimo una laureaccia schifosa e inutilissima. Ebbene, non sto ad entrare nei dettagli ma ci sono cose che ti fanno avere più punteggio, tipo se hai insegnato per un certo periodo, se hai preso un master e via discorrendo.

E sapete, tutti dicono che gli insegnanti devono essere più sganauei e anche un po’ auanasgheps, più tecnologici e fighettoni, più hipster e emoteaching, ultramodern, think pink, girl power, Peppa Pig ecc. Perciò cosa ha pensato il magnifico Ministero? Cosa hanno pensato gli illuminati giovani al governo? Ma molto semplice. Famolo a presa per il culo. Famolo in modo che è una mega presa per il culo.

Vi spiego io cosa si sono inventati. Tra le cose che possono aumentare il tuo punteggio in graduatoria, figurano anche conoscenze di didattica….diciamo moderna. Ad esempio, ti danno punti in più se hai l’ECDL e più ce l’hai figo più punti ti danno. E ci sta, ok.

Poi scorri sotto, un po’ più sotto, e leggi che puoi ottenere punti se hai fatto un corso per usare la LIM e, attenzione per favore perché questa fa ancora più ridere, un corso per usare il TABLET a scopo didattico.

E chissà come mai, in queste ultime settimane si moltiplicano fantomatici centri studi e associazioni che, previo pagamento, offrono corsi lampo nelle suddette, complicatissime materie, proprio in tempo per aggiungere il prezioso diplomino alla domanda di inserimento in graduatoria e aumentare facilmente il tuo punteggio. Basta pagare, mon amour, ti sembra strano? E’ il governo del fare, sì, come no? Fare il comodo loro e dei loro amici, che avevano giusto da sfruttare un paio di skills con il TABLET e con la temibilissima LIM per venderti l’indulgenza di quel paio di punti che ti mancavano.

Che zozzoni…che zozzoni immondi.

Dove sono finiti i corsi di aggiornamento?

Ma soprattutto, dove sta la magnifica e specifica formazione che ricevono i rampanti aspiranti docenti nei TFA (sempre a pagamento, ovviamente, che te lo dico a fare)?

Ci vogliono poveri, poveri e disperati. Ci vogliono impauriti e sconfitti, così da indurci a riporre tutte le nostre speranze e i nostri progetti nelle mani di uno stato ladro che ci tratta come mezzadri e favorisce la solita clientela. Ci vogliono ignoranti, bisognosi, apatici. Ci vogliono male, semplicemente male.

Inutile dirvi che sono molto abbattuta e anche piuttosto schifata. Non riesco a smettere di schifarmi e di pensare che quando sarò re, tutto questo avrà una fine. Ve lo prometto. Lo prometto solennemente. Devo solo essere re.

the penguins of madagascar

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No che non mi va ma so che mi farà bene.

Esco di casa senza niente, neanche i documenti,  così se stramazzo in un angolo nessuno potrà identificare il corpo di una fiacca che stava facendo una corsetta. Sono una schiappa, pochi balzi e sono già senza fiato,  mi sento alla fine della Stramilano. Mi dirigo verso Villa Torlonia in cerca di un posto dove allenarmi alla fatica e scoprire quanto sono pippa.

Mentre provi a fare qualcosa c’è sempre l’intoppo e cose che succedono nel frattempo.

Cittadini comuni che non sanno che non sono abbastanza agile da aggirarli indugiano sul mio rettilineo incerto. Due indiani mi vedono arrivare e so che si stanno dicendo nella loro lingua difficile che sono una sega immonda, che Kalì correrebbe sicuramente meglio e non avrebbe pietà di me. Poi l’asfalto irregolare, cartacce scivolose, merde di cani, i capelli che si slegano lentamente ma inesorabilmente e la mia ombra sembra quella della Maria Pelosa. Dall’altra parte della strada c’è quella che però trotta vestita da arlecchino, e ha anche un marsupio. Sembra della Leopard. Cazzo erano 20 anni che non pensavo alla Leopard. Tutto sommato non sto messa così male in confronto a quella. Certo, in confronto a questo che tira certe falcate che a me sarebbe già partito un legamento e mantiene un respiro regolare come un soldato, io sono una monnezza. E poi ecco il cazzo di pedone che cammina verso di me. Non mi posso fermare,  sarebbe un disonore,  sputo un polmone e tiro dritto. E poi la saliva si appesantisce da morire e l’ultimo sputo finisce sempre troppo vicino.

Mentre mi streccio le poche fibre muscolari che il mio corpo precario ha conservato sotto la polvere sottile di Roma penso che una volta avevo persino gli addominali, e che devo fare la dichiarazione dei redditi. Penso che a fine giugno lascio casa. Penso che forse. Penso che boh. Penso che è un casino.

Tiro una ventina di falcate grandi nell’ultimo tratto di ritorno verso casa, davanti al kebabbaro che mi ha nutrito la sera prima, che ero di ritorno da un viaggio ed ero triste e senza l’amore.

Tutto il tempo ho in testa una sola canzone. Una e basta.
C’è un motivo.
Il trucco è continuare a respirare.
Respirare.
Respira.

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