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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

No che non mi va ma so che mi farà bene.

Esco di casa senza niente, neanche i documenti,  così se stramazzo in un angolo nessuno potrà identificare il corpo di una fiacca che stava facendo una corsetta. Sono una schiappa, pochi balzi e sono già senza fiato,  mi sento alla fine della Stramilano. Mi dirigo verso Villa Torlonia in cerca di un posto dove allenarmi alla fatica e scoprire quanto sono pippa.

Mentre provi a fare qualcosa c’è sempre l’intoppo e cose che succedono nel frattempo.

Cittadini comuni che non sanno che non sono abbastanza agile da aggirarli indugiano sul mio rettilineo incerto. Due indiani mi vedono arrivare e so che si stanno dicendo nella loro lingua difficile che sono una sega immonda, che Kalì correrebbe sicuramente meglio e non avrebbe pietà di me. Poi l’asfalto irregolare, cartacce scivolose, merde di cani, i capelli che si slegano lentamente ma inesorabilmente e la mia ombra sembra quella della Maria Pelosa. Dall’altra parte della strada c’è quella che però trotta vestita da arlecchino, e ha anche un marsupio. Sembra della Leopard. Cazzo erano 20 anni che non pensavo alla Leopard. Tutto sommato non sto messa così male in confronto a quella. Certo, in confronto a questo che tira certe falcate che a me sarebbe già partito un legamento e mantiene un respiro regolare come un soldato, io sono una monnezza. E poi ecco il cazzo di pedone che cammina verso di me. Non mi posso fermare,  sarebbe un disonore,  sputo un polmone e tiro dritto. E poi la saliva si appesantisce da morire e l’ultimo sputo finisce sempre troppo vicino.

Mentre mi streccio le poche fibre muscolari che il mio corpo precario ha conservato sotto la polvere sottile di Roma penso che una volta avevo persino gli addominali, e che devo fare la dichiarazione dei redditi. Penso che a fine giugno lascio casa. Penso che forse. Penso che boh. Penso che è un casino.

Tiro una ventina di falcate grandi nell’ultimo tratto di ritorno verso casa, davanti al kebabbaro che mi ha nutrito la sera prima, che ero di ritorno da un viaggio ed ero triste e senza l’amore.

Tutto il tempo ho in testa una sola canzone. Una e basta.
C’è un motivo.
Il trucco è continuare a respirare.
Respirare.
Respira.

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