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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Category Archives: Essere in Giro

Una volta che stavo in Inghilterra avevo necessità di mangiare. Ero in un paese del cazzo e non ero mai stata così lontana da casa da sola. A mia disposizione nell’arco di non so quanti isolati di un posto straniero, solo un ristorante italiano. E non avevo la minima idea che fosse la festa della mamma in Inghilterra! Immaginate l’unico tavolo con una persona sola a mangiare, e non c’erano neanche gli smartphone per fingere di fare qualcosa o cazzeggiare su Facebook, dicendo a tutti che stare soli al ristorante è una cosa ipermegastrana. Quello è stato un battesimo di fuoco. Poi non ho trovato più così strano fare le cose per conto mio.

Ci sono gesti che uno lo sa che contano qualche cosa, però ci deve riflettere un attimo su.

Ad esempio, no? Oggi volevo starmene per i fatti miei, e non c’è posto migliore di un posto affollato per starsene per i fatti propri.

Non avere un orario, non dover avvisare, poter mangiare quello che vuoi, comprare persino qualcosa, se ti va. Queste sono cose che da piccolo non puoi fare, perché non puoi fare da solo. E da grande fare le cose da soli è considerata una cosa da strani. E di solito le cose da strani sono quelle che sono considerate da strani perché fanno paura.

Saper stare da soli non è facile, e forse solo chi ama la compagnia lo può capire. Così come può far ridere per davvero solo chi capisce profondamente il dolore.

In realtà, fare le cose per conto proprio e nel momento che decidi te un po’ significa pure essere grandi.

Fare le cose quando non è ora di farle, sedere a mangiare da soli, andare al cinema da soli, andare ad un concerto da soli, e poi stare in un posto affollato perché te ne vuoi stare per conto tuo, comodamente seduto davanti ad un negozio dove comprano le cose i fighi che fanno snowboard, mangiando il gelato all’ora di cena, perché oggi faccio come mi pare.

E forse sono pure grande.

Oppure non ha senso.

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Il Natale ha le sue tradizioni ed ha anche le sue persone tradizionali. Tipi umani che fanno assolutamente parte della tradizione del Natale.

Tra queste, ci sono persone molto brutte. Tra queste ci sono quelli che escono a comprare i regali di sabato 21 dicembre e si lamentano della confusione. Che è come prenotare un tour nel deserto e lamentarsi della sabbia, come andare a Oslo a dicembre e lamentarsi delle rigide temperature. Queste persone orribili ti fanno sentire come se tu stessi disturbando la loro tranquilla e serafica passeggiata alla ricerca dei 76 regali che ancora mancano all’appello. C’è quello che sbuffa e si allenta la sciarpa; poi c’è quella con il bambino in mano che ti si para dietro dicendo all’infante silenzioso, eh no amore non si passa neanche qui, non si passa da nessuna parte, come se il pargolo stesse soffrendo le pene dell’inferno; oppure c’è quello che vuole esaminare lo stesso articolo che stai valutando te, e ti alita addosso per infastidirti.

Fanno parte della tradizione natalizia anche quelli che, in fila alla Feltrinelli, si fanno ad alta voce battute culturali, in modo che tutti sentano in che modo intelligente sanno ridere loro e con quali cose dotte sanno fare ironia. Altra tradizione natalizia tutta Feltrinelli è la tremenda usanza di non darti una cazzo di coccardina da appiccicare sul regalo che stai acquistando. Non ti danno un cazzo, solo quelle bustine di cartone di merda. Il motivo è molto semplice: la Feltrinelli deve sempre fa quella che butta un occhio al sociale, al bene comune. Devi dunque recarti al banco dei pacchetti, dove un’associazione ti impacchetterà i doni, se darai un’offerta. Ovviamente questo comporta che te devi fa ‘n’altra fila. E io non ci penso nemmeno.

Parte della tradizione è poi l’esercito di commessi e commesse della Rinascente. A volte sono anche sui pattini. Appena entri ti fanno subito assaggiare un profumo, e io ti sfido ad avere il fegato di dire che non ti è piaciuto e che forse puzza anche un po’. Scampata la pattinatrice con in mano l’ultima fragranza di Boss, vorresti andare subito verso l’uscita dall’altra parte del negozio ma per farlo devi passare davanti ad almeno 12 altri commessi. Il trucco è vestirsi male, così pensano che sei poverissimo e non comprerai mai nel loro negozio elegante. Altro trucco, da usare se non sei vestito di merda, è abbassare lo sguardo o fingere di telefonare.

Ma nessun trucco ti salverà mai dalle temibili commesse di Lush, che vogliono trovare il sapone perfetto per la tua personalità. Giusto per curiosare, entro. Subito mi placca una signorina pettinata molto meglio di me. Mi chiede: se so come funziona il negozio, cosa cerco, in quale quantità lo cerco, se vedo tutti insieme i destinatari dei regali o li vedo separatamente (questa poi non mi era mai capitata..). La verità è che io col cazzo che compro una saponetta da Lush, non ci penso proprio. Ero solo curiosa, ma la curiosità me l’ha fatta passare sta stronza. E che palle, basta! Addio.

Continuo dunque il mio giretto e penso che sarebbe molto carino entrare nel Disney Store. L’enorme bodyguard nero all’ingresso dirige minacciosamente il traffico umano, ma alcune signore scaltre fanno comunque finta di non capire che si entra un po’ per volta e cercano di intrufolarsi con studiata disinvoltura. Il bodyguard le secca con uno sguardo. Non gliela fai, al bodyguard del Disney Store.

Tipologia umana figlia della recessione, è poi la grande quantità di gente alla quale senti dire: e meno male che c’è la crisi!

Ho certamente tralasciato qualche personaggio, in questa breve rassegna. Magari la aggiornerò, o la completerete voi che passate di qui!

Buon Natale 2013, orribili zozzoni!

Di seguito, un’immagine delle orripilanti luminarie arcobaleno, che il sindaco di Roma, un uomo molto brutto, ha deciso di sostituire a quelle tricolore, che invece erano molto più belle ed esteticamente eleganti. Sono assolutamente pro-LGBT, ma ste luminarie fanno cacare:

luninarie

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Hai presente l’odore del libro delle vacanze? Non saprei descriverlo in nessun modo ma ho una memoria olfattiva molto, molto evocativa dell’odore di un libro delle vacanze che ho avuto alle elementari. Io ero proprio brava alle elementari. Per essere bravi alle elementari non serve studiare, basta essere svegli. I guai vengono dopo, che anche se sei un minimo sveglio se non studi so cazzi amari.

Beh io ho risentito quell’odore. Non perché ci fosse davvero nella stanza, ma perché la casa al paese vicino al mare mi ha richiamato alla memoria quell’odore. Mi è tornato alla mente quando ci passavo tutto il tempo che separava l’ultimo giorno di scuola dal primo giorno a settembre. Quando divertirsi e stare bene era facile. E poi col tempo è diventato più difficile e sentivi che in certe ore c’era il vuoto e di riempirlo giocando a pallone non ti andava più. E non potevi più riempirlo neanche collezionando i tappetti dei succhi di frutta con le bandierine delle nazioni, che alla fine li bevevi mica perché ti piacevano. Solo per i tappetti. Quelli sì che ti piacevano. Bere quei succhi era un dovere che accettavi con compostezza, unico mezzo per ottenere i tappetti, necessario e ineludibile. Ma poi potevi giocare con la sicurezza di chi se li è meritati.

Ad un certo punto al posto del libro delle vacanze avevo il romanzo delle vacanze, Il Gattopardo credo. Riordinavo in ordine di uscita i cd che mi portavo dietro perché non avevo ancora qualcosa da lasciarmi alle spalle. Poi ho avuto le fotocopie di antropologia culturale e a studiare sotto lo stabilimento con gli ombrelloni blu mi rompevo le palle da morire. E a volte vorrei anche tornare ad avere 20 anni, avevo un culo migliore a 20 anni, meno pancia, più muscoli. Ma come puoi scambiare con i vent’anni la sensazione di poterti muovere più o meno come e quando ti pare, almeno per due giorni a settimana? Come puoi rinunciare a stare con chi ti pare e a non dover pensare più magari potessi ancora desiderare i tappi dei succhi? Come puoi voler tornare indietro proprio quando puoi non tornare per pranzo e neanche per cena, e non devi necessariamente informare i tuoi?

Tutto quel tempo passato a cercare un degno sostituto per i tappetti, in effetti, non è propriamente un’attesa o una ricerca. E’ più una reincarnazione, una reincarnazione continua, che costa fatica e a volte ti fa pure piangere e incazzare e odi tutti.

Quando risenti nelle narici l’odore del libro delle vacanze è come se i conti tornassero tutti. Dopo qualche necessario e ineludibile succo, a 30 anni puoi tornare a giocare con la sicurezza di chi se lo è meritato.

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La notte dormo poco perché sono fissata con le serie americane, o sono fissata con le serie americane perché la notte dormo poco.

Non lo so. Fatto sta che sto valutando l’emigrazione oltreoceano. Ogni volta abbandono l’idea e poi mi fai vedere un suv, una birra, un hamburger e mi mostri quegli uffici al piano terra con tutto vetro intorno, dove giovani entusiasti preparano la campagna elettorale del candidato di turno con un blocco in mano e sanno sempre la risposta alle domande di tutti… e mi sento determinata  a fare la traversata in canotto, come una clandestina qualsiasi.

Sì, sto guardando Homeland, e mi sento pronta ad entrare nella Cia. E comunque mi fanno incazzare tutti perché la povera Carrie ha ragione, anche se effettivamente è bipolare. E poi la Danes è brava e penso che non potessero fare a meno di darle l’Emmy. E se penso che ha quasi la mia età e io non ho mai vinto un Emmy mi sento un po’ una merda.

Ad ogni modo, Homeland è una figata, e arrivo tardi a dirlo perché ormai lo hanno già detto tutti. Quindi mi limiterò a dire che una delle cose più fighe è il quartiere dove vive quel coso del sergente Brody. Adorerei vivere in una di quelle case americane con i vialetti alberati e l’erba curata. Proprio come quel quartiere adiacente alla casetta dove stavo durante i mesi che ho passato in Texas, tanti anni fa ormai. C’era una temperatura folle, mi sentivo un ramarro ogni volta che uscivo di casa e avevo la sensazione di essermi vestita troppo, ma non era vero, ero vestita normale, era la temperatura a non essere normale. E se non tenevi l’aria condizionata accesa marciva tutto tanto era caldo e umido. E non era infrequente trovare las cucarachas in casa, che non morivano mai perché tu le schiacciavi ma avendo la moquette sotto c’era il morbido.  Una volta ho deciso di andare a correre e sono andata in quel quartiere adiacente. E ad un certo punto ho sentito una specie di campanello, mi sono voltata e sì, era lui, l’omino dei gelati esiste davvero e i bambini escono dalle case e gli corrono incontro. Pazzesco…

Ecco questa è la foto satellitare del quartiere dove correvo quel giorno. E io abitavo attaccata ma nelle case di quelli più poveri, e nonostante questo avevamo la piscina  e il barbecue condominiale. Così tornavi da lavoro e ti buttavi in acqua. AAAAAh Fanculo.

houston

Vedi quei tetti? Quei tetti quasi piatti e scuri? Ecco, anche in Homeland ci stanno quei tetti e tu ti ci puoi sedere sopra. Come fa in quella famosa canzone dei Bloc Party il tipo che vuole sparare a tutti. Ma io non mi siederei mica per sparare, semmai per sbevazzare.

Comunque Homeland non è ambientato in Texas, ma le case sono più o meno quelle. I personaggi vivono in Virginia. Io non ci sono mai stata in Virginia e ho una voglia pazzesca di andarci. Girare per gli Stati Uniti con la macchina è bellissimo. Passi per posti assurdi, dove sembra che non viva nessuno. E trovi esattamente quei ristoranti nei quali la gente si ferma nei film quando viaggia, quelli che ti servono anelli di cipolla fritti da sballo e hamburger libidinosi.

Io amo l’America. Me piace na cifra. Non posso non appassionami a Homeland, che racconta il casino del terrorismo in modo non banale, senza davvero parteggiare qua o là, infilandoti la pulce nell’orecchio per farti ragionare e per metterti davanti ad un punto interrogativo. Non osate dirmi nulla sulla seconda stagione. Sono vendicativa come Abu Nazir.

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Adam era il principe di Eternia, anzi è il principe di Eternia, perché mica è morto. E gridava Io Ho Il Potereeeeee!!! all’inizio di ogni puntata del cartone animato dei Masters of the Universe che era uno dei miei preferiti. Erano gli anni della scuola materna, al massimo delle elementari. Io avevo anche il mangiadischi. Arancione.

Ma non avevo solo il mangiadischi. Avevo anche un salvagente bellissimo, con sopra tutti gli animali della savana. Ovviamente non lo chiamavo salvagente ma ciambella. Era la mia ciambella. Avevo anche i braccioli, ma non mi erano molto utili perché non ero veramente in grado di galleggiare e non mi aiutavano a farlo. Non sono mai stata una grande nuotatrice. Una di quelle estati papà mi portò a provare una lezione di nuoto in una bella piscina dove facevano anche delle cene e degli spettacoli, e una volta c’era Andy Luotto. Io non sapevo chi fosse ma papà mi disse che era famoso e quindi dovevo chiedergli l’autografo. Aveva un naso grossissimo quella sera Andy Luotto. Ha un naso grossissimo sempre. Alla lezione di nuoto ho fatto la scena e mi sono fatta portare via. Non la volevo fare e non ne ho mai più fatta una.

Ma i braccioli di He-Man, sebbene disutili, mi piacevano un casino. Soprattutto perché indossandoli mi sentivo particolarmente possente e forte, proprio come He-Man. Tra l’altro i braccioli, se li metti al contrario e fai il gesto di mostrare i muscoli, fungono da enormi bicipiti. Perciò erano una cosa molto fica e non so se da qualche parte ce li ho ancora.

Avevo i braccioli, la ciambella e andavo sul bruco mela e sull’ottovolante. No ok lo chiamavo io ottovolante perché volava. Lo chiamo ancora così e per lo stesso motivo. L’ottovolante mi faceva impazzire.

L’anno scorso passeggiavo sul lungomare di Sapri e c’era un piccolo lunapark con l’ottovolante. Come una vera cretina, mi ero un po’ commossa perché pensavo a quando ci andavo con papà. E capitava spesso che vincevamo un giro gratis perché abbattevamo tutte le altre navicelle di sfigati. E quando vincevi un giro gratis era superfichissimo.

Diciamo che ora è un po’ tardi per mettere i braccioli. E anche per mettere la ciambella con gli animali. E poi ormai ho imparato a galleggiare perciò tutto sommato non mi servono molto.

Quella sera a Sapri non sapevo che avevo un conto in sospeso. Cioè lo sapevo ma non lo volevo ammettere. Volevo assolutamente tornare sull’ottovolante. Ma forse non ci sarei mai riuscita da sobria. Ci vuole il vermentino di Gallura e qualcuno che ti tenga la mano, come allora ma non come allora. Sei nelle condizioni giuste per regolare i conti in sospeso. Puoi salire sull’ottovolante e non importa se non vinci un cazzo stavolta. Sei forte e possente anche senza braccioli.

Hai imparato a galleggiare.

Io Ho Il Potereeeeee!!!

navicelle

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ichnusa

Ma sì, posso dirlo. Ho fatto la ricca. Tanto tra due mesi sarò comunque di nuovo senza lavoro, perciò ho pensato che tanto valeva immaginare che così non fosse e sputtanarmi i soldi. Avrei potuto tenerli da parte. Ma per cosa? Perciò non solo ho fatto la ricca, ma non mi sono sentita in colpa neanche per un minuto. Il che per me, che credo nella parsimonia, è un fatto raro.

In poche parole, bisogna volersi bene. Bisogna pensare che ce lo meritiamo, che siamo stati bravi. Siamo stati bravi ad arrivare tutti i giorni in orario, a salire sui mezzi pubblici, a sopportare le scocciature, a sforzarci di non rispondere male, a fare la spesa, cucinare e lavare i piatti. Siamo stati bravi a fare benzina, a ricordarci di pagare le bollette, a preparare il caffè appena svegli, a sopravvivere alle lontananze. Siamo stati bravi a pulire il cesso, a non far entrare le zanzare, a fare la raccolta differenziata. Siamo stati bravi a fingere. A ignorare.

Quindi meritiamo di essere felici, spensierati, ricchi. Bisogna premiarsi. Tanto più che mentre ero in vacanza l’eurozona è uscita dalla recessione. Io sarò comunque senza lavoro tra due mesi, ma l’eurozona è uscita dalla recessione. Non è magnifico?

Probabilmente dipende dal fatto che, anche se stanotte ha piovuto e stamattina era tutto bagnato, tutto sommato è ancora estate. Probabilmente dipende da questo. Oppure dipende dai Capital Cities. Fatto sta che andrà tutto bene, sarò sana e salva.

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Ci portavamo spesso dietro la videocamera perché una volta si usava far vedere ai parenti e agli amici stretti i filmati dei posti dove andavi. Ovviamente era una palla. Erano quelle riprese che quello che riprende chiede a un altro: allora? dove siamo oggi?

Nel 2013 è una cosa meno frequente perché appena poggi le chiappe in un posto scatti subito una foto,  la mandi su Facebook, fai check-in, e subito tutti sanno dove sei, con chi sei, a fare cosa e che tempo fa.

Quando ero piccola avevamo la roulotte. Mio fratello, Pino, non voleva dormirci, diceva che non voleva stare in una casa finta. Ma poi si è abituato. Di quella vacanza in Sardegna, quando la mia famiglia aveva la roulotte, ho rivisto un video di quelli di cui sopra, un sacco di tempo fa ormai, tanto che neanche ricordo quando. Tutti abbiamo un video in cui si sentono sotto i cricri delle… cicale credo. E chi viene ripreso non vuole quasi mai essere ripreso e fa lo scocciato ma per finta, perché in fondo non è davvero scocciato, ha solo paura di venire brutto.

Io in quel video non sono neanche brutta. Sono una bambina. Avrò quei…9 anni? Più o meno. E sono un vero, classico maschiaccio. Ma sì, niente fronzoli. Sono un maschiaccio scocciato di essere ripreso. Ma di quella vacanza ricordo una cosa in particolare. Ci eravamo portati le bici, perché partivamo carichi all’inverosimile, che preparare le cose per partire era stress vero, era la parte peggiore della vacanza. Forse è anche per questo che oggi ci metto circa 20 minuti a prepararmi la valigia.

Quindi dicevo ci portavamo le bici. E con la bici andavamo dalla piazzola fino al centro del campeggio, passando per il viale principale, dove c’erano macchine in uscita e in entrata e bisognava stare attenti. Da lì si faceva il giro dalla parte opposta e si tornava alla piazzola. Una volta siamo andati a fare questo giro io e Pino. Io ero ancora in quel periodo che anche se sei una femmina sei più forte, ma solo perché Pino era più piccolo di me. Poi quando è cresciuto ho cominciato a perdere tutte le lotte sul lettone e le gare a sport vari. Che disdetta!

Avevo iniziato a pedalare e mi ricordo che lui era un po’ indietro. Sulla bici mi sembrava sempre un gattino, tanto lo vedevo piccolo… persino adesso a volte mi sembra piccolo anche se fa l’avvocato, fuma e difende la gente importante che non paga le tasse, e non c’è modo nel quale io possa batterlo a qualsiasi lotta su qualsiasi superficie. Da piccolo diceva sempre un attimo! Quando lo chiamavi, quando doveva mettere a posto qualcosa, e anche quando rimaneva indietro in bici. E non so perché ma mi ero un po’ scocciata di aspettarlo quel giorno. Magari mi girava il culo. O forse era perché dovevo andare veloce per fingere di fare il giro d’Italia. Un altro giorno della stessa vacanza ho fatto un giro da sola, sono andata veloce per fingere di fare qualche gara sportiva, mi sono voltata indietro come per vedere se i miei avversari mi raggiungevano (anche se ovviamente dietro non c’era nessuno) e sono andata a sbattere dritta contro una macchina ferma, facendomi pure piuttosto male.

Insomma, quel pomeriggio, anche se non mi andava, l’ho aspettato lo stesso.

Questo per dire che in fondo ripensandoci non ero neanche veramente scocciata. E’ che ero piccola e non capivo che si vive solo aspettandosi. E sono sempre contenta quando aspetto il caro Pino da qualche parte.

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