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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Category Archives: Essere Lavoratori

Non ho potuto fare a meno di notarlo anche io che oggi piove. Un po’ lo sentivo da ancora sotto le coperte, un po’ me ne hanno convinto gli status su Facebook, nei quali era evidente che non ero stata l’unica a notare la pioggia. Che ormai siamo diventati come gli inglesi, il tempo è uno dei nostri argomenti preferiti. Non solo! Ci lascia stupiti! Ogni volta che c’è un fenomeno meteorologico sembra la prima volta che vediamo il sole, la pioggia, la neve. In fondo bene così.

Tutti siamo più malinconici con la pioggia, ci sentiamo addosso questo senso della condizione umana e diventiamo tutti filosofi. Ovviamente anch’io. Tranne al mattino.

La pioggia al mattino, alle sette, alle otto, mi porta direttamente alle elementari. Non lo so bene perché. Forse perché essere accompagnati a scuola alle otto che fuori dalla macchina piove e i finestrini sono bagnati e ci sono i lampioni accesi perché è ancora quasi buio per quanto grigio è là fuori, sapeva e sa di profondamente ingiusto. Avrebbero potuto essere le sette di sera, era ora di tornare a casa, non di andare a scuola. E poi a scuola c’erano le luci accese, che ti dava quel senso strano di essere a scuola di pomeriggio, quando la cosa giusta sarebbe stare a casa a giocare, sempre che uno prima abbia finito i compiti. Oppure a fare merenda. Invece devi stare a scuola e tutta la giornata sembra un’eterna sera e stare sul banco è ancora più una schifezza.

Ecco a me la pioggia al mattino fa sentire che ho circa 7 o 8 anni e devo andare a scuola di sera, mi sento lo zaino sulle spalle e forse il cerchietto.

Invece poi scendo a spostare la macchina, accendo il pc per mettermi al lavoro, mangio un pezzo di crostata, metto Spotify e scrivo un post sul fatto che quando piove al mattino io ho 7 o 8 anni.

E quindi basta un po’ di pioggia che uno diventa filosofo. Ma pensa te…

piove

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Casa Staminkia. Interno. Cucina. Colazione.

VERONIKA: Ieri so uscita co uno…

IO: …mmmh

VERONIKA:

IO: …beh??

VERONIKA: Huuuuu è carinoooo!!! è piiiccolooooo!!!!

IO: Vuoi uscirci o vuoi adottarlo?

VERONIKA: Voglio adottarlo credo.
Posso prenderti un po’ di caffè?

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giovane precario

Lotto. Fondamentalmente perché ho bisogno di credere che un giorno avrò persino dei soldi messi da parte, che è una cosa che ti dà quel minimo di sicurezza, non come Paris Hilton ma insomma…una piccola sicurezza.

Mi dispiace parecchio per la mia generazione. Tutti dicono che siamo stati viziati, che abbiamo avuto il motorino e il cellulare e l’Erasmus e quindi mo basta, troppo. Se così fosse, se veramente ci avessero cresciuto nella bambagia, vi assicuro che la stamo a scontà tutta. Con gli interessi. Tolti quelli che ce la fanno, che non è che siano proprio tanti, mediamente stamo nela mmerda. Pure chi lavora, che non sta a casa a guardasse Uomini e Donne. Sta me la mmerda pure lui.

La cosa fondamentale che un nato negli anni 80 deve ricordare è che il denaro è una cosa volgare. Il denaro è da cafoni. E’ molto meglio formarsi, imparare, fare esperienza, mettersi alla prova, farsi le ossa. A 50 anni avremo delle ossa bellissime e parleremo 32 lingue, avremo cambiato 64 lavori e avremo grande esperienza. E li pippi? No, li pippi no. Avremmo dovuto a suo tempo andare dai grandi potenti e chiedere: scusa ma i pippi?

Lo dovrebbero chiedere tutti.

Il praticante dello studio legale, il dottorando senza borsa, il tirocinante senza rimborso spese né buoni pasto, il collaboratore a prestazione occasionale che va occasionalmente tutti i giorni in ufficio, l’aspirante psicologo che va quotidianamente in clinica a lavorare, il wannabe architetto, l’apprendista stregone, il vice ultima ruota del carro quasi impiegato.

Proporrei l’istituzione della Giornata dei Pippi, quella in cui tutti quelli che lavorano senza prendere manco un buono pasto si recano dal capo e dicono: #scusamaipippi?

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La verità è che mi hanno stufato le storie degli startupper che fanno fortuna con un’idea intelligente e una connessione internet. E basta, dai! Hanno rotto le palle questi geek con gli occhiali da vista con le montature da nerd, che erano i primi della classe e poi hanno svoltato alla Silicon Valley e da sfigati sono diventati persino appetibili scapoli di Forbes. Che palle mostruose. A me non affascinano le storie di chi si fa un culo così ed è bravissimo. A me affascinano le storie dei geni immorali, che hanno il solo talento di essere una spanna sopra gli altri per autodefinizione, non per meriti verso l’umanità. E negli anni 90 poteva succedere che un gran paraculo avesse la botta definitiva a Wall Street, come Jordan Belfort. E questa è la cosa più interessante di The Wolf of Wall Street, e cioè che non è ambientato oggi.

belfort

Esatto, anche io ho visto il film, alla fine. Tre ore di pippone in lingua originale, a lungo andare anche un po’0 fastidioso e ad un certo punto pensi che non finisca mai più, che rimarrai al cinema per tutta la vita. In effetti ti piacerebbe, tutto sommato. Perché non prendiamoci per il culo, ci pensi. Ci pensi che cazzo ci potresti essere te con la Ferrari bianca e non te ne fregherebbe niente se per avere quello stile di vita dovessi fregare la gente. A tutti farebbe comodo avere i soldi di Jordan Belfort con uno sforzo minimo, con l’intuizione giusta e una faccia come il culo. E sì, certo. Siamo tutti bravissimi, seduti nelle poltroncine del cinema. Tutti pensiamo che avremmo gestito la cosa diversamente, magari senza drogarci a scatafascio e senza rischiare di prendere malattie sessualmente trasmissibili. Pensiamo persino che ce la faremmo senza fare niente di troppo illegale. Siamo tutti bravi a parole, ma dai ad un medio borghese una fortuna sfacciata e vedi cosa ti combina.

wolf

Io tifavo sfacciatamente per Jordan Belfort, anzi, ad un certo punto ho desiderato che mi assumesse. D’altronde non ho alcuna ambizione di salvare l’umanità, né di essere eccessivamente utile al prossimo. Non credo di essere particolarmente perfida, ma non sono di certo un’ipocrita e quindi lo ammetto in modo candido e sincero. Certo che però non saprei vendere una villa al mare a 10 euro. Non sapevo neanche vendere i calendari degli scout. Diciamo che ci sono persone che non sanno fare i ricchi, non ci si sanno atteggiare. Quindi forse il primo passo per essere ricchi è sentircisi bene nel ruolo.

Ci lavorerò su…quando prendo la metro, come il poliziotto onesto che incastra Belfort e che in tasca non si mette niente. Ma sì, io sarei sicuramente stata il poliziotto, ma probabilmente mi sarei lasciata corrompere.

E tu?

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career

Di norma un test mi piace solo quando dà un risultato soddisfacente, cioè quando mi dice quello che già so o che desidero mi dica.

Ad esempio, oggi ho fatto un test sulla carriera, una cosa che io personalmente non ho. La domanda del test era: quale carriera dovresti avere? Il che implica che tu non ne abbia una o ne stia percorrendo una sbagliata, di qui il senso del verbo al condizionale. Non avevo certo bisogno di un test per scoprire la cosa che mi piace fare. Scrivo questo post perché anche voi possiate trarne il beneficio onanistico che ne ho tratto io, che mi ha fatto stare bene per quei 3/4 minuti successivi al risultato del test.

FAI IL TEST!

Non so che lavoro facciate, o quale sia l’attività che vi piace, al di là di quello che fate, ma ditemi se questo test è rivelatore! Per me lo è stato.

p.s. il mio risultato è questo:

writer

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L’avevo scampata a Natale, quindi la aspettavo al varco, rassegnata ma non abbattuta. L’avrei sconfitta comunque. E alla fine eccola, l’influenza di stagione è arrivata.

Ci sono cose che quando uno ha l’influenza accadono sempre. Io ne ho individuate 10 ma vi prego di sentirvi liberi di aggiungerne altre per arricchire la lista.

1. La tossetta inspiegabile. Quel cof cof che non sai come mai sta lì e non va via. Si tende a dare la colpa all’aria condizionata, ai termosifoni, all’ambiente chiuso, al fatto che ti sei probabilmente vestito troppo leggero, ad un fantomatico polline invernale. Ma no, è l’inizio…ma non lo sai ancora;

2. Esagerato/a! Ti rendi conto che non stai molto bene. E te lo diranno. Qualcuno ti dirà che stai esagerando i sintomi, che in realtà non stai male, sei solo una mammoletta che non regge una leggera tossetta o una vaga alterazione della temperatura corporea. Questo avviene all’inizio dell’influenza in modo particolare, quando ripeti a te stesso che hai solo preso una freddata e un buon latte e miele metterà tutte le cose a posto;

3. Lo sforzo titanico. Sì, ti senti male, ma sei solo all’inizio quindi pensi ancora che forse è solo debolezza. Non sai che quello che senti è il famigerato senso di spossatezza, preludio di ogni male. Vai eroicamente a lavoro ugualmente. Dopo due ore, te ne vai a casa tossendo i polmoni, cacciato dai colleghi;

4. L’allettamento. Ti rifugi nel letto mezzo vestito, dopo aver preso medicine a caso e dormi per un numero impressionante di ore. Ti svegli e hai la febbre. Fai la cernita dei medicinali che hai in casa e chiami il dottore che ti fa una diagnosi a distanza e ti avvisa di prendere l’antibiotico se superi il 38;

5. Superi il 38. Vedere il termometro sopra il 38 ti getta nel panico, come se dovessi arrivare al 40 di lì a poco se non fai subito qualcosa. Prendi l’antibiotico e preghi di morire velocemente;

6. Il calzino. Trucco vecchio. Arriva il momento del calzino. Prendi un calzino e lo bagni con acqua fresca. Umido, te lo metti sulla fronte, tipo appestato del 1600, e ti addormenti con il calzino sulla fronte. I tuoi coinquilini rideranno di te;

7. La leggera ripresa. Particolarmente insidiosa. Inizi a sentirti di nuovo un essere umano e scopri di puzzare e di avere dei capelli orrendi. Ti fai una doccia e cammini per casa facendo piccole faccende: una tazza da lavare, una lavatrice da stendere. Dici a te stesso che domani tornerai in ufficio, che ormai stai bene.

8. La ricaduta. Non poteva durare a lungo. Stai di nuovo una merda. Ti infili a letto e odi tutti. Ma almeno sei pulito.

9. La difesa. Inizi a trangugiare fermenti lattici e varie difese immunitarie per proteggerti dall’antibiotico, che nel frattempo sta facendo scempio del tuo corpo.

10. La rinascita. Consiste nel fatto che ti senti meglio e anche se il dottore ti ha detto di riposare e stare fermo inizi a lavorare da casa.

Di seguito, una diapositiva dell’influenza:

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Entro nel 2014 complessivamente più povera che nel 2013, il che fa abbastanza ridere, visto che nel 2013 ero già piuttosto povera.

Ma entro nel 2014 complessivamente più felice, il che anche fa abbastanza ridere, ma non importa. Ciò che rimane costante negli anni è l’arte di arrangiarsi. E la ricerca di garanzie.

Io di garanzie non ne ho nessuna. Ma mi fido di Clint Eastwood. Signor Ackerman, diceva Clint in La Recluta, se vuole una garanzia, compri un tostapane elettrico.

E io l’ho fatto. Cioè non è che l’ho comprato, ho frugato a casa e ho scovato un tostapane elettrico dimenticato. Me ne sono appropriata e l’ho portato a Casa Staminkia. Lì, sta vivendo una seconda vita, entusiasmante e impegnata. Il tostapane è la soluzione alle mie cene frugali, alle mie colazioni all’inglese, alla mia voglia di bruschetta. Non solo, uso il tostapane come defrost per il pane, perché non desidero un microonde, primo perché ne ho timore, secondo perché, come dice Ellen Degeneres, qualsiasi cosa diventi calda senza il fuoco, viene dal demonio. Tutto sommato neanche il tostapane ha il fuoco, ma le pareti interne diventano arroventate e comunque non ha onde strane. Il tostapane è mio amico.

Ed è così che vado a proporre la ricetta di oggi: pain grillé avec poivrons et oignon.

peperoniIngredienti: un tozzo de pane, peperoni, cipolle, Tuborg.

Con l’aria di chi ha finalmente trovato l’algoritmo del risparmio più totale, aprite il surgelatore, dove avete precedentemente messo a congelare una pagnotta di pane palermitano accuratamente affettata. Esercitando una certa forza, staccate una fetta dal malloppo che si è andato aggregando in una composizione cubista. Ora infilate la suddetta fetta nel tostapane e regolatelo al livello 4. Ora, carpite una padella e riversateci dentro il ripasso di peperoni e cipolle che mamma vi ha messo in un contenitore di plastica, per permettervi di portarlo a Casa Staminkia.

Con l’occasione vi segnalo che Casa Staminkia è un luogo registrato su Facebook, e se passate di lì per mettermi una lettera d’amore nella cassetta della posta, per portarmi la spesa o per rimanere a mangiare, potete fare check-in qui.

Riscaldate a fuoco medio i vegetali preparati da mamma. Non appena udirete il suono scattoso che indica che il pane palermitano ha compiuto il salto della prontezza, trasferitelo su un piatto. Tornate ora alla padella e riversate sul pane caldo l’altrettanto calda e profumata fantasia rossa, gialla e bianca ottenuta dalla mamma.

Stendete la tovaglietta del Mulino Bianco che un giorno davano in offerta al supermercato insieme ai biscotti. Sedetevi e mangiate.

Ah, no! Aprite il frigo.

Manca qualcosa…

E’ rimasta una Tuborg, quella che vedete nella foto vintage qui sopra, di quelle che si stappano senza apribottiglie, molto scacciafiga. Sorridete, questa è fortuna, cazzo! Apritela e gustate i primi tre sorsi a stomaco vuoto.

Ecco, ora potete cenare.

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