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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: agosto

ichnusa

Ma sì, posso dirlo. Ho fatto la ricca. Tanto tra due mesi sarò comunque di nuovo senza lavoro, perciò ho pensato che tanto valeva immaginare che così non fosse e sputtanarmi i soldi. Avrei potuto tenerli da parte. Ma per cosa? Perciò non solo ho fatto la ricca, ma non mi sono sentita in colpa neanche per un minuto. Il che per me, che credo nella parsimonia, è un fatto raro.

In poche parole, bisogna volersi bene. Bisogna pensare che ce lo meritiamo, che siamo stati bravi. Siamo stati bravi ad arrivare tutti i giorni in orario, a salire sui mezzi pubblici, a sopportare le scocciature, a sforzarci di non rispondere male, a fare la spesa, cucinare e lavare i piatti. Siamo stati bravi a fare benzina, a ricordarci di pagare le bollette, a preparare il caffè appena svegli, a sopravvivere alle lontananze. Siamo stati bravi a pulire il cesso, a non far entrare le zanzare, a fare la raccolta differenziata. Siamo stati bravi a fingere. A ignorare.

Quindi meritiamo di essere felici, spensierati, ricchi. Bisogna premiarsi. Tanto più che mentre ero in vacanza l’eurozona è uscita dalla recessione. Io sarò comunque senza lavoro tra due mesi, ma l’eurozona è uscita dalla recessione. Non è magnifico?

Probabilmente dipende dal fatto che, anche se stanotte ha piovuto e stamattina era tutto bagnato, tutto sommato è ancora estate. Probabilmente dipende da questo. Oppure dipende dai Capital Cities. Fatto sta che andrà tutto bene, sarò sana e salva.

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Sebbene oberata di studio e ansia tipica di chi fa un concorso pubblico d’estate, mi sono tuttavia concessa un paio di giorni con le chiappe a mollo nella ridente località di Tarquinia. Non è argomento nuovo per questo blog. Tarquinia è parte della mia storia. Abbiamo tutti i nostri lati oscuri, Tarquinia è un po’ il mio lato inquinato, quel lato che avrebbe bisogno di un restauro, anche solo un’imbiancata.

Iniziamo col dire che non sei un vero frequentatore di Tarquinia se non ricordi a memoria la successione degli stabilimenti balneari dal Porticciolo alla Foce. E tu lo devi sapere, lo devi cazzo sapere che ogni stabilimento ha il suo popolo, che divide le classi sociali in compartimenti non troppo stagni, perché siamo comunque al mare, e il costume è una livella, la sabbia sul culo umido è una livella, l’acqua torbida e oleosa del litorale dove vai ad ammollarcelo è una livella. E quella è la livella più democratica e quindi spietata. Tu hai il macchinone e i soldi, io no, però il culo lo ammolliamo nella stessa melma. Adesso io e te siamo uguali.

In questi due giorni di mare sono finita per caso nello stabilimento della cacca. La cacca è un concetto che conosco sin da piccola. La cacca sono tutti quei cognomi che si sa chi sono. Figlio di, nipote di, moglie di, imparentato con. La chiama cacca la Contessa, la chiama cacca mia mamma e perciò la chiamo cacca pure io. La Contessa ha sciarpellato fino all’ombrellone, si è seduta sulla sdraio, si è guardata intorno per qualche secondo ed ha commentato: Mmmmh…Quanta Cacca….

Eh sì in questo stabilimento c’è tanta cacca. Ma a me fa un sacco ridere. Mi fa ridere che questi arrivano in spiaggia e appena appoggiano la pianta del piede sudato sulla passerella di cemento elencano ai clienti storici le mete che hanno calcato prima di approdare a questa crudele e sabbiosa livella sociale. Un paio di loro, mentre pranzano al fresco del self service, commentano che lo stabilimento non è al livello di una volta. Eh no, se ci sto persino io… direi proprio di no. O forse è la cacca che non è al livello di una volta. Specialmente quando assisti alla scena del maschio non più giovane che afferma di chiamarsi Ranieri e rimarca ad alta voce, con il tuo orecchio a due centimetri, che cognome importante eh?! 

Chissà se i Ranieri, quelli veri, hanno la sabbia sul culo e lo ammollano nella melma come me…

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