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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: campeggio

Ci portavamo spesso dietro la videocamera perché una volta si usava far vedere ai parenti e agli amici stretti i filmati dei posti dove andavi. Ovviamente era una palla. Erano quelle riprese che quello che riprende chiede a un altro: allora? dove siamo oggi?

Nel 2013 è una cosa meno frequente perché appena poggi le chiappe in un posto scatti subito una foto,  la mandi su Facebook, fai check-in, e subito tutti sanno dove sei, con chi sei, a fare cosa e che tempo fa.

Quando ero piccola avevamo la roulotte. Mio fratello, Pino, non voleva dormirci, diceva che non voleva stare in una casa finta. Ma poi si è abituato. Di quella vacanza in Sardegna, quando la mia famiglia aveva la roulotte, ho rivisto un video di quelli di cui sopra, un sacco di tempo fa ormai, tanto che neanche ricordo quando. Tutti abbiamo un video in cui si sentono sotto i cricri delle… cicale credo. E chi viene ripreso non vuole quasi mai essere ripreso e fa lo scocciato ma per finta, perché in fondo non è davvero scocciato, ha solo paura di venire brutto.

Io in quel video non sono neanche brutta. Sono una bambina. Avrò quei…9 anni? Più o meno. E sono un vero, classico maschiaccio. Ma sì, niente fronzoli. Sono un maschiaccio scocciato di essere ripreso. Ma di quella vacanza ricordo una cosa in particolare. Ci eravamo portati le bici, perché partivamo carichi all’inverosimile, che preparare le cose per partire era stress vero, era la parte peggiore della vacanza. Forse è anche per questo che oggi ci metto circa 20 minuti a prepararmi la valigia.

Quindi dicevo ci portavamo le bici. E con la bici andavamo dalla piazzola fino al centro del campeggio, passando per il viale principale, dove c’erano macchine in uscita e in entrata e bisognava stare attenti. Da lì si faceva il giro dalla parte opposta e si tornava alla piazzola. Una volta siamo andati a fare questo giro io e Pino. Io ero ancora in quel periodo che anche se sei una femmina sei più forte, ma solo perché Pino era più piccolo di me. Poi quando è cresciuto ho cominciato a perdere tutte le lotte sul lettone e le gare a sport vari. Che disdetta!

Avevo iniziato a pedalare e mi ricordo che lui era un po’ indietro. Sulla bici mi sembrava sempre un gattino, tanto lo vedevo piccolo… persino adesso a volte mi sembra piccolo anche se fa l’avvocato, fuma e difende la gente importante che non paga le tasse, e non c’è modo nel quale io possa batterlo a qualsiasi lotta su qualsiasi superficie. Da piccolo diceva sempre un attimo! Quando lo chiamavi, quando doveva mettere a posto qualcosa, e anche quando rimaneva indietro in bici. E non so perché ma mi ero un po’ scocciata di aspettarlo quel giorno. Magari mi girava il culo. O forse era perché dovevo andare veloce per fingere di fare il giro d’Italia. Un altro giorno della stessa vacanza ho fatto un giro da sola, sono andata veloce per fingere di fare qualche gara sportiva, mi sono voltata indietro come per vedere se i miei avversari mi raggiungevano (anche se ovviamente dietro non c’era nessuno) e sono andata a sbattere dritta contro una macchina ferma, facendomi pure piuttosto male.

Insomma, quel pomeriggio, anche se non mi andava, l’ho aspettato lo stesso.

Questo per dire che in fondo ripensandoci non ero neanche veramente scocciata. E’ che ero piccola e non capivo che si vive solo aspettandosi. E sono sempre contenta quando aspetto il caro Pino da qualche parte.

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Da quando ero piccola, ci sono un sacco di canali in più. Ad esempio, ci sono canali tipo Rai4. Da quando ci sono così tanti canali a disposizione, sono sensibilmente aumentate le possibilità di trovare filmacci orridi a qualsiasi ora del giorno e della notte. E questo è interessante, perché sono convinta che nell’orrido risiede molto. Ma veramente molto.

Ad esempio, ieri sera su Rai4 passavano uno dei film più brutti che io abbia mai visto: Street Fighter.

Se cerchi Street Fighter su Wikipedia, scopri che esiste una tipologia di videogiochi classificata come picchiaduro. E questo è buffo.

Io giocavo a Street Fighter qualche volta quando ero piccola. Infilavo la monetina, vincevo qualche incontro e alla fine perdevo sempre. Spingevo i pulsanti totalmente a cazzo di cane. Stavo in un campeggio in Calabria. Era l’anno che la mia squadra della caccia al tesoro vinse la caccia al tesoro ma io non potevo considerarmi vincitrice perché a metà caccia al tesoro ero andata via con i miei. A dire il vero c’ero rimasta un po’ male perché avevo dato il mio contributo e sarebbe stato giusto che anche io fossi tra i premiati. Quell’anno non ho vinto niente. Io e mio fratello arrivammo secondi anche al torneo di biliardino. Ma tornata a casa, quando parlavo con gli altri bambini, dicevo che, visto che i microscopici partecipanti venivano da tutta Italia (perché in vacanza in Calabria ci vanno da tutta Italia) ero evidentemente arrivata seconda ad un torneo nazionale.

Erano anni difficili, ammettiamolo. Erano anni in cui non ti salva nessuno. Anni in cui pensi che sia una buona idea iscriversi a pallavolo o fare gli scout. In cui credi che una maglietta dell’Adidas oversize possa in qualche modo darti un tono. Poi magari un pischelletto te la buca per errore con la sigaretta mentre pomicia con una, e non ti senti la forza di creparlo con uno sputo. Ma sì, erano anni di merda.

Il campeggio dove stavo in Calabria era pieno di lucertole e non potevi neanche stare tranquillo a leggere all’ombra perché c’erano tutte queste cazzo di lucertole che smuovevano le foglie e ti facevano prendere un colpo. E ricordo che ce n’era una schiacciata sul vialetto che portava ai bungalow, e sotto il sole tremendo cambiava colore ogni giorno e un giorno era blu, giuro che era blu. Ci passavo vicino ogni tanto. Era brutta ma volevo vedere come finiva.

Così io in campeggio non ci voglio più andare. E non voglio più andare neanche in Calabria. Non voglio gli animatori, non voglio le cacce al tesoro, e non voglio neanche i videogiochi con la monetina.

Street Fighter l’ho visto fino alla fine. Era brutto ma volevo vedere come finiva.

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