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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: chiesa

IO: ma quei volantini sulla famiglia di Dio?

MARY: …???

LUKA: …?

VERONIKA:

IO: Mary è opera tua?

MARY: ma quali?

LUKA: ma che volantini?

VERONIKA:

IO: Veronika? Sei silenziosa.

VERONIKA: quello che li dava era un fico.

IO: Allora, ve li mostro. Innanzitutto abbiamo un libretto dove uno può scrivere il proprio albero genealogico. Pensa poretti quelli che sono figli di mamme single o orfani…Poi abbiamo la foto del Tempio di Roma, guardate, una struttura aliena mai vista, opera di extraterresti sicuramente. Infine, abbiamo il vero motivo per il quale hai preso questi volantini:

corso inglese

Il santino di un corso di inglese. Faresti qualsiasi cosa per un corso di inglese gratuito. Ti convertiresti alla Chiesa di Gesù Cristo:

corso inglese 2

Ilarità di tutta Casa Staminkia e del nostro ospite Alessio, ormai in preda alle convulsioni.

IO: Vabbè, a sto punto io ce metterei un bel canto de vocazione, che dite?

LUKA: sìììììììì Servo per Amore!!!!

IO: Eh, quello è il canto di vocazione, con il quale si prega per le nuove vocazioni.

LUKA: Quante cosa sai….

IO: Eh io so cattolica.

MARY: Ricordo che quando il vescovo mi cresimò salutò tutti con il motto: PIU’ SUORINE MENO VELINE

IO: geniale

LUKA: quest’anno calendario preti belli eh!

VERONIKA: mi oppongo!

IO: Dai iniziamo.

CASA STAMINKIA: Una notte di sudoreeeee, su una barca in mezzo al mareeeeee…..

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Bazzicatori di The Selbmann, avete avuto già una vaga idea del mio rapporto con la fede, in particolare della mia visione escatologica e della storia della mia confessione.

Avrete capito bene che io ci vado in chiesa. Non sempre ma ci vado. Ci vado fondamentalmente con uno scopo: accedere una candela.

Se una chiesa non ha le candele da accendere ci rimango malissimo. Ma ci rimango ancora peggio quando vedo in lontananza un banchetto con piccole luci, mi avvicino con entusiasmo e scopro che sono quelle orride candele elettriche a tempo. Mamma mia, quanta spiritualità in una candelina elettrica!  Orrore e disgusto.

Visitando tante chiese in Italia e nel mondo ho un’idea molto precisa di come debba essere una chiesa per risultare accogliente e ospitale. Vi sono, purtroppo, molte chiese che sono assolutamente prive di queste caratteristiche. Risultano austere, cupe, dispersive…insomma inospitali!

Bene, ho visitato la chiesa più inospitale che mi sia capitato di visitare nella mia vita.

Ci sono passata davanti diverse volte ma non ci ero mai entrata. Decido di entrare e mi accoglie questo cartello:

20130411_121805

Com’era? Lasciate che i pargoli vengano a me. Sbaglio? Uh, Gesù! Giammai bambini fastidiosi in chiesa!

Sono un po’ rumorosa, ma adulta, quindi decido di entrare.

Mi accoglie sulla sinistra un’acquasantiera con acqua corrente:

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Ho subito chiamato mio fratello, Pino Selbmann, in cerca di conforto. Mi ha rassicurato dicendo che certamente hanno benedetto le tubature.

Percorro la fredda navata. Non una candela, manco elettrica. Mi giro verso i lati, e ad ogni cappella appare un sinistro avvertimento:

20130411_121959

Cielo! Guai a portare un bambino capriccioso a messa, sennò si sente rumore. Ma se una vecchietta inciampa e finisce nella cappella, scatta l’allarme …che immagino faccia un casino che altro che il bambino piagnucolone o corridore!

Auguro a tutti di far visita ad una chiesa ospitale oggi!

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Iniziavo già a preoccuparmi per la noia mortale di una giornata scandita dalle foto della neve su tutta Italia, o per le schermaglie fritte e rifritte da campagna elettorale, o per le polemiche poco originali di Sanremo 2013. Improvvisamente corre veloce la notizia che il Papa abdicherà il 28 febbraio 2013. Azz, penso io. Che roba strana… che roba epocale… che roba grossa…Persino in ufficio ne parlano tutti (per circa 6 secondi).

Ringrazio Ratzinger soprattutto perché Justin Bieber non è più Trending Twitter. E questo è un bene. Lo ringrazio perché ho imparato una cosa nuova: il Papa può abdicare. Non sapevo che fosse possibile abdicare per il Papa. Ma d’altronde non sono una vaticanista e non sono neanche particolarmente esperta di abdicazioni. Lo ringrazio perché essere vivi quando abdica un Papa è un po’ come guardare in diretta le Torri Gemelle che crollano: una cosa grande, terribile, ma al tempo stesso spettacolare, perché è così e chi non lo ammette puzza, puzza parecchio.

Però certe cose non le posso perdonare a Ratzinger:

1 – Aver istigato i bacchettoni di Twitter, che commentano seriosi che su certe cose non si scherza mica e che chi scherza sul tema è un cretino e che la nostra civiltà è un merda e forse neanche esiste più e che moriremo tutti;

2 – Aver lanciato una serie (che prevedo interminabile) di speciali, dirette, dibattiti e simili, capitanati dai soliti baciapile e da una schiera di esperti improvvisati e/o comprovati;

3 – Aver restituito un’aura messianica a Nanni Moretti.

Per il resto, essendo cristiana (vedi il mio burrascoso ma cordiale rapporto con la fede numero 1 e numero 2) ma non avendo competenza alcuna per commentare in modo serio una notizia così particolare, e non volendo neanche restare silente davanti ad una cosa che indubbiamente mi incuriosisce molto, pubblicherò di seguito l’unico tweet davvero sensato che ho letto, tra tutti quelli che pretendevano di esserlo:

strina

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Suore. Un universo parallelo che da quando ero piccola ha costellato la mia vita di personaggi unici. Digitando la parola suore nel motorino di ricerca di questo blog, ci si rende conto di quanto esse siano onnipresenti. Sono io che le incontro sempre? O è il mondo che, a dispetto della crisi delle vocazioni, ne è pieno?

Il mio ultimo incontro risale a pochi giorni fa.

Me ne stavo con la mia conquilina Veronica in uno squallidissimo bar di stazione. Dovevamo tornare a Roma, il nostro weekend era finito.

Giunge presso il baretto un gruppo di 4 suore. O meglio, 3 erano suore di sicuro, non so se la terza lo fosse o meno perché non era vestita da suora. Sono giovanissime, quasi certamente sotto i 30 anni. La loro andatura è della tipologia centro sociale, abito di un marroncino mimetico tipo soft air, borsoni stile interrail. Tra loro si chiamano con l’abbreviazione dei loro nomi. Identifico una di loro come Dani. A giudicare dalle caratteristiche estetiche e comportamentali, le ho identificate come appartenenti all’ordine delle Informali, seguaci di San Sciatta la Punkabbestia, protettrice delle zecche con cane al seguito.

Si accasciano sulle 4 sedie di plastica bianca intorno ad un tavolinetto. Dopo qualche secondo, iniziano ad adocchiare il bagno.

Il bagno funziona con 50 centesimi. Semplicemente si mette la monetina e poi si entra. Una delle suore fa avanti e indietro per accertarsi del meccanismo di funzionamento. Alla fine prendono una decisione. Partono in due, infilano 50 centesimi e entrano in coppia.

VERONICA: Ma… ma… hanno fregato!

IO: ho visto

VERONICA: Sono entrate in due!

Posso dire con certezza di aver trovato le mie suore preferite.

Forse per avvicinare le giovani donne alla Chiesa, il Vaticano cerca di incoraggiare la fondazione di ordini nuovi e che rivestano più attrattiva della clausura. Ne ho avuto ulteriore prova sul sito della Rai, dove ho trovato la seguente immagine:

suora dark

Non ho voluto approfondire… non so… sono perplessa.

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Siore e Siori,

benvenuti in casa mia. Entrate pure. Giusto all’ingresso abbiamo messo su in quattro e quattrotto…cioè… in 4 e 4 8…insomma in poco tempo, un presepe. O presepio, come dice ancora qualcuno. Pare che non vada più molto di moda. Pare che siano sempre di più quelli che preferiscono nettamente l’albero. Questo preoccupa molto il Santo Padre.

Il mio presepe era qualcosa di complesso, con tanto di pompa spara acqua per avere una vera cascata. Ora è molto più semplice di una volta. Alcuni elementi si sono negli anni alternati con spavalda incoerenza. Muschietto, sassolini e finta neve, per ricreare quegli irreali paesaggi arabeggianti con palme e orsi polari; le 4 stagioni hanno convissuto serenamente; animali da cortile e da deserto; artigiani dei primi del 900 e pastori senza tempo; casette da borgo romano e capanne di paglia; pescivendoli in paesaggi brulli e aridi e calzolai con residenza fiscale a Betlemme.

Il mio presepe è un casino.

Ed è sempre stato un gran casino.

Negli anni della tenera infanzia, mio fratello ci piazzava anche dei centurioni romani e nelle praterie di carta si consumavano sanguinosi scontri tra eserciti nemici. Sovente vi sono stati introdotti animali della savana e giumente, più ovini e bovini di vario genere, in aperta sfida al bue.

Come accennavo, quest’anno il mio presepe è più semplice. Meno tempo per farlo, meno casino in giro. Tuttavia, alcuni personaggi nuovi sono andati ad arricchire la popolazione, affiancandosi a quelli storici. Una volta completato, io e mio fratello abbiamo pensato ad un sistema di illuminazione che desse risalto alle scene più interessanti.

Questo è il risultato complessivo:

IMG01067-20121209-1618Non fate caso ai fili, al buio non si vedono.

Avete certamente notato la presenza di pecore. Non perché riteniamo l’ambientazione sarda quella più calzante, ma perché con tutta la metafora del buon pastore ci sembra sempre una citazione doverosa. Ma entriamo nel dettaglio.

Nell’immagine che segue, è possibile notare una postazione di co-working. Vari artigiani lavorano insieme nello stesso posto ma con professionalità diverse. Qualcosa di molto social.

IMG01055-20121209-1615Davanti alla capanna del co-working, un drappello di lavoratori in pausa (variamente acquistati in anni diversi a Piazza Navona e a San Gregorio Armeno, ma perfettamente riconoscibili come fabbricati in CINA, alla faccia dell’artigianato locale che ti spacciano in queste cazzo di bancarelle) discute probabilmente della difficile situazione politica attuale. Sebbene gli abiti siano fuorvianti, ci troviamo in un periodo storico moooolto lontano dal nostro. Sì ok, anche noi siamo in difficoltà, ma loro avevano Erode! Insomma… un bel casino.

A sinistra della capanna, una scena inquietante: una commerciante di prodotti biologici senza OGM guarda con stupore una pecora gigante che sembra però non notarla:

IMG01056-20121209-1615Ma spostiamoci alla destra della capanna, la zona lacustre. Vi è infatti un lago circondato da monolitici tronchi di albero divelti. Si potrebbe pensare ad un lago vulcanico ma in realtà ha un fiumiciattolo che vi si riversa dentro, o che vi esce, dipende da come la si vuole vedere:

IMG01059-20121209-1616Il piccolo laghetto è però una miniera di pesci che si riproducono con velocità da guinness. Nonostante sia evidentemente un lago, i pesci che vi si pescano non sono solo i soliti coregoni di Capodimonte, bensì orate, merluzzi, muggini, spigole, cernie, finanche alici e lattarini, per le fritture di paranza. Vi si approvvigionano infatti ben due pescatori. Uno piuttosto rude, che io ho sempre identificato come Sant’Andrea. Tutti sanno infatti che:

Sant’Andrea pescatore
porta i pesci al signore
il signore non li vo’
Sant’Andrea se li magnò.

Lui è un santo tosto, pesca alla esquimese, non teme i reumatismi né i piranha. Va e zac! Tutto con un semplice bastone appuntito.

Di spalle, un moderno pescatore con canna, comodamente seduto.

Sul grazioso ponte di legno, un esempio di sfruttamento del lavoro minorile. Un pescivendolo bambino, certamente al nero, si sta recando verso il centro commerciale del paese, giusto davanti alla capanna del co-working.

Alla destra del lago, nonché estrema destra della scena, una radura a carattere boschivo. Due personaggi da sempre popolano questo angolo del paese: una lavandaia e un taglialegna:

IMG01064-20121209-1617Da anni io e mio fratello sospettiamo che tra i due ci sia una segreta relazione. Facile nascondersi in camporella nella radura. Affari loro, ci tengono alla loro privacy.

Torniamo alla sinistra dello spazio social del presepe. C’è spazio per il peccato: due ubriaconi magnoni sembrano non avere a cuore né la situazione politica attuale, né la nascita del Salvatore. Per questo una salumiera con una rara forma di gigantismo li colpirà con dei salami di notevoli dimensioni, a loro insaputa:

IMG01062-20121209-1617Ci avviciniamo a grandi passi al pezzo forte del presepe, celebrato anche da un cornamusiere scozzese, proveniente direttamente dalle Highlands:

IMG01063-20121209-1617Se guardate all’angolo in basso a destra noterete senz’altro un pupazzetto del Salvatore un po’ fuori posto. E’ che non credevo venisse nella foto di scena.

E infine, la capanna della natività:

IMG01066-20121209-1617Qui si vede ancora meglio il povero Gesù fuori posto. E’ che di solito non lo mettiamo prima della mezzanotte del 24 dicembre. Lo nascondiamo sotto un abete innevato o magari dietro la mangiatoia. Fate come se non lo vedeste.

Sì lo so che alcuni dicono che si nascosero in una grotta ma noi pensiamo che un tetto di legno sia più grazioso di una fredda grotta di roccia.

A dispetto di ciò che dice il Santo Padre, noi crediamo anche che il bue e l’asinello ci debbano essere nel presepe, perché sennò non va bene, non è tradizionale.

E voi? Com’è il vostro presepe?

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