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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: disney

Non faccio recensioni, praticamente mai, piuttosto ri-racconto le storie che mi sono piaciute, e faccio un po’ di spolier. Perciò chi non ha ancora visto Big Hero 6 è meglio che non legga oltre, ma soprattutto è meglio che se lo vada a vedere. Perché è carino avere delle belle sensazioni nella vita. E a me la storia di Hero, che sarebbe il protagonista quasi uguale al cantante dei Tokyo Hotel, ha lasciato questo bel calore dentro che mi viene voglia di dirlo a tutti.

Dicono che questo sia un film super tecnologico ed è vero, pieno di cose che non capisco, stampanti 3D, nerd che riescono a fare cose fighissime che io non saprei nemmeno accendere e città futuristiche, multietniche, gigafotoniche e ultrabitate, che non sai più in che parte di mondo sei da quanto tutto è un gran casino mescolato. Ed è un mondo nel quale Hero anche se è piccolo è geniale e ha inventato dei robottini che si muovono con la forza del pensiero e diventano quello che vuoi che diventino. Il che è una figatissima, e infatti c’è un cattivo che glieli ruba durante un grande incendio, nel quale muore Tadashi, il fratello maggiore di Hero. E la storia inizia con quello che rimane.

Perché Big Hero 6 parla di quello che rimane.

Quando muore Tadashi sembra che di lui sia rimasto solo un letto rifatto e un berretto da baseball. E poi tanta tristezza e la sensazione che non si può più ripartire, non si può più fare niente quando perdi una persona tanto amata. Che devi fare con quello che rimane?

A Hero rimangono due cose. Una sua e una del fratello. Quella sua è l’ultimo robottino rimasto dopo l’incendio. L’altra è Baymax. Baymax è l’operatore sanitario personale inventato da Tadashi e programmato per guarire le persone. Quando Baymax salta fuori crede di dover guarire una piccola ferita, ma il suo programma si rende conto ben presto di dover guarire un dolore più grande, il lutto. E’ vero, le due cose che rimangono a Hero sono entrambe in qualche modo animate. Ma tutto quello che ci rimane è in qualche modo animato. E’ quello che rimane della vita che c’era prima, e la vita continua sempre. Niente si chiude in un cassetto e si dimentica. Tutto è collegato e chi se ne va non se ne va mai per davvero.

Perciò Hero prende quello che rimane e lo difende, perché quello che rimane lo difende a sua volta. E la corazza che Hero costruisce per Baymax è quella corazza che sta crescendo anche addosso a lui e che lo aiuterà a riprendersi, a sconfiggere il cattivo e a tornare a vivere.

BigHero6Così, alla fine, ciò che rimane ti rende due volte forte. Perché più sono le cose che hai da proteggere, più sono le cose che ti proteggono.

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Viviamo tutti con il mito di chi è diverso da noi. Una rockstar, un attore, un eroe. Qualcuno che non vive come noi. Qualcuno che, almeno nella nostra immaginazione, non deve preoccuparsi dei giorni, dello scorrere del tempo, delle bollette e della spesa. Uno che non è mai cresciuto, uno che vive della sua genialità, del suo estro. O magari del suo enorme culo.

Come Mr Toad. Oooh io amo Mr Toad. E’ pazzo. E’ un ricco pazzo che è nato pazzo ed è rimasto pazzo. Ha buttato via la sua fortuna per continuare ad essere pazzo. I suoi cari amici (la talpa, il tasso e il topo), non riescono a farlo rinsavire ma lo amano tanto.

mrtoad

Così lo vedi girare la notte in pigiama per correre dietro al suo sogno, scappato dalla sua stessa casa, e scappato dalla galera, e scappato da una vita tranquilla, perché della sua grossa casa e di una vita noiosa non se ne fa assolutamente niente. E anche se in prigione piangeva e giurava di cambiare, nessuno di noi può resistere a se stesso.

Così Mr Toad rimane con i creditori alle porte e con il rischio di rimetterci sempre l’osso del collo, ma ride come un pazzo ed è felice.

E quando ero piccola ho letto la sua storia. E ancora oggi vorrei ogni tanto essere un Mr Toad. E non mi interessa di quale sarebbe il giudizio della gente. Anche perché, come dice la sua storia

Pensiamoci bene prima di giudicarlo, noi talpe, tassi e topi. Non lo invidiamo un po’? Io lo invidio di sicuro.

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Devo ammetterlo, ero partita con aspettative così basse, ma così basse…che tutto il buono che sarebbe venuto avrebbe fatto notizia. E quindi posso dire che Frozen tutto sommato mi è piaciuto, come ti possono piacere le storie d’amore, la magia, gli incantesimi, i castelli e i cattivi che perdono e rimangono soli.

E poi devi andare a vedere il cartone della Disney a Natale, sennò che campi a fa? E visto che io volevo un Natale bellissimo perché me lo meritavo, allora dovevo vedere Frozen.

Ma andiamo ai fatti:

fatto 1: siamo di fronte ad un nuovo livello di fighetteria principesca, ma probabilmente è sempre successo che le principesse Disney fossero fighe, solo che crescendo ce ne accorgiamo di più;

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fatto 2: le canzoncine ogni 3 minuti hanno rotto le palle, ma anche qui, probabilmente è sempre stato così, siamo tutti cresciuti canticchiando in fondo al mar;

fatto 3: il potere della principessa Elsa è fighissimo, cioè, trasformare tutto in ghiaccio, portare l’inverno… insomma una figata;

fatto 4: mai decidere di sposare uno che hai conosciuto il giorno stesso, mai;

fatto 5: è necessario vedere Frozen al cinema a Roma, perché quando Anna chiama sua sorella Elsa, sono moltissimi quelli che a loro volta gridano ELSAAAAAA, come Verdone nel celebre film Viaggi di Nozze, mentre si ingroppa la Gerini addosso alla porta, ancora col vestito da sposa addosso, perché sennò quanno ce ricapita? Ecco, a Varese queste cose non succedono;

fatto 6: vale la pena sciogliersi per qualcuno, ma bisogna anche aspettare il momento opportuno;

fatto 7: la favola di Andersen non c’entrano niente. La verità è che se Madonna non avesse cantato Frozen questo film non sarebbe mai esistito;

fatto 8: è un vero peccato che Elsa rimanga comunque senza un amore suo. Cioè, siamo tutti contenti per Anna ma la povera Elsa? Non va bene;

fatto 9: le renne sono molto simpatiche, anche se io nella mia ignoranza avevo inizialmente pensato che Sven fosse un’alce;

fatto 10: questo fatto lo prendo da Wikipedia. Il principe stronzo è il secondo principe merdone della Disney dopo… udite udite…il principe Giovanni! Avido cupido pavido stupido, sì sì proprio lui. Oh, sta cosa mi ha sorpreso…

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Il sindaco è un maiale e il suo compito non è certo quello di risolvere problemi. Spende i soldi dei contribuenti come vuole, preferibilmente in cose inutili o magari in cose che fanno colpo e gli garantiscono la rielezione. Forse a Paperopoli non c’è il Patto di Stabilità ma i politici somigliano a quelli delle nazioni vere, delle città vere. E poi a Paperopoli c’è un problema di intercettazioni telefoniche. Cioè, un problema simile a quello delle intercettazioni telefoniche.

Paperone fiuta l’affare ma sbaglia tiro stavolta. Stranamente. Perché pensa che in fondo alla gente non importa più di tanto della privacy, visto che ormai mettono tutto in rete e via discorrendo. Pensa che tutti vorranno sapere cosa pensano gli altri di loro. Funziona in modo semplice, quando chiudi una telefonata, per qualche secondo puoi ascoltare cosa dice il tuo interlocutore dopo aver messo giù. Sono secondi che nessuno controlla. Secondi durante i quali vivi quell’interregno tra te al telefono e te che riprendi a fare quello che stavi facendo. Quanti di noi rispondono al telefono affaccendati in qualcos’altro e dopo aver chiuso la chiamata dicono che palle che palle che palle? O anche semplicemente oh niente era quella rompicoglioni di mia suocera. Immaginate che ognuno di noi potesse avere accesso a quei secondi del suo interlocutore.

paperone

Paperone pensa che chiunque vorrebbe sapere la verità. Ma cos’è la verità? Archimede lo avverte, se la gente sapesse di essere ascoltata non direbbe mai la verità, non sarebbe mai naturale. Ma Paperone è ostinato e così il telefono che mette sul mercato rovina amicizie di una vita, rapporti d’amore, vite intere. Si dicono tante cose al telefono. E si dicono tante cose anche una volta che hai messo giù il telefono. Poi la verità sta nei gesti, nelle cose che fai, in come ti comporti, ma soprattutto sta dentro, in quel posto nel quale non vorresti far entrare nessuno.

La gente inizia a sentirsi violata e incazzata e Paperone è costretto a ritirare dal mercato il suo prodotto. L’accesso alla verità ad ogni costo produce esattamente il contrario di quello che si immagina. L’intrusione nella vita privata delle persone genera mostri, la violazione della privacy è un errore apocalittico e irreparabile.

I maniaci del controllo sono avvisati, così come  giustizialisti, gli strapuri e i moralisti.

Topolino manifesto politico sempre!

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Paperoga, lo sanno tutti, è il cugino scapestrato di Paperino e Gastone. E’ quello pasticcione, nullatenente e nullafacente, quello con il maglione rosso con la banda nera e lo zuccotto in tinta per tutte le stagioni. Quello che segue corsi per corrispondenza, che arriva sempre al momento sbagliato, che dà per scontato che la sua presenza non ti disturbi. Mi casa es tu casa. O meglio, tu casa es mi casa.

Mi sono chiesta a chi somiglierebbe Paperoga nel mondo degli uomini. Con quel capello lungo e unto sempre spettinato, quell’andazzo strano di chi trova interessanti le cose più disparate, di chi non ha nulla da fare nella vita ma si tiene impegnato con qualsiasi cosa. Paperoga non si preoccupa mai di niente, è ottimista ma senza reale motivo. Eppure, a differenza di Paperino, è uno che non si tira mai indietro, è sempre entusiasta di tutte le cose che gli capita di fare, anche se sono le spericolate e tirchie avventure nelle quali Zio Paperone coinvolge i nipotastri. E a differenza di Paperino non è un oziatore incallito, anzi il suo arrivo desta sempre il cugino dalla siesta in amaca.

Lo abbiamo sempre visto ridanciano, a volte irritante, spesso spensierato.

Non so voi ma io non l’avevo mai visto così:

paperoga 1

Iniziamo col dire che la memoria a breve termine di Paperoga è stata cancellata. Perché in Paperoga eroe dello Spazio si è ritrovato per caso su un pianeta alieno e, non si sa bene come, l’ha pure salvato. Ma la principessa della quale si era innamorato, e che lo ricambiava avendone intuito la bontà e la nobiltà d’animo, ha scelto di servire il suo paese e l’ha lasciato andare. Così, per non farlo troppo soffrire, gli hanno cancellato la memoria di quell’incontro. Un po’ come succede in Se mi lasci di cancello. Ma esattamente come in Se mi lasci ti cancello, non è così semplice eliminare un sentimento come l’amore. E quando la principessa torna a fargli visita perché vuole vederlo un’ultima volta, il suo cuore ricorda qualcosa.

Quando la guarda allontanarsi, fa una cosa che fa davvero di rado, si toglie lo zuccotto rosso, perché davanti ad un grande amore bisogna essere deferenti, anche se sei Paperoga.

paperoga 2

Forse solo la principessa aliena ha capito chi è Paperoga. E per farlo ci doveva venire dallo spazio, perché noi non lo avevamo capito.

Chi ti ama ti riconosce, sa vedere oltre quello che vedono gli altri, persino oltre come vuoi apparire tu stesso.

Come ha scritto Jeanette Winterson: as your lover describes you, so you are.

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tecno

Trovo che certe vignette dei fumetti siano vere e proprie opere d’arte. Questa in particolare è la foto di un ladro. Anzi no, un cacciatore.

Nel numero 3000 di Topolino ho trovato questa vignetta, parte della storia a mio parere più interessante della copia speciale del fumetto della Disney. La storia in questione è piuttosto breve, come gran parte delle storie veramente interessanti, e si intitola Archimede, Edi e il Cacciatore di Passato. Solitamente non amo in modo particolare le storie di Archimede ma questa… questa è figa. I disegnatori hanno scelto di tingere tutto di colori insoliti, facendo passare Archimede dagli anni 70 ai nostri giorni, cambiandogli pettinatura e abiti a seconda del gusto dell’epoca. Parallelamente lo troviamo preso ad inseguire le tecnologie che cambiano, velocemente. Il tempo non aspetta nessuno, mio caro aiutante, dice in apertura della storia al suo fido Edi. Ed è così. Gli anni passano, le mode anche, la musica che si ascolta e i vestiti che si indossano. La costante? Un ladro. Un ladruncolo che appare e scompare di quando in quando e si porta via qualcosa.

Un giorno Archimede si sveglia e scopre che tutto ciò che serve può essere trovato nello spazio di una memoria grande come una pallina da golf. Tutto. Ma proprio tutto. Sarebbe corretto dire IL TUTTO. E quel giorno incontra quel ladro, un essere particolare, programmato per non avere memoria, che per sentirsi più umano gira la storia rubando le memorie conservate dalle tecnologie per serbarle. Commosso, Archimede fa in modo di richiamare la memoria del mondo, un turbine confuso di miliardi di piccole memorie individuali e collettive. Quanta…vita! Esclama il cacciatore-ladro.

Alla fine Archimede ha imparato qualcosa: Il presente sarà presto passato…e dobbiamo tenercelo stretto, se vogliamo avere un futuro! Così inventa la macchina emoziografica, che non cattura le immagini ma i sentimenti.

Ne possediamo tutti una, a sinistra del petto.

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Mentre i partiti continuano una guerra di posizione trinceata sulle alleanze o non alleanze di governo, in un momento in cui il popolo italiano è spaccato in 4 parti praticamente uguali, tra chi ha votato centrosinistra, centrodestra, grillini e astenuti, tutto va avanti come se non stesse succedendo nulla.

Le tasse sono sempre quelle, le difficoltà pure. La gente senza lavoro affronta gli stessi problemi di ieri, al massimo è più numerosa e più incazzata. Insomma, anche se sembra che il massimo problema sia con chi fare o non fare il governo, il tempo continua a scorrere, per lo più uguale a se stesso.

Anche zio Paperone affronta gli stessi problemi di sempre, più o meno come i nostri imprenditori. A modo suo, ovviamente.

Nel numero 2985 di Topolino, zio Paperone è vittima di un complotto ideato dai suoi nemici di sempre: Cuordipietra Famedoro, Rockerduck, Amelia e la Banda Bassotti. L’idea è quella di distruggere Paperone, in modo che ognuno dei perfidi cattivoni possa ottenere ciò che ha ha lungo desiderato. La Banda Bassotti, i soldi di Paperone; Amelia, la sua Numero Uno; Famedoro e Rockerduck, il primato di miliardari più ricchi del mondo.

Per fare questo, è necessario innanzitutto mandare in tilt le difese del suo deposito. Come sappiamo, Paperone è uno che ama difendersi nello stesso modo in cui si è fatto: da solo. Con un piccolo aiuto dal suo fucile spara sale. E come sappiamo, Paperone non tiene i suoi soldi in banca. Crede nella liquidità. I soldi li terrebbe sotto il materasso, ma essendo troppi si è costruito un deposito, perché non c’è nessun miglior custode della sua fortuna se non egli stesso.

Il primo pericolo che gli viene in mente al momento dell’attacco al deposito, guarda caso, non è nessuno dei suoi acerrimi nemici, ma un nemico in giacca e cravatta molto più insidioso, contro il quale Paperone è solito usare deterrenti di sicura efficacia: il fisco.

imprenditore 1

In realtà non sono gli agenti del fisco venuti a riscuotere, ma un doppio attacco di Amelia e la banda Bassotti.

Paperone perde tutto. Ora non resta che sgretolare in borsa il suo impero finanziario.

imprenditore 2

Capito bene? E’ una follia, dice Rockerduck.

Certo che lo è. Paperone è sul lastrico ma non è per via della sua incapacità di imprenditore o perché i suoi prodotti non vanno. Nessuno ha saputo difenderlo. Nessuno ha potuto impedire che i frutti del suo lavoro gli venissero sottratti. La finanza è lontana dall’economia reale? Beh, se si vuole leggere la vicenda in modo forse fazioso, ma magari veritiero, sì. E fa un sacco di casini.

Come finirà la storia? Non ve lo racconto. Scopritelo. Fatevi prestare Topolino dai vostri cugini più piccoli.

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