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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: felicità

Voglio aprirla così questa storia. Che è una storia anche se non c’è una trama, ma per una storia non c’è bisogno che ci sia. Il punto è che ho scoperto un account. Non so chi ci sia dietro, forse non mi interessa per niente. Anzi, effettivamente proprio non mi interessa. Tanto chiunque ci sia per me sono sempre loro, I Fratelli Pheega.
fratelli pheega Ce ne stanno migliaia di account farlocchi ma questo…questo non è farlocco. Questo ha una missione e non è quella che credete. Sì, certo, la figa è al centro delle attenzioni e degli interessi, ma in realtà c’è molto di più dietro. I Fratelli Pheega sono non conformisti estremamente tradizionalisti, sessuomani fedeli, castigatori ma non castigati, politicamente scorretti, uomini veri che vogliono solo donne vere. A quanto risulta dalla loro timeline, il primo tweet lanciato è il seguente:

In pochi mesi, le loro pillole hanno arricchito la vita e l’autostima dei follower. Senza fare sconti, senza perbenismi inutili e senza pudori fuori luogo, l’argomento è in realtà l’amore passionale, quello carnale che unisce due amanti. Non quelli finti, che inventano scuse o mettono al primo posto la partita di calcetto o il Grande Fratello. Quelli che mettono al primo posto il proprio uomo o la propria donna, unica ragione per la quale vale la pena profondere il massimo delle energie.

E tutti i problemi del mondo, le insicurezze, le pippe mentali…nonono i Fratelli Pheega non le concepiscono.

Sono femministi d’avanguardia

Consulenti matrimoniali

Amatori rinascimentali

Insomma io ho deciso che li amo, e che sono d’accordo con la totalità delle loro affermazioni sull’amore, sul sesso, sulla vita. Credo che la ricetta per una storia d’amore felice e duratura stia tutta nei consigli dei Fratelli Pheega, che vi consiglio di seguire, far seguire e ubbidire sempre alla lettera. Non sbagliano mai. Sono praticamente infallibili. E vi raccontano che il 90% dei problemi che solitamente si vivono in una relazione sono falsi problemi, pippe immani, cagate. E che la felicità di coppia esiste, è possibile, ed è bellissima.

E se quello che leggerete vi sembrerà volgare, siete persone tristi e infelici, e non capite che per i Fratelli Pheega una storia d’amore è una favola meravigliosa:

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Tutta questione di fantasia, di immaginazione, è quella che ti fa fare le cose. E’ l’idea di come le cose potrebbero uscire fuori che spinge la gente a farle. Ormai ne sono convinta.

Per esempio, ci sposiamo perché immaginiamo che tutte le mattine ci sveglieremo avvolti dall’amore e dalla gioia, e fare colazione sarà bellissimo e gli occhi assonnati di chi amiamo saranno per sempre un dono prezioso. Ci compriamo la macchina perché immaginiamo che quella macchina ci renderà più fichi, che girare con il gomito appoggiato sul finestrino abbassato, il vento nei capelli e gli occhiali da sole ci renderà belli. Evitiamo di mangiare burro fritto perché immaginiamo che il costume a luglio ci starà bene, meglio, o benissimo, e immaginiamo la nostra pelle tesa sotto il sole bollente e leggermente umida, che abbiamo appena fatto il bagno.

Per farla breve, mi sono comprata il tablet.

E sì, l’ho fatto perché ho avuto uno slancio di immaginazione, di fantasia. Ho avuto l’idea che andrà tutto bene, che mi troverò a risolvere problemi in men che non si dica, a leggere il New Yorker, al quale mi abbonerò a breve, a comunicare come una vera cittadina del mondo, seduta su un treno, o su un aereo, o ad un caffè cosmopolita. Ho immaginato che avrò dei bei capelli, forse anche una bella giacca, sicuramente begli occhiali da sole, e sarò ben truccata e guarderò il traffico silenzioso di una città caotica mentre ho un’idea geniale e la butto giù e viene ancora meglio di come l’avevo pensata. E non è troppo caldo. E non è troppo freddo. E sono innamorata. E sono anche particolarmente scialla, non saprei dire perché.

E il tablet adesso sta lì e mi guarda, ancora inscatolato, dentro lo immagino luccicante e nuovo, come il tempo che vivrò tra un minuto o due.  O domani. O a Miami.

tablet

Poi magari vi racconterò di come l’avrò usato per giocare a Candy Crush, in pigiama, nel letto, spettinata e struccata, mentre penso che ho finito il latte.

Ma è una buona vita. Davvero buona. Io lo so. Ma non so perché.

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Da qualche giorno ho riscoperto che è decisamente possibile essere felici, e che anzi è una nobile arte, ma anche che non succede gratis. A qualche cosa devi rinunciare. E diciamolo, non è una cosa che tutti si possono permettere, perché essere felici è mediamente costoso ed è un salto nel buio.

Praticamente, ho deciso di tagliare. Sto riflettendo che non è la sicurezza che ti rende davvero felice, ma il pensiero che le cose vanno bene oggi, adesso, subito. A questo pensiero ho rinunciato per anni. E mmo mme so rotta li cojoni, come si dice dalle mie parti. Quindi ho mollato, per il mio bene. Ho mollato con dolore casa Staminkia, perché ho mollato un lavoro a Roma, perché ho mollato quel senso di responsabilità e serietà per il quale pensavo ok, faccio questo perché un giorno andrà tutto meglio, e adesso va così, ma è giusto perché uno deve un po’ soffrire per poi essere felice.

E chissà come mai, io resistevo resistevo, e poi felice ero solo quando scappavo via e raggiungevo le cose e le persone che mi fanno stare bene davvero. Perciò…ho tagliato. Ho tenuto l’essenziale. E non ho alcuna idea di cosa succederà. E se qualcuno mi chiede come sto, mi sento quasi in colpa a dire bene.

E’ bello svegliarsi al mattino e fare colazione con calma, avere voglia di accendere Spotify e potersi organizzare la giornata in autonomia. E’ bello ridere quando qualcuno dice cacca, amare, concedersi cose, commuoversi, e cucinare anche. E soprattutto dedicarsi a quello che ti interessa, che ti diverte, che tutto sommato non riesci neanche a chiamare propriamente lavoro.

E poi è bello ascoltare i White Lies e riempirsi il piattino dell’aperitivo con più cose di quante ce ne possano entrare, e riflettere che questo inverno non hai mai avuto davvero freddo, per la prima volta dopo tanti anni. E ormai è tardi per avere freddo, se ne riparla a novembre. Ormai basta.

E in fondo penso ancora che questa non è la vita vera. Ce l’ho questa retroidea che l’idillio con se stessi, con la propria macchina, con le strade e con il tempo prima o poi finisce.

Per ora c’è.

E rido da sola se dico cacca.

E ringrazio Michele per questa foto mentre mezza dormivo in autostrada.

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La Selbmann e l’Atroce sono in fila alle poste, dove la cosa migliore è teorizzare. Al lungo semaforo di Porta Romana, si sono detti che la politica è un sacco dentro alle cose, forse troppe, proprio dappertutto, in tutti i discorsi e a volte, detto fra noi, te la porti pure a letto. E uno tifa già allo stadio e diventa impegnativo avere troppe squadre a cui stare appresso.

E nessuno vuole vivere in perenne campagna elettorale. Le persone vogliono solo essere felici, provarci, e cercano come possono una cosa sola, che poi è stare bene. Alcuni vogliono diventare ricchi, ad altri non interessa. E questo, come tutte le verità, è estremamente banale.

La teoria è semplice: va su un governo e se tra cinque anni io sarò stato bene, rivoterò quel governo. Se sarò stato male, ne voterò un altro. Nel frattempo, però, non rompete troppo i coglioni che ho parecchio da fare.

Invece no. Perché è forte la tentazione di scambiare il “sarò stato bene” con “hanno deciso ciò che mi serve, perché lo sanno meglio di me”. Meno comune è leggere “sarò stato bene” con “ho deciso cosa è meglio per me e non mi hanno rotto i coglioni mentre ho cercato di ottenerlo”.

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liberi

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Ammetto che non ero sintonizzata. Stavo leggendo nelle calde coltri. Dal piano di sopra sento distintamente provenire il suono della tv accesa dei miei cari vicini. Io e la mia coinquilina Mary ci guardiamo spaurite. Quando voglio sapere che cazzo succede butto un occhio su Twitter.

Leggo:

Capisco che sta avvenendo qualcosa in tv, qualcosa che non posso perdere. Quando si parla di trash, la Sora Cesira c’è sempre, non mi delude. Controllo cosa scrive:

Ok, bisogna sintonizzarsi sulla Rai. In casa Staminkia non abbiamo una tv. Mi giro: Mary metti Rai1 streaming, c’è qualcosa di grosso.

Immaginate un posto grosso e stracolmo di anziani, con un palcoscenico che ospita: soldati russi, Al Bano (come sempre vestito come uno che ha una piatagione di cocco in Sudamerica), la mamma di Al Bano, Romina che, come dice la Sora Cesira

Gianni Morandi (che ha appena compiuto 32 anni), quello coi baffi dei Ricchi e Poveri e Pupo. E poi altra gente, che va e viene…

al bano

Voi dite che è un concerto, ma secondo me no. E’ di più. E’ La Locura. Lo sapete cos’è La Locura? E’ l’Italia del futuro!

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Vorrei raccontare una storia.

La storia è quella di una giovane donna, una mamma single. La vita di una mamma single non è facilissima, ci sono un sacco di cose che devi fare da sola. Ma lei riesce a sorridere, perché prende in prestito una vecchia canzone di Aretha Franklin, che si chiama One Room Paradise, e la canzone dice che per essere felice non ha bisogno di altro che del suo piccolo paradiso a una stanza e dell’uomo che ama. La storia è quindi molto semplice. La giovane donna vive in una piccola casina con suo figlio, che è l’uomo che ama, e grazie ai mobili dell’Ikea riescono a trovare spazio per tutto, anche per un cagnolino, e riescono ad essere felici. Lei si prende cura del figlio in modo totale e amorevole, e quando si concede uno strappo alla regola è l’ometto di casa a preparare la colazione e portargliela a letto, e ad asciugare le sue lacrime quando un film fa commuovere tanto. Anche questa è una famiglia tradizionale, perché l’amore è la cosa più tradizionale che esista.

Fine della storia.

Vi è piaciuta?

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Questa è la foto di un bersaglio mobile:

atroce

Ha la testa un po’ rossa… si è scottato recentemente. E’ una venue. Sì, sai quelle di Foursquare? Ecco, come quelle. E’ una venue umana, o quasi.

No ok, è il caso che vi spieghi meglio.

Foursquare. Brevemente, il trionfo del check in. Mal utilizzato, per lo più. Dovrebbe essere uno strumento per dare una spinta a eventi, locali, negozi, posti che hanno bisogno di notorietà per sopravvivere. Oppure per quelle cagate paurose che sono i flash mob. Luoghi che se la gente non ci va… semplicemente non campano, non esistono.

Ecco quello nella foto sopra è uno di questi posti. Sì, lo so che è una persona. Ma non diteglielo, ci rimane male. Lui si è registrato come venue su Foursquare. In particolare come bersaglio mobile. Atroce…

Se lo incontri, puoi farci check in. Non so se lo puoi anche colpire con qualcosa…la prossima volta che lo vedo, anche in lontananza, ci provo. Anche perchè Foursquare l’ho tolto, mi sapeva l’inutilità, perciò non posso farci check in. Ma posso colpire l’atroce.

Se becco l’atroce  in ascensore mi coglie un atroce senso di perplessità, e lui lo immortala.

io vista dall atroce

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