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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: figli

Vorrei raccontare una storia.

La storia è quella di una giovane donna, una mamma single. La vita di una mamma single non è facilissima, ci sono un sacco di cose che devi fare da sola. Ma lei riesce a sorridere, perché prende in prestito una vecchia canzone di Aretha Franklin, che si chiama One Room Paradise, e la canzone dice che per essere felice non ha bisogno di altro che del suo piccolo paradiso a una stanza e dell’uomo che ama. La storia è quindi molto semplice. La giovane donna vive in una piccola casina con suo figlio, che è l’uomo che ama, e grazie ai mobili dell’Ikea riescono a trovare spazio per tutto, anche per un cagnolino, e riescono ad essere felici. Lei si prende cura del figlio in modo totale e amorevole, e quando si concede uno strappo alla regola è l’ometto di casa a preparare la colazione e portargliela a letto, e ad asciugare le sue lacrime quando un film fa commuovere tanto. Anche questa è una famiglia tradizionale, perché l’amore è la cosa più tradizionale che esista.

Fine della storia.

Vi è piaciuta?

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VERONIKA: bisogna dire che lo spagnolo si capisce.

IO: beh magari quando lo parlano lentamente.

VERONIKA: il brutto è parlarlo. e poi mi dicono che è un botto difficile scriverlo, perché ci sono tutti gli accenti…

IO: gli accenti spagnoli hanno regole precise. Le devi solo studiare. Il francese è peggio, gli accenti sono a cazzo di cane…

VERONIKA: si?

IO: ciao mary!

MARY: …cosa vuoi?

VERONIKA: non vuole niente…

IO: niente solo ciao mary!

VERONIKA: …è solo che tu le sei simpatica…

MARY: mi guardi come se vuoi qualcosa.

IO: ciao!

VERONIKA: …e io antipatica…

IO: Ciao!

VERONIKA: … e quindi non vuole parlare con me…

MARY: Perchè Veronika continua a parlare?

IO: Questa è una casa di pazzi.

VERONIKA: … ma con te sì. Voglio un figlio.

IO: non guardare noi, non possiamo aiutarti.

VERONIKA: tu sembri incinta.

IO: non per ora.

VERONIKA: non vuoi un figlio? Una piccola Veronika che balla balla balla?

IO: è proprio quello che mi serve. Una piccola Veronika.

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A volte mi chiedo se riuscirei a gestire una seconda persona oltre  me stessa. Mi spiego, già io mi gestisco a mala pena, procurandomi regolarmente dei pasti e curando la mia persona al limite della decenza del mondo occidentale. Come potrei gestire… un figlio?! Mi sembra una cosa decisamente infattibile. Ne ho avuto recentemente prova.

E’ un caldo pomeriggio di giugno. Decido di uscire con la mia amica Renato e la mia amica Rincojonita, la quale ha un bellissimo bimbo di nome Djacomo. La D è muta. Ci fermiamo in una piazza gremita di gente per veder uscire due novelli sposi dalla chiesa. Fuori gente elegante in modo improbabile, curiosi, invidiosi e altre tipologie umane.

Finito lo spettacolo, Rincojonita afferma: mmmh sto gnomo non ce vole più sta qua dentro, famolo camminà un po’ vva. Me seguite col passeggino?

Io e Renato siamo pronte ad un incarico così facile. Rincojonita parte in quarta e noi la dovremmo seguire a ruota. Ma qualcosa ci blocca.

Il passeggino non si muove. Intuiamo che ha il freno inserito. Sbloccarlo sarà un gioco da ragazzi!

Ecco forse dobbiamo tirare lì. No no aspè, spingi di là… oppure al centro. Tira… no sposta.. 

Renato mi guarda.

Io la guardo.

Se lo caricamo? 

Ignominosamente ci carichiamo il passeggino e lo portiamo a mano, ci facciamo togliere il freno da Rincojonita. Che è meno rincojonita di noi.

Per fare i genitori ci vuole talento…o anche un cervello normodotato.

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IO: daje te metto dolce Mara…

CONTESSA: Ah, questa è la fia de Tognazzi. madò quanta ggente conosco…

IO: vedi Belen non ha preso mezzo chilo! E tu?

CONTESSA: Co ste panze quanto so rridicole! Pare che li sanno fa ssolo loro li fiji! Pure le gatte fanno li fiji! li cani, li topi…li fanno li fiji!

IO: Tu non eri come Belen…

CONTESSA: Tutte ste ciciate… io non l’ho fatte.

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La corsetta al mattino prima di andare a lavoro, quando io normalmente mi trascino tipo lumaca sovrappeso verso la cucina e accendo il gas sotto il caffè. Invece qui inizia con una corsetta, e tu sei un tipo ben mantenuto che ha la maglietta sudata, e nello stesso momento tua sorella ti chiama che sta cambiando vita, impacchetta roba e figli e torna a casa dai suoi, cioè dai tuoi, perché è rimasta senza un centesimo e il suo ex marito è una sedicente rockstar drogata. Poi ti chiama tuo padre, un gagliardo vecchietto ancora piacente, che ti chiede una mano. Tu ne hai per tutti. Anche per l’altra tua sorella, che ha enormi difficoltà ad essere avvocato di successo e brava madre, nonché moglie, il che non è mai impresa facile. E tuo fratello minore? Non ce lo mettiamo? Sembra quasi che lo faccia a posta, invece è strano veramente, però è simpatico.

E non dimenticarti che hai anche i tuoi problemi a cui stare appresso. Moglie, due figli, il tuo lavoro, con tante sorpresine.

Ma poi ti rendi conto che in realtà tutti i casini sono molto più sopportabili perché intorno hai tutta questa masnada di gente, la tua famiglia. Il lavoro più difficile del mondo ma anche quello che ti dà più soddisfazioni.

Se siete curiosi, vedetevi pure voi Parenthood. Specialmente se siete genitori…

E specialmente perché si apre con questa canzone:

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