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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: lazio

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Sono migliaia di anni che si dice che la musica di oggi fa cagare. Sono migliaia di anni che si dice che i giovani di oggi fanno cagare. Questo mi annoia molto. Io non sono mai stata d’accordo. Anche se non sono più annoverabile tra i giovani, diciamolo. Quindi, non so se i giovani di oggi siano già altro. Sono rimasta che oggi i giovani sono hipster. E devo dire che a me questa roba hipster tutto sommato non mi dispiace per niente, lo ammetto.

Soprattutto perché io, vivendo a Roma, in particolare a Roma Nord, identifico tutto quello che è hipster con I Cani. E collego I Cani con Wes Anderson, e visto che io adoro Wes Anderson adoro I Cani e di Roma Sud non ci capisco un cazzo e forse non mi interessa molto. Mi interessa solo perché i The Pills stanno a Roma Sud e raccontano Roma Sud e mi fanno morire.

Io Il Sorprendente Album d’Esordio de I Cani me lo sono consumato a forza di ascoltarlo. Oooh sì che è furbacchione, certo che lo è! Ma a me è piaciuto e ormai non mi basta più. Anzi, non mi bastava più, perché fortunatamente I Cani sono tornati con la canzone nuova, perché adesso uscirà il secondo album e io lo aspetto, anche se avendo trentanni non dovrebbe piacermi niente che sia hipster. Invece a me hipster piace. Sticazzi.

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MARY: sento la voce di BABBINI TOUR OPERATOR. 

IO: vado a nascondermi nel cesso, dì che sono uscita.

Il silenzio mi accoglie all’uscita del cesso. Sento solo il rimbalzare di qualcosa sul letto.

VERONIKA:

MARY:

LUKA:

BABBINI TOUR OPERATOR: Ciao, comodo il mio vecchio letto.

IO: che puttana. scendi subito dal mio letto. e voi??? non l’avete fermata. volgarissime prostitute…

MARY: temeva il tuo ritorno, Babbini.

IO: certo che lo temo.

BABBINI TOUR OPERATOR: stanotte dormo qui nel tuo letto. non te l’hanno detto?

IO: scordatelo. anzi sì vieni, farò scoreggie e sventolerò le lenzuola. oppure le teniamo a tenuta stagna che ci riscaldano.

BABBINI TOUR OPERATOR: che schifo. una cosa schifosa. Veronika si sta sentendo male, guardala… comunque sono tornata per riprendermi il mio comodino.

IO: manco per il cazzo. ormai è mio. per usucapione.

BABBINI TOUR OPERATOR: stanotte ti russerò nel letto.

IO: nel cuore della notte mi sveglierò e ti ci farò trovare il padrone di casa al posto mio domattina. e vi faccio portare il caffè a letto dalla moglie.

BABBINI TOUR OPERATOR: nooooooooooooooo! 

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Un vecchio detto recita: Paese che vai, usanza che trovi.

I Senesi, ad esempio, amano ammassarsi a Piazza del Campo per godersi lo spettacolo del Palio. A Gubbio, a parte Don Matteo, hanno i Ceri. A Ivrea si gonfiano tirandosi le arance.

A Viterbo c’è la Macchina di Santa Rosa.

[…]

Come una lanterna attira le falene, la Macchina chiama a sé i più disparati casi umani. Negli anni vi sono stati una serie di personaggi che vorrei ricordare in questa sede.

Come la vecchia fuggita da Villa Rosa, che di notte si presentò davanti al Santuario e regalò ad uno dei miei colleghi una statua di Sant’ Antonio alta un metro, trafugata dai giardini della celebre casa di cura…

…CONTINUA A LEGGERE SU LIBRERIAQUALUNQUE!

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Una volta mi trovavo in Portogallo, per la precisione a Porto, che è una città bellissima. Dentro una delle chiese di Porto c’è un piccolo museo e dentro ci ho trovato una statua in legno che rappresentava Santa Rosa. Essendo io viterbese mi sono ovviamente ipergasata perché a Viterbo Santa Rosa è la festa più importante dell’anno. Se in questo periodo devi prendere un appuntamento dal dentista, la segretaria ti dice che c’è posto dopo Santa Rosa. Il mio commercialista mi ha detto di chiamarlo dopo Santa Rosa. Tutto si fa dopo Santa Rosa. In pratica, Santa Rosa è più importante del Natale. Il Natale non è un cazzo in confronto a Santa Rosa e chi non è di Viterbo non può capire.

La Macchina di Santa Rosa non è veramente una macchina, è un campanile, una torre, una cosa alta una trentina di metri e la portano 100 uomini che si chiamano Facchini di Santa Rosa. Che sono questi:

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La portano sulle spalle e pesa parecchio. Infatti sono tutti omaccioni grossi e fanno una gran fatica. Visto che la cosa è parecchio sentita, hanno iniziato a far portare ai bambini una Macchina più piccola e quella più importante è quella del Centro Storico. L’altra è quella del quartiere Pilastro e sono rivali e si schifano anche un po’. Chi ha i figli troppo piccoli per fare i Facchini li veste lo stesso da Facchini. E ultimamente ci vestono anche le bimbe appena nate.

Ma la Macchina quella grossa si porta il 3 settembre dopo cena. A una certa ora chiudono le strade e non si può più passare. E sono migliaia e migliaia le persone che si ammassano e prendono posto nei punti dove si vede meglio, alcuni (pochi) dalla notte prima, altri da mattina presto. Le vecchiette mettono le sedie e ti linciano se gli passi davanti. Si litiga su tutto e tutti invidiano quelli che hanno una finestra o un balcone lungo il percorso della Macchina. Alcuni si infiltrano nei terrazzi condominiali fingendosi parenti di qualcuno, tanto col buio non se ne accorge nessuno. Se sei un comune mortale, poggi il culo sui sampietrini e aspetti 4, 5, 6 ore. Fai a turno a sgranchirti le gambe e pisci in luoghi di fortuna. Quelli più sculati sono quelli che lavorano al Comune e ovviamente i politici. Poi ci sono le tribune, ma se stai sulle tribune sei una mezza pippa, i veri viterbesi non credono nelle tribune. I veri viterbesi non si perderebbero mai il trasporto della Macchina e assolutamente non credono nelle tribune. I veri viterbesi passano la settimana precedente al trasporto ad architettare una strategia per vederselo per bene. Si può arrivare a litigare sul luogo dove vedere la Macchina, si perdono amicizie, si toglie il saluto. Ci sono quelli che narrano dell’anno in cui la videro alla salita finale, leggende, miti senza alcuna conferma storica.

Ogni anno pensi che dovevi portare una giacchetta che a ‘na certa fa ffreschetto. Ogni anno qualcuno dice che c’è stato un momento che la Macchina quasi cascava. Tutti i video che stanno su Youtube fanno schifo. Qualsiasi video della Macchina fa schifo. O si vede dal vivo o non ci si rende conto.

Se domani sera non sapete che fare, venite a Viterbo, ma non oltre le 17, perché poi non trovate posto da nessuna parte e la vedete da schifo.

E dopo non siete veri viterbesi.

machena

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Sebbene oberata di studio e ansia tipica di chi fa un concorso pubblico d’estate, mi sono tuttavia concessa un paio di giorni con le chiappe a mollo nella ridente località di Tarquinia. Non è argomento nuovo per questo blog. Tarquinia è parte della mia storia. Abbiamo tutti i nostri lati oscuri, Tarquinia è un po’ il mio lato inquinato, quel lato che avrebbe bisogno di un restauro, anche solo un’imbiancata.

Iniziamo col dire che non sei un vero frequentatore di Tarquinia se non ricordi a memoria la successione degli stabilimenti balneari dal Porticciolo alla Foce. E tu lo devi sapere, lo devi cazzo sapere che ogni stabilimento ha il suo popolo, che divide le classi sociali in compartimenti non troppo stagni, perché siamo comunque al mare, e il costume è una livella, la sabbia sul culo umido è una livella, l’acqua torbida e oleosa del litorale dove vai ad ammollarcelo è una livella. E quella è la livella più democratica e quindi spietata. Tu hai il macchinone e i soldi, io no, però il culo lo ammolliamo nella stessa melma. Adesso io e te siamo uguali.

In questi due giorni di mare sono finita per caso nello stabilimento della cacca. La cacca è un concetto che conosco sin da piccola. La cacca sono tutti quei cognomi che si sa chi sono. Figlio di, nipote di, moglie di, imparentato con. La chiama cacca la Contessa, la chiama cacca mia mamma e perciò la chiamo cacca pure io. La Contessa ha sciarpellato fino all’ombrellone, si è seduta sulla sdraio, si è guardata intorno per qualche secondo ed ha commentato: Mmmmh…Quanta Cacca….

Eh sì in questo stabilimento c’è tanta cacca. Ma a me fa un sacco ridere. Mi fa ridere che questi arrivano in spiaggia e appena appoggiano la pianta del piede sudato sulla passerella di cemento elencano ai clienti storici le mete che hanno calcato prima di approdare a questa crudele e sabbiosa livella sociale. Un paio di loro, mentre pranzano al fresco del self service, commentano che lo stabilimento non è al livello di una volta. Eh no, se ci sto persino io… direi proprio di no. O forse è la cacca che non è al livello di una volta. Specialmente quando assisti alla scena del maschio non più giovane che afferma di chiamarsi Ranieri e rimarca ad alta voce, con il tuo orecchio a due centimetri, che cognome importante eh?! 

Chissà se i Ranieri, quelli veri, hanno la sabbia sul culo e lo ammollano nella melma come me…

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IO: il 21 agosto esce Monsters University!

EGLI: e che è?

IO: sarebbe il prequel di Monsters and Co!

EGLI: bbbeeello! praticamente.. mi stai dicendo che è uno di quei film che da piccoli avremmo visto al cinema di Tarquinia…

In effetti no, non stavo dicendo questo. Però è vero. E’ decisamente uno di quei film.

Io ho una foto con una tartaruga ninja. E ce l’ha anche mio fratello. Ovviamente ora lo so che erano persone mascherate da tartarughe ninja. Ma allora non lo sapevo. Ero piccola, e mio fratello era più piccolo di me. Perciò quelli per noi erano le tartarughe ninja. E dirò di più. Poteva anche venirmi il sospetto che fossero persone mascherate, ma quanto meno erano persone speciali, autorizzate a portare quelle maschere meravigliose durante le occasioni ufficiali. E quella era un’occasione ufficialissima perché era la prima di Tartarughe Ninja III. Eravamo emozionatissimi. Quando andavamo al cinema ci concedevano le Cipster, ma solo perché non erano fritte. Oltre ai compleanni, erano le sole occasioni in cui potevamo mangiare schifezze, ma moderatamente.

Insomma successe che quando uscimmo dal cinema, ad aspettarci c’erano le tartarughe ninja e noi ci abbiamo fatto la foto.

E adesso è particolare, perché a me piacerebbe andare a vedere Monsters University in quel cinema a Tarquinia, che neanche so se è ancora aperto. Mi piacerebbe mangiare le Cipster e magari trovare all’uscita i personaggi di Monsters University. E anche se adesso sono grande ci farei la foto e sarei felice. Come una tradizione, ma nuova. Perché è anche tradizione che i tempi cambino.

E secondo me non ci sarebbe niente di più giusto. Lo dicono proprio i segni. Se vai sul sito della Monsters University è più bello dei siti delle università normali. Tanto che mi è venuta voglia di ricominciare a studiare e mi sono iscritta:

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E il motto dell’università è Tradition and Diversity. Che poi, a pensarci bene, è il mio credo politico, è la mia vita, è il modo in cui sogno di vedere Monsters University.

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E da oggi, è anche il mio nuovo motto.

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La mia città natale mi offre sempre motivi per i quali non vorrei mai tornare a Roma. Un esempio è il cappuccino per deperiti. Funziona che tu pensi sia finito e invece il barista ti fa PETTAAA! E aggiunge roba.

Il risultato finale è questo:

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A me serve. Ho bisogno di vitamine, energie, zuccheri.

Esci dal bar carico come un maratoneta, fai due passi e sotto una scuola vedi la scritta:

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Se spasamo un botto è …semplicemente mitico.

Per chi non è delle mie parti, significa ci divertiamo parecchio. Quindi ho pensato… come lo dite voi??? Come si dice dalle vostre parti quando uno si diverte un mondo?

Da noi si dice anche se spaccamo

Ditemelo!!!!

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