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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: napoli

Il fatto è che ormai ce lo hanno detto in tutte le tinte ed è normale essere un po’ stanchi di questa predica. Sappiamo tutti che la tv non è la vita reale, che la fama e il successo sono falsi miti, che i soldi non sono tutto nella vita e che le cose semplici e autentiche sono quelle che davvero ti danno la felicità.

Così ci siamo sorbiti l’ennesima storia dell’uomo semplice, del bravo guaglione che vive un po’ di lavoro e un po’ di espedienti, ma soprattutto di famiglia, di figli, di moglie, di parenti…tanti! Luciano Ciotola vive a Napoli ed ha una pescheria. E’ uno che ha lavorato tutta la vita ma non è mai diventato ricco. Ma va? E io che credevo che bastasse lavorare.. Luciano è esuberante, sciolto, simpatico e tutto sommato pure piacente, a suo modo.

Poi partecipa ad un provino per entrare al Grande Fratello e inaspettatamente lo chiamano per un secondo provino, a Roma. E niente, perde la testa, molla le redini per inseguire questo pallino di entrare nella Casa insieme ad altri coattoni a fare il bagno, schizzarsi, farsi i gavettoni, parlare di cazzate, scopare forse…quando ti dice bene. Insomma molla tutto, sicuro che lo chiameranno. Non esiste più altro per lui e manda a puttane la sua vita per sempre. Alla fine riesce pure ad entrarci nella Casa, di nascosto, alla fine del film.

Quindi? Dov’è la sorpresa? Il Grande Fratello è una mania passata, in tv non lo guarda più nessuno. Mi dirai che la vera mania oggi è il talent! Questo film avrebbe avuto senso tra gli editoriali intellettuali e bacchettoni che smerdavano il Grande Fratello almeno 10 anni fa. Ricordo ancora quando in quinta liceo il professore di lettere, al compito in classe, ci diede un titolo proprio sul GF. E si parla, appunto, di almeno 10 anni fa.

Perciò il tema è vecchio, ha rotto le scatole. Le cose vecchie, hai due modi per trattarle: o le scarti, e quindi non le tratti proprio, o le rileggi, mettendole sotto una nuova luce. Ma in questo film, Reality, non c’è niente di nuovo. Solo dei bravi attori, molto credibili. Ma disgraziatamente non basta per renderlo meno noioso, ma soprattutto meno risentito. All’inizio la gente ride e si diverte, verso la metà inizia a sbadigliare, poi si aspetta almeno il colpo di scena ma… niente, manco quello. Niente che vada al di là della critica al modello di fancazzismo e svolta easy che ti propone il reality come format televisivo, come format di vita. Cose che ci siamo già sentiti raccontare e sulle quali abbiamo ampiamente discusso, senza successo, perché se una cosa piace piace, finché non piace più.

E infatti non piace più. Perché dovrebbe piacere il film che ne parla?

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Stringendo al massimo, riducendo all’osso, quello che è importante, quello che ti fa stare bene, è il calore.

Ci sono cose, come la vittoria, che possono darti una momentanea illusione di calore.

Potresti essere un calciatore famoso, un uomo per bene, tutto d’un pezzo, appassionato e onesto. Sei all’apice della tua carriera perché hai segnato un golasso incredibile e tutti ti adorano. Però ti fai male durante un allenamento e rimani fregato. Ma anziché sentirti perso capisci che la tua vocazione è fare l’allenatore, però nessuno te ne dà la possibilità. Eppure hai una tattica vincente, magnifica, un programma minuzioso, quello schema che chiami L’uomo in più. Per inseguire questo pallino rinunci anche all’ultima possibilità di essere felice con la donna che ami. Quella sarebbe stata una via d’uscita, o almeno un nuovo inizio. Ma piuttosto che rinunciare a quel sogno mandi a puttane la possibilità di venire apprezzato almeno come uomo, se non come allenatore.

Oppure, ad esempio, immagina di essere un cantante napoletano. Uno dei tanto per i quali il pubblico stravede sempre e comunque. Immagina che, anche non essendo più giovane, fai la vita del giovane, e del giovane coi soldi, perciò praticamente non rinunci a niente. Tutti ti adorano, e sicuramente è per via della tua musica, la cosa che ti dà il successo e che rende possibile tutto il resto. Sei circondato da soldi, fama, ammirazione e ottieni tutto quello che ti va. Chi se ne frega se non ami più tua moglie, tanto te ne fai una diversa ogni volta che ti gira. Poi un bel giorno ti trovano a letto con una minorenne e va tutto a puttane, anzi a puttanissime.

La differenza tra te che sei un cantante e quello che è un calciatore, è che tu alla fine sei più forte. Di finire i tuoi giorni da solo o ridimensionando le tue aspettative e i tuoi sogni non ti va per niente. Preferisci piuttosto mandare a fanculo tutto il passato, che è una cosa noiosa, e trovare una dimensione che ti sappia restituire un po’ di calore, stando in compagnia di chi sa apprezzare almeno il modo stupendo in cui sai cucinare la spigola.

Tu, contrariamente al calciatore, alla fine giungi alla conclusione che a vita è na strunzata, non nel senso che sia da buttar via, ma sicuramente è da prendere per il verso giusto, senza ammalarsi dietro alle cose, perché tanto la vita non è fatta che di momenti, uno di seguito all’altro, e tutto quello che ti dà ebbrezza è un altro momento, che passa veloce come una pippata di coca.

Il calciatore è convinto che nella vita non esiste il pareggio, accontentarsi è una merda, una cosa da deboli e da falliti, piuttosto meglio perdenti che pari e patta.

Tu invece sei convinto che alla fine, se hai abbastanza palle, trovi nella quiete del pareggio una bella vittoria. Così, senza che nessuno te lo abbia chiesto, senza che sia tuo dovere, aiuti questo sconosciuto calciatore a pareggiare in extremis, tanto per dare un senso diverso alla sua sconfitta. E allo stesso tempo pareggi pure tu, anche perché cosa vuoi fare a questo punto? Vincere? Nelle tue condizioni? Impossibile.

Ma perdere mai, perdere è una merda peggiore del pareggio. Meglio piuttosto trovar qualcuno che apprezzi la tua ottima spigola. E visto che a casa tua non ci viene più nessuno….

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Già dall’asilo i bambini dicevano che era arrivata la Sedeman.

Nella mia città poi è facile che si trasformi in Serbema.

La versione più comune è sicuramente Selman. La più universalmente accettata, quella che ormai anche io inizio a dare per scontata. Mi chiamo Selman.

Entri al ristorante e trovi che sul biglietto appoggiato sul tavolo che hai prenotato, qualora avessero accettato la tua prenotazione e non avessero pensato ad uno scherzo, c’è scritto Selva. Una volta ho trovato persino scritto Salma.

Un’associazione no profit continua a mandarmi lettere indirizzate ad una certa Selbhann. Un’altra è convinta che io mi chiami Belbmann.

Non mi aspetto comprensione da chi di cognome fa Rossi. Non può capire che palle è dover sapere a memoria in sequenza le città di Savona Empoli Livorno Bologna Milano Ancona Napoli Napoli. Sì, due volte Napoli, due n alla fine.

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Babbà, caffè, o sole, o mare, o Vesuvio, Pulecenella, shfojatelle…è tutto vero.

Era tempo che ne volevo testare l’effettiva veridicità e finalmente ieri ci sono riuscita. Non dite ai napoletani che Napoli m’è piaciuta. Già che ci siete, non ditelo a nessuno, ne va della mia reputazione. Resti una cosa tra me e il web.

E’ che quando vai a sud, te ne rendi conto prima di arrivarci davvero. E’ proprio nell’aria, non puoi non accorgertene.

Appena passi il casello uscendo da Roma, entri sull’A1 direzione Napoli. Per un po’ trovi punti di riferimento, poi… il deserto. Non un autogrill o un distributore per circa …mille chilometri. Ti scappa? Semplice, basta fermarsi sulla corsia d’emergenza. Se sorpassi sulla sinistra ti suonano.

Inizia a fare caldo, si alza la temperatura di circa 5/6 gradi. E mentre la temperatura si alza, la lancetta del carburante si abbassa, e tu inizi a sudare sia per il caldo sia perchè hai paura di dover chiamare il soccorso stradale rimanendo a secco.

Pian piano ti abbandonano le radio di casa. Addio Radio Roma Caput Music, ti abbandona anche Radio Incontro. Inizi a prendere Radio Cassino, e capisci che non c’è un modo per tornare indietro. Devi solo guidare, pigiare non troppo sul pedale, non accelerare bruscamente per non sprecare prezioso carburante. Chissà per quanto ti dovrà bastare…

Le indicazioni per le stazioni di servizio segnano 44 km, 40 km, 35 km. Non ce la farai così a lungo. Ma al sud tutto è possibile. Ce la fai! Arrivi alla stazione di servizio! Evvai! Appena parcheggi capisci di essere in terra straniera: un negozio vende solo gadget del Napoli. Ti senti solo e anche un po’ spaesato. E poi sei l’unico con il cappotto e la sciarpa.

Fai benzina e ti accorgi che il governo Monti ti ha già fregato. 1 litro sta a oltre 1,70euro. Più della vodka, della birra e di alcuni tipi di vino scadente. Ma sempre meno del Prosecco della Valdobbiadene.

Il benzinaio ti chiede: uvulìsciagtndyavke? Cioè: Una controllatina all’olio?

Sì grazie, che effettivamente è un po’ che ci penso. Dalla faccia del benzinaio capisco che l’olio sta una pezza, fa schifo, va cambiato. Ecco qui, manco so entrata a Napoli che già mi vendono cose che non voglio. E io accetto.

Cambiamo l’olio, via. Chiedo: ma quando devo farlo ricoltrollare poi? Io me lo scordo di sicuro… Il benzinaio mi rassicura e dice: “unsproccp sjihgineinvojpnen bienonwv”. Cioè: “Ma no signorina, stia tranquilla. Per aiutarla appongo una targhetta adesiva al motore, così potrà ricordarsi di quando ha effettuato l’ultimo controllo”. Sono molto brava in napoletano.

Ottimo.

Si riparte verso Napoli. Dopo un’interminabile fila al casello, la destinazione indicata dal navigatore Gremlin è Via Alessandro Volta, al parcheggio Brin. Non vorrei sbagliare strada. Accosto e chiedo ad un signore: mi scusi, per il Brin? Gentilissimo mi dice: “nnnavottrfades”. Cioè: “Deve proseguire per circa 500 metri, è proprio sulla sua destra”.

Finalmente all’arrivo. Grazie alla guida preziosa dell’amica Gambi e del suo papà, scopriamo le meraviglia di Napoli il giorno dell’Immacolata, ma soprattutto il giorno dopo che il Napoli ha vinto in Champions League contro il Villareal. La città è in festa. Il sole splende. Alcuni fanno il bagno al mare, in costume. Tu sei sempre quello con la sciarpa e il cappotto.

Passeggiando per Napoli sembra che la crisi non esista. Il Gambrinus è stracolmo di gente, i negozi vendono, i ristoranti sono affollati. Eppure la gente cammina per strada e senti che parla della borsa, dell’economia, della crisi…

Dopo un babbà e un caffè in Piazza del Plebiscito, un pranzo sul mare a Posillipo, una rissa in San Gregorio Armeno e uno struscio per le viette dietro l’Orientale, te ne torni a Roma con un peso nel cuore. Rimettiti sciarpa e cappotto.

L’ultima immagine di Napoli che ti rimane, passando per Corso Umberto, è un negozio che vende solo taglie forti.

L’insegna recita: SI ‘NA COSA GRANDE

Questa è un’altra, più famosa:

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