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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: roma

E’ finito ormai da un po’ il 2014. Non sappiamo se il 2015 sarà migliore. E no, non dipende dalle mutande rosse indossate per scavallare la mezzanotte, né da se hai avuto o meno rapporti sessuali selvaggi nel suddetto orario. Non dipende neanche da se mangi o no le lenticchie o se ti manda gli auguri qualcuno che odi.

Molto però si può fare per iniziare le giornate del nuovo anno con una marcia in più.

Noi di Casa Staminkia lo sappiamo bene, e infatti abbiamo passato tutto l’orribile anno da poco andato affanculo con una presenza quotidiana, costante e benevola. Il calendario degli One Direction.

Quando l’anno si avviava alla sua conclusione abbiamo avvertito sempre più potente una sensazione di vuoto incolmabile. Ci siamo a lungo interrogate su una possibile alternativa. Niente sembrava all’altezza, niente sembrava poterci rendere felici. Forti della nostra fede incrollabile, abbiamo voluto rimpiazzare il vecchio calendario con uno che poteva in parte riempire gli abissi della disperazione nei quali eravamo precipitate.

Abbiamo così appeso il nuovo calendario Preti Belli:

preti belli

Come vedete, la presenza degli One Direction fa capolino da dietro, non se ne vuole proprio andare.

Eravamo quasi convinte di non poter trovare niente di meglio, quando Pautax, uno dei più affezionati e stimati frequentatori di Casa Staminkia, ha pensato di farci arrivare per corriere super espresso un omaggio davvero insperato. Si tratta di quel mattoncino di sgomento che ancora mancava per rendere la nostra bistrattata magione la trashata più trash di Roma Nord. Il calendario Donne Nude e Carpe.

Questa è la copertina:

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Voglio farvi omaggio del mese di gennaio:

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Come potete notare, è scritto in una lingua misteriosa. I miei dubbi più atroci stanno nel cercare di capire se si tratta di carpe vere o di carpe finte; nel caso fossero vere, se siano morte o vive; nel caso fossero vive, se si siano mosse durante gli scatti artistici.

Ma soprattutto, mi interrogo su un quesito per me irrisolvibile. Quale modella vorrebbe vedere nel suo curriculum il Karpfenkalender? Quale giovane di belle speranze e tante tette si presenterebbe da Patrizia Pepe come nuovo volto della collezione primavera-estate portando nel suo book la foto con una carpa gigante forse morta? Solo Tinto Brass potrebbe fino in fondo apprezzare questo erotismo da pescatori sportivi. Tinto Brass, Pautax e io.

Noi siamo qui per precorrere i tempi. Siamo l’avanguardia.

Aspettiamo da un momento all’altro a Casa Staminkia una visita di Tinto Brass e vi diciamo, fate attenzione al calendario Donne Nude e Carpe. Tra queste bellezze potrebbe annidarsi la prossima valletta di Sanremo, la nuova testimonial della Vallelata Galbani, il futuro volto di H&M, l’ultima musa di Neri Parenti.

Alla futura star diremo sempre di ricordarsi da dove è partita. Di quando teneva in mano una carpa gigante.

Siamo qui per farla restare umile.

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IO: ma quei volantini sulla famiglia di Dio?

MARY: …???

LUKA: …?

VERONIKA:

IO: Mary è opera tua?

MARY: ma quali?

LUKA: ma che volantini?

VERONIKA:

IO: Veronika? Sei silenziosa.

VERONIKA: quello che li dava era un fico.

IO: Allora, ve li mostro. Innanzitutto abbiamo un libretto dove uno può scrivere il proprio albero genealogico. Pensa poretti quelli che sono figli di mamme single o orfani…Poi abbiamo la foto del Tempio di Roma, guardate, una struttura aliena mai vista, opera di extraterresti sicuramente. Infine, abbiamo il vero motivo per il quale hai preso questi volantini:

corso inglese

Il santino di un corso di inglese. Faresti qualsiasi cosa per un corso di inglese gratuito. Ti convertiresti alla Chiesa di Gesù Cristo:

corso inglese 2

Ilarità di tutta Casa Staminkia e del nostro ospite Alessio, ormai in preda alle convulsioni.

IO: Vabbè, a sto punto io ce metterei un bel canto de vocazione, che dite?

LUKA: sìììììììì Servo per Amore!!!!

IO: Eh, quello è il canto di vocazione, con il quale si prega per le nuove vocazioni.

LUKA: Quante cosa sai….

IO: Eh io so cattolica.

MARY: Ricordo che quando il vescovo mi cresimò salutò tutti con il motto: PIU’ SUORINE MENO VELINE

IO: geniale

LUKA: quest’anno calendario preti belli eh!

VERONIKA: mi oppongo!

IO: Dai iniziamo.

CASA STAMINKIA: Una notte di sudoreeeee, su una barca in mezzo al mareeeeee…..

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Luka si avvicina con la barcollante sicurezza alcolica di chi si è appena laureata con 110 e lode. Alza la voce per coprire la musica.

LUKA: Comunque io te volevo ringraziare. Grazie perché m’hai sopportato e tutto.

IO: Chittesencula.

LUKA: Era quello che volevo sentire.

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No che non mi va ma so che mi farà bene.

Esco di casa senza niente, neanche i documenti,  così se stramazzo in un angolo nessuno potrà identificare il corpo di una fiacca che stava facendo una corsetta. Sono una schiappa, pochi balzi e sono già senza fiato,  mi sento alla fine della Stramilano. Mi dirigo verso Villa Torlonia in cerca di un posto dove allenarmi alla fatica e scoprire quanto sono pippa.

Mentre provi a fare qualcosa c’è sempre l’intoppo e cose che succedono nel frattempo.

Cittadini comuni che non sanno che non sono abbastanza agile da aggirarli indugiano sul mio rettilineo incerto. Due indiani mi vedono arrivare e so che si stanno dicendo nella loro lingua difficile che sono una sega immonda, che Kalì correrebbe sicuramente meglio e non avrebbe pietà di me. Poi l’asfalto irregolare, cartacce scivolose, merde di cani, i capelli che si slegano lentamente ma inesorabilmente e la mia ombra sembra quella della Maria Pelosa. Dall’altra parte della strada c’è quella che però trotta vestita da arlecchino, e ha anche un marsupio. Sembra della Leopard. Cazzo erano 20 anni che non pensavo alla Leopard. Tutto sommato non sto messa così male in confronto a quella. Certo, in confronto a questo che tira certe falcate che a me sarebbe già partito un legamento e mantiene un respiro regolare come un soldato, io sono una monnezza. E poi ecco il cazzo di pedone che cammina verso di me. Non mi posso fermare,  sarebbe un disonore,  sputo un polmone e tiro dritto. E poi la saliva si appesantisce da morire e l’ultimo sputo finisce sempre troppo vicino.

Mentre mi streccio le poche fibre muscolari che il mio corpo precario ha conservato sotto la polvere sottile di Roma penso che una volta avevo persino gli addominali, e che devo fare la dichiarazione dei redditi. Penso che a fine giugno lascio casa. Penso che forse. Penso che boh. Penso che è un casino.

Tiro una ventina di falcate grandi nell’ultimo tratto di ritorno verso casa, davanti al kebabbaro che mi ha nutrito la sera prima, che ero di ritorno da un viaggio ed ero triste e senza l’amore.

Tutto il tempo ho in testa una sola canzone. Una e basta.
C’è un motivo.
Il trucco è continuare a respirare.
Respirare.
Respira.

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Andiamo, siamo sinceri, per una volta. Non sapevamo più che dire del Colosseo. Ci avevamo girato film, ci avevamo messo dentro i gladiatori, perché quale luogo migliore del Colosseo per un colossal? Avevamo mandato i giornalisti a scovare il famigerato losco giro dei centurioni che si fanno pagare per fare le foto con i turisti. Avevamo fatto ammirare questa bellezza diroccata a presidenti di variegate nazionalità. Ci avevamo pure messo la gay street attaccata. Poi avevamo lanciato l’allarme che potesse crollare sotto i colpi delle sospensioni delle auto, dei bus, del tremolio della metro, che è più diroccata di lui.

Eravamo decisamente a corto di idee.

Poi arriva Obama, gli dà un’occhiata e …di grazia…cosa avremmo voluto sentirgli dire? Che è meraviglioso? Che il nostro è un grande paese con una grande cultura? Che negli Usa non hanno resti dell’antica Roma e beati noi che invece ce li abbiamo?

Obama si è guardato intorno e ha detto: è più grande di un campo da baseball.

Apriti cielo! Agli italiani bigotti toccagli la tradizione e sei il nemico numero uno. Ma mr. Obama ci ha reso una cortesia insperata, amici. Ha preso le macerie usurate della nostra pomposità e le ha colorate con i pastelli di un gusto pop che il Colosseo non ha mai avuto.

Voi avete Roma, noi il baseball, siamo venuti dopo, ma sticazzi.

E io immagino la figata fotonica di una partita di baseball dentro il Colosseo. E improvvisamente ho voglia di andarci. Una voglia che non avevo da 20 anni.

Grazie, Obama.

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Da qualche giorno ho riscoperto che è decisamente possibile essere felici, e che anzi è una nobile arte, ma anche che non succede gratis. A qualche cosa devi rinunciare. E diciamolo, non è una cosa che tutti si possono permettere, perché essere felici è mediamente costoso ed è un salto nel buio.

Praticamente, ho deciso di tagliare. Sto riflettendo che non è la sicurezza che ti rende davvero felice, ma il pensiero che le cose vanno bene oggi, adesso, subito. A questo pensiero ho rinunciato per anni. E mmo mme so rotta li cojoni, come si dice dalle mie parti. Quindi ho mollato, per il mio bene. Ho mollato con dolore casa Staminkia, perché ho mollato un lavoro a Roma, perché ho mollato quel senso di responsabilità e serietà per il quale pensavo ok, faccio questo perché un giorno andrà tutto meglio, e adesso va così, ma è giusto perché uno deve un po’ soffrire per poi essere felice.

E chissà come mai, io resistevo resistevo, e poi felice ero solo quando scappavo via e raggiungevo le cose e le persone che mi fanno stare bene davvero. Perciò…ho tagliato. Ho tenuto l’essenziale. E non ho alcuna idea di cosa succederà. E se qualcuno mi chiede come sto, mi sento quasi in colpa a dire bene.

E’ bello svegliarsi al mattino e fare colazione con calma, avere voglia di accendere Spotify e potersi organizzare la giornata in autonomia. E’ bello ridere quando qualcuno dice cacca, amare, concedersi cose, commuoversi, e cucinare anche. E soprattutto dedicarsi a quello che ti interessa, che ti diverte, che tutto sommato non riesci neanche a chiamare propriamente lavoro.

E poi è bello ascoltare i White Lies e riempirsi il piattino dell’aperitivo con più cose di quante ce ne possano entrare, e riflettere che questo inverno non hai mai avuto davvero freddo, per la prima volta dopo tanti anni. E ormai è tardi per avere freddo, se ne riparla a novembre. Ormai basta.

E in fondo penso ancora che questa non è la vita vera. Ce l’ho questa retroidea che l’idillio con se stessi, con la propria macchina, con le strade e con il tempo prima o poi finisce.

Per ora c’è.

E rido da sola se dico cacca.

E ringrazio Michele per questa foto mentre mezza dormivo in autostrada.

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Il Natale ha le sue tradizioni ed ha anche le sue persone tradizionali. Tipi umani che fanno assolutamente parte della tradizione del Natale.

Tra queste, ci sono persone molto brutte. Tra queste ci sono quelli che escono a comprare i regali di sabato 21 dicembre e si lamentano della confusione. Che è come prenotare un tour nel deserto e lamentarsi della sabbia, come andare a Oslo a dicembre e lamentarsi delle rigide temperature. Queste persone orribili ti fanno sentire come se tu stessi disturbando la loro tranquilla e serafica passeggiata alla ricerca dei 76 regali che ancora mancano all’appello. C’è quello che sbuffa e si allenta la sciarpa; poi c’è quella con il bambino in mano che ti si para dietro dicendo all’infante silenzioso, eh no amore non si passa neanche qui, non si passa da nessuna parte, come se il pargolo stesse soffrendo le pene dell’inferno; oppure c’è quello che vuole esaminare lo stesso articolo che stai valutando te, e ti alita addosso per infastidirti.

Fanno parte della tradizione natalizia anche quelli che, in fila alla Feltrinelli, si fanno ad alta voce battute culturali, in modo che tutti sentano in che modo intelligente sanno ridere loro e con quali cose dotte sanno fare ironia. Altra tradizione natalizia tutta Feltrinelli è la tremenda usanza di non darti una cazzo di coccardina da appiccicare sul regalo che stai acquistando. Non ti danno un cazzo, solo quelle bustine di cartone di merda. Il motivo è molto semplice: la Feltrinelli deve sempre fa quella che butta un occhio al sociale, al bene comune. Devi dunque recarti al banco dei pacchetti, dove un’associazione ti impacchetterà i doni, se darai un’offerta. Ovviamente questo comporta che te devi fa ‘n’altra fila. E io non ci penso nemmeno.

Parte della tradizione è poi l’esercito di commessi e commesse della Rinascente. A volte sono anche sui pattini. Appena entri ti fanno subito assaggiare un profumo, e io ti sfido ad avere il fegato di dire che non ti è piaciuto e che forse puzza anche un po’. Scampata la pattinatrice con in mano l’ultima fragranza di Boss, vorresti andare subito verso l’uscita dall’altra parte del negozio ma per farlo devi passare davanti ad almeno 12 altri commessi. Il trucco è vestirsi male, così pensano che sei poverissimo e non comprerai mai nel loro negozio elegante. Altro trucco, da usare se non sei vestito di merda, è abbassare lo sguardo o fingere di telefonare.

Ma nessun trucco ti salverà mai dalle temibili commesse di Lush, che vogliono trovare il sapone perfetto per la tua personalità. Giusto per curiosare, entro. Subito mi placca una signorina pettinata molto meglio di me. Mi chiede: se so come funziona il negozio, cosa cerco, in quale quantità lo cerco, se vedo tutti insieme i destinatari dei regali o li vedo separatamente (questa poi non mi era mai capitata..). La verità è che io col cazzo che compro una saponetta da Lush, non ci penso proprio. Ero solo curiosa, ma la curiosità me l’ha fatta passare sta stronza. E che palle, basta! Addio.

Continuo dunque il mio giretto e penso che sarebbe molto carino entrare nel Disney Store. L’enorme bodyguard nero all’ingresso dirige minacciosamente il traffico umano, ma alcune signore scaltre fanno comunque finta di non capire che si entra un po’ per volta e cercano di intrufolarsi con studiata disinvoltura. Il bodyguard le secca con uno sguardo. Non gliela fai, al bodyguard del Disney Store.

Tipologia umana figlia della recessione, è poi la grande quantità di gente alla quale senti dire: e meno male che c’è la crisi!

Ho certamente tralasciato qualche personaggio, in questa breve rassegna. Magari la aggiornerò, o la completerete voi che passate di qui!

Buon Natale 2013, orribili zozzoni!

Di seguito, un’immagine delle orripilanti luminarie arcobaleno, che il sindaco di Roma, un uomo molto brutto, ha deciso di sostituire a quelle tricolore, che invece erano molto più belle ed esteticamente eleganti. Sono assolutamente pro-LGBT, ma ste luminarie fanno cacare:

luninarie

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