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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: scuola

Torno dopo qualche tempo a parlare di scuola, ma da un altro punto di vista, dato che il mio ricorso è stato rimandato a novembre. Ancora pazienza, dunque, in fondo ho iniziato la procedura concorsuale solo due anni fa, che vuoi che sia? Chi si fosse perso le puntate precedenti e avesse una curiosità devastante, può recuperare cliccando QUI.

Questa mattina mi sono data alla compilazione della domanda per iscrivermi alla III fascia, quella di chi non c’ha un cazzo, al massimo una laureaccia schifosa e inutilissima. Ebbene, non sto ad entrare nei dettagli ma ci sono cose che ti fanno avere più punteggio, tipo se hai insegnato per un certo periodo, se hai preso un master e via discorrendo.

E sapete, tutti dicono che gli insegnanti devono essere più sganauei e anche un po’ auanasgheps, più tecnologici e fighettoni, più hipster e emoteaching, ultramodern, think pink, girl power, Peppa Pig ecc. Perciò cosa ha pensato il magnifico Ministero? Cosa hanno pensato gli illuminati giovani al governo? Ma molto semplice. Famolo a presa per il culo. Famolo in modo che è una mega presa per il culo.

Vi spiego io cosa si sono inventati. Tra le cose che possono aumentare il tuo punteggio in graduatoria, figurano anche conoscenze di didattica….diciamo moderna. Ad esempio, ti danno punti in più se hai l’ECDL e più ce l’hai figo più punti ti danno. E ci sta, ok.

Poi scorri sotto, un po’ più sotto, e leggi che puoi ottenere punti se hai fatto un corso per usare la LIM e, attenzione per favore perché questa fa ancora più ridere, un corso per usare il TABLET a scopo didattico.

E chissà come mai, in queste ultime settimane si moltiplicano fantomatici centri studi e associazioni che, previo pagamento, offrono corsi lampo nelle suddette, complicatissime materie, proprio in tempo per aggiungere il prezioso diplomino alla domanda di inserimento in graduatoria e aumentare facilmente il tuo punteggio. Basta pagare, mon amour, ti sembra strano? E’ il governo del fare, sì, come no? Fare il comodo loro e dei loro amici, che avevano giusto da sfruttare un paio di skills con il TABLET e con la temibilissima LIM per venderti l’indulgenza di quel paio di punti che ti mancavano.

Che zozzoni…che zozzoni immondi.

Dove sono finiti i corsi di aggiornamento?

Ma soprattutto, dove sta la magnifica e specifica formazione che ricevono i rampanti aspiranti docenti nei TFA (sempre a pagamento, ovviamente, che te lo dico a fare)?

Ci vogliono poveri, poveri e disperati. Ci vogliono impauriti e sconfitti, così da indurci a riporre tutte le nostre speranze e i nostri progetti nelle mani di uno stato ladro che ci tratta come mezzadri e favorisce la solita clientela. Ci vogliono ignoranti, bisognosi, apatici. Ci vogliono male, semplicemente male.

Inutile dirvi che sono molto abbattuta e anche piuttosto schifata. Non riesco a smettere di schifarmi e di pensare che quando sarò re, tutto questo avrà una fine. Ve lo prometto. Lo prometto solennemente. Devo solo essere re.

the penguins of madagascar

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Non ho potuto fare a meno di notarlo anche io che oggi piove. Un po’ lo sentivo da ancora sotto le coperte, un po’ me ne hanno convinto gli status su Facebook, nei quali era evidente che non ero stata l’unica a notare la pioggia. Che ormai siamo diventati come gli inglesi, il tempo è uno dei nostri argomenti preferiti. Non solo! Ci lascia stupiti! Ogni volta che c’è un fenomeno meteorologico sembra la prima volta che vediamo il sole, la pioggia, la neve. In fondo bene così.

Tutti siamo più malinconici con la pioggia, ci sentiamo addosso questo senso della condizione umana e diventiamo tutti filosofi. Ovviamente anch’io. Tranne al mattino.

La pioggia al mattino, alle sette, alle otto, mi porta direttamente alle elementari. Non lo so bene perché. Forse perché essere accompagnati a scuola alle otto che fuori dalla macchina piove e i finestrini sono bagnati e ci sono i lampioni accesi perché è ancora quasi buio per quanto grigio è là fuori, sapeva e sa di profondamente ingiusto. Avrebbero potuto essere le sette di sera, era ora di tornare a casa, non di andare a scuola. E poi a scuola c’erano le luci accese, che ti dava quel senso strano di essere a scuola di pomeriggio, quando la cosa giusta sarebbe stare a casa a giocare, sempre che uno prima abbia finito i compiti. Oppure a fare merenda. Invece devi stare a scuola e tutta la giornata sembra un’eterna sera e stare sul banco è ancora più una schifezza.

Ecco a me la pioggia al mattino fa sentire che ho circa 7 o 8 anni e devo andare a scuola di sera, mi sento lo zaino sulle spalle e forse il cerchietto.

Invece poi scendo a spostare la macchina, accendo il pc per mettermi al lavoro, mangio un pezzo di crostata, metto Spotify e scrivo un post sul fatto che quando piove al mattino io ho 7 o 8 anni.

E quindi basta un po’ di pioggia che uno diventa filosofo. Ma pensa te…

piove

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Quelli che, per qualche motivo, frequentano assiduamente questo blog ricorderanno di certo le mie avventure e disavventure con il concorso a cattedra. In caso voleste ripassare, cliccate qui.

Negli ultimi giorni sono alla ricerca di notizie e indiscrezioni che possano darmi speranza di assunzione nel prossimo futuro in qualità di professora magna. E ho scovato cose interessanti.

Dunque, facciamo un passino indietro. Secondo il sapiente bando eruttato dal Miur, io non avrei potuto partecipare al concorso, in quanto ho conseguito troppo recentemente la mia laurea specialistica (sì, lo so, è assurdo) e in quanto non sono abilitata per insegnare (sì, lo so, fino al concorso precedente i concorsi sono stati abilitanti, gli dei si sono svegliati con il culetto scoperto).

Per questi motivi, ho presentato ricorso e il Tar del Lazio ha detto: ok, dai, se proprio insisti partecipa, poi però se sei idonea non rompere il cazzo. Ho detto solo che puoi partecipare! Mica vincere!

Io ho partecipato e sono risultata idonea. Manco messa male in graduatoria definitiva, tutto sommato. Ma non in posizione da vincitrice. Tuttavia, in graduatoria definitiva. Se pensate che nel 2013 hanno assunto gente che aveva superato il concorso nel 1999…direi che chiunque avrebbe maturato una piccola speranza di assunzione nel medio periodo.

Ora, leggo di una sentenza del Tar della Sardegna che ha detto, in pratica: caro Miur, che cazzo dici? Una laurea è una laurea! Cazzo c’entra l’anno in cui uno l’ha presa!? Mh, sono d’accordo. Quindi qualcuno che ragiona c’è in questo mondo.

Ma passiamo al discorso dell’abilitazione. Il ministro Carrozza ha detto: vabè dai, diamo sta minkia di abilitazione a chi ha superato il concorso, però solo a chi è subito vincitore! Gli altri saranno pure idonei a insegnare, ma non sono idonei a insegnare.

Sì, lo so. Che ne parliamo a fare? Senza contare che persone abilitate non sono neanche risultate idonee e sono state eliminate dalla competizione.

In definitiva, faranno delle porcate. Perché le vittime della nuova religione del rigorismo fiscale e normativo sono sempre i nuovi, gli ultimi arrivati. I vecchi fanno il casino, si aggiustano la palla sul piede, e poi dicono che basta aggiustarsi la palla sul piede!

Così il ministro Carrozza già parla di nuovi concorsi a cattedra, e dice che gli idonei non immediatamente assunti del concorso 2012 possono anche prendersela nel culo. Cioè, se uno viene assunto è capace ad insegnare. Se uno non viene assunto, non è capace ad insegnare.

Amici cari, che bisogno c’è di un altro concorso, quando ci sono persone che un concorso lo hanno già superato e sarebbero in grado di insegnare? Ma è molto semplice e mi stupisco del vostro stupìo!

Alla politica serve consenso. Serve alimentare le speranze delle persone, e sti cazzi se nel frattempo fotti quelle di altre. Le persone che spereranno nella futura assunzione rappresentano un bacino elettorale infinitamente maggiore di quelle che non sono state assunte.

Ma avrò modo di aggiornarvi ulteriormente. Evviva 🙂

simpson lavagna

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Chi ha seguito la mia piccola odissea del concorso a cattedra sa che alla fine, con tanto sudore e con poca speranza, ce l’ho fatta. Tra nove giorni sono disoccupata, ma ho passato un concorso pubblico per diventare prof di inglese.

Aspeèèè, mica è così facile! Secondo il fantastico Ministero dell’Istruzione e di svariate altre cose, io mi ero laureata troppo recentemente per poter partecipare ad un concorso a cattedra. Eh sì…proprio così. E non ero manco abilitata all’insegnamento, a differenza degli altri insegnanti abilitati e con anni di scuola alle spalle che, a differenza mia, non hanno passato le prove.

Così decisi di fare ricorso e venni ammessa con riserva. Il resto è storia recente. Nonostante i miei SOLI 30 anni e nessuna abilitazione, sono del tutto idonea per fare la prof di inglese. O almeno così ha stabilito il concorso.

Ebbene, niente di fatto. Mi hanno sbattuto fuori dalle graduatorie che ho faticosamente ottenuto, nelle quali tra l’altro mi hanno anche dato meno punti di quanti ne meritassi e ho dovuto protestare e non mi hanno manco detto ah ciao, abbiamo ricevuto la tua protesta, puppa.

Nel frattempo, dicevo, ancora qualche giorno e starò con le pezze al culo. E passerò la mia disoccupazione dando fondo ai miei guadagni per fare battaglie legali al solo fine di cercare di spiegare al Miur che il loro bando faceva schifo, che ha mortificato ennesimamente i giovani e la meritocrazia e che forse sarebbe il caso di darsi una svegliata, in questo paese.

Ovviamente in tutto ciò sono un puntino umano contro la gioiosa macchina statale, senza volto, senza nome, senza responsabili, senza identità. Un’entità che mi si vuole far credere che stia lì per me, anzi… che io ne sia parte integrante! Magari mi si dice pure che agisce per la mia tutela, dandomi servizi, opportunità, roba che mi serve. Chissà come mai poi mi ritrovo a dovermi difendere da quella stessa entità anonima.

Qualche volta se piove merda e qualcuno deve metterci un ombrello e chi chiamerai? Mi servirebbe l’avvocato degli Acchiappafantasmi…

louis

…e le sue arringhe

E io che temevo di annoiarmi, senza lavoro…

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Hai presente l’odore del libro delle vacanze? Non saprei descriverlo in nessun modo ma ho una memoria olfattiva molto, molto evocativa dell’odore di un libro delle vacanze che ho avuto alle elementari. Io ero proprio brava alle elementari. Per essere bravi alle elementari non serve studiare, basta essere svegli. I guai vengono dopo, che anche se sei un minimo sveglio se non studi so cazzi amari.

Beh io ho risentito quell’odore. Non perché ci fosse davvero nella stanza, ma perché la casa al paese vicino al mare mi ha richiamato alla memoria quell’odore. Mi è tornato alla mente quando ci passavo tutto il tempo che separava l’ultimo giorno di scuola dal primo giorno a settembre. Quando divertirsi e stare bene era facile. E poi col tempo è diventato più difficile e sentivi che in certe ore c’era il vuoto e di riempirlo giocando a pallone non ti andava più. E non potevi più riempirlo neanche collezionando i tappetti dei succhi di frutta con le bandierine delle nazioni, che alla fine li bevevi mica perché ti piacevano. Solo per i tappetti. Quelli sì che ti piacevano. Bere quei succhi era un dovere che accettavi con compostezza, unico mezzo per ottenere i tappetti, necessario e ineludibile. Ma poi potevi giocare con la sicurezza di chi se li è meritati.

Ad un certo punto al posto del libro delle vacanze avevo il romanzo delle vacanze, Il Gattopardo credo. Riordinavo in ordine di uscita i cd che mi portavo dietro perché non avevo ancora qualcosa da lasciarmi alle spalle. Poi ho avuto le fotocopie di antropologia culturale e a studiare sotto lo stabilimento con gli ombrelloni blu mi rompevo le palle da morire. E a volte vorrei anche tornare ad avere 20 anni, avevo un culo migliore a 20 anni, meno pancia, più muscoli. Ma come puoi scambiare con i vent’anni la sensazione di poterti muovere più o meno come e quando ti pare, almeno per due giorni a settimana? Come puoi rinunciare a stare con chi ti pare e a non dover pensare più magari potessi ancora desiderare i tappi dei succhi? Come puoi voler tornare indietro proprio quando puoi non tornare per pranzo e neanche per cena, e non devi necessariamente informare i tuoi?

Tutto quel tempo passato a cercare un degno sostituto per i tappetti, in effetti, non è propriamente un’attesa o una ricerca. E’ più una reincarnazione, una reincarnazione continua, che costa fatica e a volte ti fa pure piangere e incazzare e odi tutti.

Quando risenti nelle narici l’odore del libro delle vacanze è come se i conti tornassero tutti. Dopo qualche necessario e ineludibile succo, a 30 anni puoi tornare a giocare con la sicurezza di chi se lo è meritato.

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Quando si va a caccia di orchi, come insegna Aragorn, si deve viaggiare leggeri. Liberarsi dei pesi. In tutti i sensi. E’ un po’ lo stesso animo con il quale si deve procedere lungo il percorso irto di ostacoli di un concorso pubblico.

Parlo ovviamente del famigerato Concorsone. Quello che voleva far fuori un botto di gente. Quello che alla fine… ma sì, ho deciso di partecipare. Il mio ricorso di giovane (e manco più tanto) laureata è stato accolto, e ho saputo che hanno anche accolto quello di un sacco di gente che aveva preso un voto piuttosto schifoso al test preselettivo. I ricorsi sono un giro di soldi… come i concorsi in generale.

Vi avevo raccontato il mio test preselettivo. Vi avevo raccontato la mia preparazione alla prova scritta. Vi avevo raccontato la mia vigilia della prova scritta. Vi avevo anche raccontato le mie sensazioni dopo lo svolgimento della stessa.

Ma.. non vi avevo più aggiornato su come è andata! Immagino siate stati fino ad ora letteralmente con il fiato sospeso. E lo credo bene. Insomma ho iniziato di tanto in tanto a controllare se uscivano i nomi dei fortunati vincitori che avrebbero ricevuto in premio un’altra prova d’esame. E insomma un bel giorno, proprio quando ero a Rotterdam dalla mia amica Nocciolina, ricevo la notizia. Ho passato lo scritto.

E qualche tempo dopo mi arriva a casa una letterina che mi comunica che ho passato lo scritto con la votazione di 40/40. Il che significa che ho spaccato il culo alle upupe, alle cicogne, alle poiane e probabilmente anche a qualche rondine di passaggio.

E mo? Eh! Mo tocca preparasse pe ll’orale! Il che è più complicato di quanto si possa pensare. Innanzitutto, non sai su cosa sarà la tua prova fino al giorno prima della stessa, data nella quale dovrai estrarre l’argomento. Sì, sì….estrarre. Non so se hanno preparato un pallottoliere, una cesta di vimini, un sacchetto preso in prestito alla Smorfia della zia partenope… Insomma non so. So solo che saprò il giorno prima su cosa dovrò argomentare.

Perché l’orale consiste nel fare una lezione davanti alla commissione. Deve durare la bellezza di 30 minuti. Cosa mai potrò dire in 30 minuti? O parlo lentamente come Luciano Onder o come Eugenio Scalfari, o intervallo un minuto di esposizione e 5/6 minuti di balletto seguito da mirabolante mostra e dimostra. Non posso puntare sullo spogliarello, visto che non ho doti fisiche che mi permettono di stupire con il corpo. Anche se forse la mia cellulite è stupefacente. Diciamo che magari me la metto da parte questa idea dello spogliarello, per considerarla più a fondo.

Se, in qualche modo, dovessi riuscire a parlare per una trentina di minuti, poi la commissione approfondirà insieme a me alcuni aspetti relativi alle metodologie didattiche che ho scelto di usare. Al che sono pronta a sciorinare una ricerca americana sullo spogliarello come metodologia didattica 2.0. Coinvolgerebbe anche le TIC perché ci si può mostrare anche grazie ai più avanzati apparecchi tecnologici.

Fondamentalmente, le mie più grandi ansie, al di là della prova in sé, sono relative alla lingua felpata, alla cospicua sudorazione, alle mestruazioni (che certamente mi verranno), ai miei capelli (che non sono mai a posto) e a quei fastidiosi cali nel tono di voce, tipici di quando sei teso, che ti fanno passare da persona seria a cartone animato in un battito di ciglia. Soprattutto temo gli aliti dei candidati, miei avversari e rivali, che costituiscono la prova del fuoco che elimina automaticamente e per sempre circa un decimo dei concorrenti.

La mia preparazione per la prova orale consiste soprattutto in costanti preghiere ai vari profeti e fondatori delle religioni del mondo, e nell’accensione di candele votive colorate e aromatiche comprate all’Ikea. Sto considerando la possibilità di effettuare sacrifici umani. Ho escluso gli animali dal discorso sacrificale poiché, specialmente i volatili, hanno già abbastanza sofferto dopo il voto dello scritto, e non vorrei che la Lipu mi denunciasse per maltrattamenti.

Di seguito, una delle upupe che, per colpa mia, camminano un po’ male:

upupa

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All’uscita mariti e fidanzati aspettano fumando nervosamente, come fossero fuori dalla sala parto.

In entrata, invece, un picaleccio assurdo. Una schiacciante maggioranza di femmine non più nel fiore degli anni. Un abbigliamento decisamente brutto e brutti capelli. Aliti pesanti. Nebbia…un quartiere di merda. Dizionari vecchissimi e borse tarocche. Finte Hogan ai piedi. Sorrisi di circostanza e malcelata invidia. Tutti sperano che gli altri facciano un compito di merda, inutile nascondercelo. Infatti meglio non parlare con nessuno. Me ne sto sulle mie.

Al cesso c’è la fila perché tutti vogliono fare quelle due gocce prima che inizi la prova, e magari anche la cacca…

E alla fine poi la prova somministrata non è che volesse verificare se hai studiato il programma, quanto se hai una qualche esperienzaccia come insegnante. Se stai lì perché non sai dove cazzo sbattere la testa o se stai lì perché potresti effettivamente essere idoneo a insegnare. E diciamolo, è strutturata per favorire chi insegna già, chi non ha avuto un cazzo di tempo per prepararsi e quindi ha ringraziato il cielo che non gli abbiano chiesto chi è Smollett e di che parla Roderick Random, che tanto non si fa mai.

Ed è una prova tutta sulla lettura. Un brano di Virginia Woolf che parla di lettura, tratto da The Common Reader; domande sulla lettura; tutto sulla lettura.

Io personalmente mentre svolgevo la prova, a parte avere un mal di testa boia e la sensazione che non ce l’avrei mai fatta a finire in tempo, me la ridacchiavo un po’, perché non potevo fare a meno di pensare ad Alan Bennett. Bennett é uno dei  miei scrittori preferiti, che ho conosciuto grazie niente di meno che ad Anna Marchesini, che ha magistralmente interpretato alcuni suoi monologhi.

queen-reading-264x300Ebbene, Bennett ha scritto un breve romanzo molto godibile e divertente, come nel suo stile. Il romanzo si chiama, guarda caso, The Uncommon Reader. Parla, ovviamente, di lettura, e richiama evidentemente in causa Woolf. In italiano è stato tradotto con il titolo La sovrana lettrice. Perché la sovrana? Perché la protagonista del libro è la regina d’Inghilterra, la quale scopre il meraviglioso mondo della lettura e questo rappresenta per lei un cambiamento radicale in termini di visione del mondo, di stile di vita, di considerazione del suo ruolo e di se stessa. Insomma, una svolta totale. Il tutto con una sapiente vena comica e un traspirante, incondizionato e assoluto amore per i libri. Che sono una di quelle cose che stanno lì per tutti. Literature […] is a commonwealth; letters a republic. E sono soprattutto un posto che tutti dovrebbero bazzicare poiché, parafrasando Bennett, nei libri scopri e riscopri la tua natura; non ci trovi la vita dello scrittore, ci trovi la tua vita. A volte, infatti, per capire cosa vorremmo dire di noi stessi, abbiamo bisogno che qualcuno ci spieghi come si fa. Quel qualcuno può essere lo scrittore. Per come la vedo io, può essere anche il regista, il pittore, l’attore… insomma, uno che di mezzo espressivi se ne intende.

Quindi chiariamo le cose, riassumiamo. Io sono la più brava di tutti e tutte e non ho le Hogan tarocche. Anzi, di avere le Hogan non me ne frega proprio niente. Per questo e altri motivi, merito naturalmente di vincere. Questo non significa che vincerò. Anzi. Non significa un cazzo di niente. Da una parte spero di non aver passato lo scritto, così non mi faccio illusioni. Dall’altra spero ovviamente di averlo passato, per potermi illudere un po’, che non fa mai male. Ad ogni modo, qualunque sia il risultato, meriterei la vittoria. E se non ci sarà sappiate che sarà un’ingiustizia nonché un torto enorme per tutti quegli studenti che potrebbero beneficiare della mia grossa, grassa simpatia.

Ah, a quelli che correggeranno le prove vorrei dire che io scrivo piccolo. Dicono che dietro la scrittura piccola ci sia una mente geniale.

Beh…adesso non esageriamo….

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