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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: suore

Suore. Un universo parallelo che da quando ero piccola ha costellato la mia vita di personaggi unici. Digitando la parola suore nel motorino di ricerca di questo blog, ci si rende conto di quanto esse siano onnipresenti. Sono io che le incontro sempre? O è il mondo che, a dispetto della crisi delle vocazioni, ne è pieno?

Il mio ultimo incontro risale a pochi giorni fa.

Me ne stavo con la mia conquilina Veronica in uno squallidissimo bar di stazione. Dovevamo tornare a Roma, il nostro weekend era finito.

Giunge presso il baretto un gruppo di 4 suore. O meglio, 3 erano suore di sicuro, non so se la terza lo fosse o meno perché non era vestita da suora. Sono giovanissime, quasi certamente sotto i 30 anni. La loro andatura è della tipologia centro sociale, abito di un marroncino mimetico tipo soft air, borsoni stile interrail. Tra loro si chiamano con l’abbreviazione dei loro nomi. Identifico una di loro come Dani. A giudicare dalle caratteristiche estetiche e comportamentali, le ho identificate come appartenenti all’ordine delle Informali, seguaci di San Sciatta la Punkabbestia, protettrice delle zecche con cane al seguito.

Si accasciano sulle 4 sedie di plastica bianca intorno ad un tavolinetto. Dopo qualche secondo, iniziano ad adocchiare il bagno.

Il bagno funziona con 50 centesimi. Semplicemente si mette la monetina e poi si entra. Una delle suore fa avanti e indietro per accertarsi del meccanismo di funzionamento. Alla fine prendono una decisione. Partono in due, infilano 50 centesimi e entrano in coppia.

VERONICA: Ma… ma… hanno fregato!

IO: ho visto

VERONICA: Sono entrate in due!

Posso dire con certezza di aver trovato le mie suore preferite.

Forse per avvicinare le giovani donne alla Chiesa, il Vaticano cerca di incoraggiare la fondazione di ordini nuovi e che rivestano più attrattiva della clausura. Ne ho avuto ulteriore prova sul sito della Rai, dove ho trovato la seguente immagine:

suora dark

Non ho voluto approfondire… non so… sono perplessa.

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E’ andata come è andata. Abbiamo perso la finale del campionato europeo di giuoco calcio. In pratica, abbiamo perso al pallone. Agli italiani piace il pallone. Ricordo quando vincemmo contro la Francia ai rigori. Dopo quell’esperienza, mi sono ripromessa che non avrei mai più guardato la partita in piazza. Almeno non da Firenze in giù. Ma chissà magari anche da Firenze in su rompono le palle.

La verità è che non sopporto l’euforia orgiastica collettiva, le facce indemoniate e deformate dalla gioia scomposta, i gavettoni da chi non ti conosce, le urla devastanti, le fastidiose trombette, la gente che ti tocca senza motivo, ed è sudata. Insomma io odio i caroselli post-vittoria. Odio quelli che li fanno, non li sopporto. Infatti mi sarei apprestata a sentir festeggiare dalla finestra, comodamente seduta a casa mia. Odiando, anche se felice per il risultato. Ma odiando.

In fondo era tutto a posto. Avevamo avuto un gran culo, fino a ieri. E poi c’erano nell’aria i segni della vittoria.

Nel pomeriggio prima della partita, vidi infatti due suore davanti ad un parchimetro,che si apprestavano a pagare. Vennero da me con una cartina del paese, per chiedermi dove si trova piazza del Duomo. Glielo ho spiegato. Si sono incamminate. Eccole:

 

L’ho interpretato come un segno del destino. La vittoria era a portata di mano. Bastava spingerla con un po’ di venticello leggero, con uno strumento apposito, un rimedio per la calura estiva paesana mitigata dalla vicinanza del mare.

Ma niente potè. Giocammo di merda. Il culo non ci assisteva più. Nessuna consolazione per i miei…fatemi contare quanti eravamo nel palazzo…18 parenti (più un cane). La Contessa si pentì di aver comprato la bandiera, dilapidando gran parte della mia futura eredità. Mia zia, per non pensare, si mise a pulire il cesso. Le cugine in processione dichiararono di aver cambiato canale. Una iniziò a tifare per gli avversari. L’altra zia voleve annullare la vacanza alle Baleari. Mia mamma sviluppò un aspro razzismo per gli iberici. Charlie, il cane di mio zio, al piano di sopra taceva.

Il mattino dopo mi sveglio alle 6. Un unico pensiero, mentre sono in coda sull’Aurelia, mi consola: ho un nuovo spazzolino a forma di ippopotamo. Ha le ventosa ai piedi, e si attacca allo specchio.

 

PAPPAPPERO

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Debbo trovare il modo di raccontarlo così da non sembrare una stalker, perchè effettivamente potrebbe sembrare, me ne rendo conto. In realtà non è vero, non è così, giuro sul mio onore. E’ che sono stata rapita da un moto improvviso, un misto di curiosità e quasi di gratitudine, come se dovessi dare qualcosa in cambio senza che nessuno me l’avesse chiesto, e senza che in realtà mi sia stato dato alcunché.

Inutile che io ricordi per l’ennesima volta del mio soggetto fotografico preferito: le suore. Chi bazzica spesso e volentieri (ma anche poco volentieri e saltuariamente) su questo blog lo sa bene.

Roma, l’ultimo giorno di aprile, tanto per ribadire quanto è ospitale verso i turisti che hanno malauguratamente deciso di passare qui il ponte del primo maggio, ha deciso di permettere che l’Atac facesse un ennesimo sciopero. Sono delle merde, questo è assodato. Ma fare sciopero proprio al ponte..! E’ niente meno che spregievole.

Ma arriviamo a noi, cioè, a quello che m’è successo. Esco da lavoro, in ufficio siamo forse in 4 e ho mal di testa da solitudine. Salto sul primo mezzo che trovo, anche se questo mi costerà un cambio di bus e chissà se passa, con lo sciopero in corso. Rischio, monto su e viaggio. Sul mio stesso bus c’è ovviamente una suora. Doveva cambiare esattamente dove cambiavo io, per andare nella stessa direzione. Lo so perchè ad un certo punto ha chiesto informazioni all’autista.

Così siamo scese nello stesso momento. Mi sono resa conto che prima di 30 minuti non sarebbe passato alcun bus utile. Così le ho detto che andavo nella stessa direzione sua, in pratica mi sono autoinvitata a fare un pezzo di strada insieme, che conveniva andare a piedi, tanto il bus non sarebbe passato. La vedevo un po’ dubbiosa, tra sè e sè probabilmente pensava: ma chi è questa? che vorrà? Poi abbiamo iniziato a parlare delle solite cose, la crisi, il costo della benzina, lo sciopero. Mi ha detto che era preoccupata perchè doveva andare all’ospedale a visitare una malata e che però questa non le stava rispondendo al cellulare; ciò la preoccupava un po’, anche se in fondo poteva essere perchè la malata non era molto pratica con il telefono. Per tutto il tempo (non più di 5 minuti in fin dei conti) mi sono sentita quasi in colpa per quella suorina, struccata, con una borsetta semplice senza alcuna connotazione di genere, di fattura cinese (lo so che era cinese, perchè ho riconosciuto la marca, tipica delle bancarelle cinesi intorno alla stazione Termini). Mi sono sempre chiesta cosa sente dentro una donna quando decide di farsi suora. Voi direte, vabè che c’entra, allora i preti? Non te lo chiedi dei preti? Sì, ma per un uomo è diverso. Gli uomini sono generalmente sciatti, tipo chi se ne frega se metto le stesse mutande per tre giorni. Le donne generalmente no. Le donne si truccano, si depilano, amano guardare le vetrine, i vestiti, i costumi della stagione nuova, amano sapere quale colore va di moda quest’anno. E le mamme? Per le mamme una figlia femmina vuol dire matrimonio, cerimonia commovente, fiori a profusione, allattamenti e nipotini scorrazzanti. Ci vuole coraggio per andare dalla mamma e dirle, mamma, io mi faccio suora. Niente bomboniere per me. Anzi, mi contento di questa borsetta bruttina. Niente rimmel o calzette ricamate. Il corredo non mi serve, dallo via, che lo so che hai iniziato a metterlo da parte da quando ero bambina. Ma io l’ho sempre saputo che non mi sarebbe servito.

Al primo semaforo rosso ho deciso che non dovevo infastidirla oltre, l’ho salutata e lei mi ha fatto tanti auguri. Staccarla è stato facile, perchè non era proprio giovanissima, diciamo sulla sessantina, forse anche di più, e io ho ancora un passo veloce, nonostante il mio corpo sia non certo tra i più atletici del centro Italia.

Inutile dirvi che ho una sua foto. Ce l’ho. Però stavolta non la pubblico. Non so perchè ma non mi va proprio…lei si è fidata di me, e pubblicare la sua foto rubata mi fa sentire in colpa. E poi, non renderebbe. Vorrei farvela immaginare, vorrei che immaginaste la sua storia, che oggi ho deciso che è più importante della tunichetta grigia e triste che portava.

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La quotidianità può essere così noiosa. Specialmente quando inizi a vivere le tue giornate in modo abitudinario, e alla fine nella vita tocca un po’ a tutti, a meno che tu non sia Mr. Crocodile Dundee. Mi piace pensare che quello che vedo per strada, sui mezzi, al supermercato, sia sempre più interessante di quanto probabilmente non è.

Avevo già fatto cenno a Suore in Fuga parlado del 25 aprile, ma negli ultimi giorni, ovunque io mi giri, trovo immagini di suore che mi ricordano i due sventurati protagonisti del film. Affacciandomi dal tram, ho visto una macchina bianca con tutte suore dentro, ed è perfettamente plausibile che, proprio come quelle del film, si stessero recando in una qualche clinica, a recuperare una qualche valigetta con dentro i soldi di una qualche gangster:

Due di loro potrebbero effettivamente essere in realtà due gangster che cercano di fuggire in Brasile con i soldi che hanno rubato alla criminalità organizzata. Due di loro potrebbero essere Brian e Charlie:

Probabilmente è a causa di questo film che ho una segreta simpatia per le suore. Penso sempre che sotto quelle tuniche potrebbero nascondersi dei gangster simpaticissimi e in fondo di buon cuore. Me le vedo davanti all’altare ad accendere candele, cercando di ricordare come si fa il nome del Padre, recitando la formula:

Se inizi a vedere la realtà con questi occhi, sembra decisamente migliore. Il mondo è pieno di matti, di gente veramente strana, gente assurda, che fa discorsi assurdi, che chissà cosa tiene in borsa o che calzini s’è messa, gente che apre bocca e ti risolleva la giornata. In un mondo così, che due gangster si siano vestiti da suora è possibilissimo. Pensateci la prossima volta che incrociate due sorelle velate…

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Ma anche stamattina posso stare tranquilla. Ho avuto la mia suora giornaliera.

Che ci posso fare? Mi stanno troppo simpatiche.

Questa era bellissima, aveva gli occhiali da sole tondi scuri scuri. Ma per ragioni di privacy ho deciso di celare la sua identità. Eh che diamine! Avranno pure il diritto ad un po’ di privacy, no?

All’Inferno stanno già preparando una cameretta per me. Più suore fotografo, più grande sarà la metratura e gli onori che riceverò. Quindi, insomma, mi impegno.

Dai cantiamo:

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Anche la Spagna ultimamente pullula di incontri mistici.

Una cara amica che ha deciso di fare a Barcellona la sua dimora, mi ha gentilmente mandato una testimonianza della spiritualità che pervade il centro nevralgico della movida notturna e diurna.

Grazie a Il Colpo della Strega per questo dono inaspettato. Gracias.

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…che le incontro ovunque. Potete non credermi ma ho deciso che inizierò a darvene periodicamente delle prove. Sarà che Roma è la capitale della cristianità. Eppure non vedo così tanti preti in giro. Vedo solo loro, ovunque, sempre.

Di chi sto parlando?

Secondo me è un segno, mi attende un brillante futuro.

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