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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Tag Archives: Topolino

Il sindaco è un maiale e il suo compito non è certo quello di risolvere problemi. Spende i soldi dei contribuenti come vuole, preferibilmente in cose inutili o magari in cose che fanno colpo e gli garantiscono la rielezione. Forse a Paperopoli non c’è il Patto di Stabilità ma i politici somigliano a quelli delle nazioni vere, delle città vere. E poi a Paperopoli c’è un problema di intercettazioni telefoniche. Cioè, un problema simile a quello delle intercettazioni telefoniche.

Paperone fiuta l’affare ma sbaglia tiro stavolta. Stranamente. Perché pensa che in fondo alla gente non importa più di tanto della privacy, visto che ormai mettono tutto in rete e via discorrendo. Pensa che tutti vorranno sapere cosa pensano gli altri di loro. Funziona in modo semplice, quando chiudi una telefonata, per qualche secondo puoi ascoltare cosa dice il tuo interlocutore dopo aver messo giù. Sono secondi che nessuno controlla. Secondi durante i quali vivi quell’interregno tra te al telefono e te che riprendi a fare quello che stavi facendo. Quanti di noi rispondono al telefono affaccendati in qualcos’altro e dopo aver chiuso la chiamata dicono che palle che palle che palle? O anche semplicemente oh niente era quella rompicoglioni di mia suocera. Immaginate che ognuno di noi potesse avere accesso a quei secondi del suo interlocutore.

paperone

Paperone pensa che chiunque vorrebbe sapere la verità. Ma cos’è la verità? Archimede lo avverte, se la gente sapesse di essere ascoltata non direbbe mai la verità, non sarebbe mai naturale. Ma Paperone è ostinato e così il telefono che mette sul mercato rovina amicizie di una vita, rapporti d’amore, vite intere. Si dicono tante cose al telefono. E si dicono tante cose anche una volta che hai messo giù il telefono. Poi la verità sta nei gesti, nelle cose che fai, in come ti comporti, ma soprattutto sta dentro, in quel posto nel quale non vorresti far entrare nessuno.

La gente inizia a sentirsi violata e incazzata e Paperone è costretto a ritirare dal mercato il suo prodotto. L’accesso alla verità ad ogni costo produce esattamente il contrario di quello che si immagina. L’intrusione nella vita privata delle persone genera mostri, la violazione della privacy è un errore apocalittico e irreparabile.

I maniaci del controllo sono avvisati, così come  giustizialisti, gli strapuri e i moralisti.

Topolino manifesto politico sempre!

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Paperoga, lo sanno tutti, è il cugino scapestrato di Paperino e Gastone. E’ quello pasticcione, nullatenente e nullafacente, quello con il maglione rosso con la banda nera e lo zuccotto in tinta per tutte le stagioni. Quello che segue corsi per corrispondenza, che arriva sempre al momento sbagliato, che dà per scontato che la sua presenza non ti disturbi. Mi casa es tu casa. O meglio, tu casa es mi casa.

Mi sono chiesta a chi somiglierebbe Paperoga nel mondo degli uomini. Con quel capello lungo e unto sempre spettinato, quell’andazzo strano di chi trova interessanti le cose più disparate, di chi non ha nulla da fare nella vita ma si tiene impegnato con qualsiasi cosa. Paperoga non si preoccupa mai di niente, è ottimista ma senza reale motivo. Eppure, a differenza di Paperino, è uno che non si tira mai indietro, è sempre entusiasta di tutte le cose che gli capita di fare, anche se sono le spericolate e tirchie avventure nelle quali Zio Paperone coinvolge i nipotastri. E a differenza di Paperino non è un oziatore incallito, anzi il suo arrivo desta sempre il cugino dalla siesta in amaca.

Lo abbiamo sempre visto ridanciano, a volte irritante, spesso spensierato.

Non so voi ma io non l’avevo mai visto così:

paperoga 1

Iniziamo col dire che la memoria a breve termine di Paperoga è stata cancellata. Perché in Paperoga eroe dello Spazio si è ritrovato per caso su un pianeta alieno e, non si sa bene come, l’ha pure salvato. Ma la principessa della quale si era innamorato, e che lo ricambiava avendone intuito la bontà e la nobiltà d’animo, ha scelto di servire il suo paese e l’ha lasciato andare. Così, per non farlo troppo soffrire, gli hanno cancellato la memoria di quell’incontro. Un po’ come succede in Se mi lasci di cancello. Ma esattamente come in Se mi lasci ti cancello, non è così semplice eliminare un sentimento come l’amore. E quando la principessa torna a fargli visita perché vuole vederlo un’ultima volta, il suo cuore ricorda qualcosa.

Quando la guarda allontanarsi, fa una cosa che fa davvero di rado, si toglie lo zuccotto rosso, perché davanti ad un grande amore bisogna essere deferenti, anche se sei Paperoga.

paperoga 2

Forse solo la principessa aliena ha capito chi è Paperoga. E per farlo ci doveva venire dallo spazio, perché noi non lo avevamo capito.

Chi ti ama ti riconosce, sa vedere oltre quello che vedono gli altri, persino oltre come vuoi apparire tu stesso.

Come ha scritto Jeanette Winterson: as your lover describes you, so you are.

paperoga 3

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Ogni tanto anche gli scrittori muoiono. Un po’ come tutti noi, disgraziatamente. Capita.

Molto più raro, quasi impossibile a dire il vero, è che muoiano le storie che hanno raccontato, le immagini che hanno colorato, i mondi che hanno inventato o i personaggi che hanno lasciato vivere. Certe parole, certi nomi …a volte basta un cenno per aprire la porta a mondi di fantasia che tornano vividi alla memoria. Così io non ho potuto fare a  meno di sentire un brivido, un’emozione forte, quando ho visto questa vignetta:

ismael

Call me Ishmael. E’ la prima cosa che leggi quando apri Moby Dick. Moby Dick è stato scritto più di 150 anni fa. E’ tanto tempo. E’ tradizione che la Walt Disney si occupi delle riscritture dei grandi classici della letteratura, o di momenti cardine della storia mondiale, o di personaggi che hanno lasciato un segno nel nostro tempo. Ricordo che all’Università avevo un professore di storia particolarmente divertente e bravo che a lezione ci fece vedere un cartone animato di Walt Disney che raccontava la Rivoluzione Americana. Credo fosse parte di La Storia Universale Disney.

Dal numero 3003 del Topo è possibile tuffarsi nelle acque solcate dalla baleniera comandata dal capitano Quackab. Non perdetevi questa chicca, perché è davvero impressionante. La cosa più bella secondo me? La dignità che il Topo ha dato alla storia drammatica della caccia alla balena bianca. Perché la storia di Moby Dick è drammatica, a tratti onirica, simbolica. E leggere questo fumetto a puntate è davvero come trattenere il fiato e guardare tutto da sott’acqua, con gli occhi aperti e che pizzicano. E’ un racconto macchiato del blu delle acque salate, che filtra i dialoghi dei paperi navigatori come un velo steso disordinatamente su una memoria a metà tra sogno e incubo. Questo velo, i ghigni alterati dei cattivi, le figure insolite dei nostri eroi piumati, riescono fare in modo che anche un bambino sappia cogliere la tensione drammatica della narrazione di Melville.

E’ anche così che funzionano le riscritture postmoderne.

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tecno

Trovo che certe vignette dei fumetti siano vere e proprie opere d’arte. Questa in particolare è la foto di un ladro. Anzi no, un cacciatore.

Nel numero 3000 di Topolino ho trovato questa vignetta, parte della storia a mio parere più interessante della copia speciale del fumetto della Disney. La storia in questione è piuttosto breve, come gran parte delle storie veramente interessanti, e si intitola Archimede, Edi e il Cacciatore di Passato. Solitamente non amo in modo particolare le storie di Archimede ma questa… questa è figa. I disegnatori hanno scelto di tingere tutto di colori insoliti, facendo passare Archimede dagli anni 70 ai nostri giorni, cambiandogli pettinatura e abiti a seconda del gusto dell’epoca. Parallelamente lo troviamo preso ad inseguire le tecnologie che cambiano, velocemente. Il tempo non aspetta nessuno, mio caro aiutante, dice in apertura della storia al suo fido Edi. Ed è così. Gli anni passano, le mode anche, la musica che si ascolta e i vestiti che si indossano. La costante? Un ladro. Un ladruncolo che appare e scompare di quando in quando e si porta via qualcosa.

Un giorno Archimede si sveglia e scopre che tutto ciò che serve può essere trovato nello spazio di una memoria grande come una pallina da golf. Tutto. Ma proprio tutto. Sarebbe corretto dire IL TUTTO. E quel giorno incontra quel ladro, un essere particolare, programmato per non avere memoria, che per sentirsi più umano gira la storia rubando le memorie conservate dalle tecnologie per serbarle. Commosso, Archimede fa in modo di richiamare la memoria del mondo, un turbine confuso di miliardi di piccole memorie individuali e collettive. Quanta…vita! Esclama il cacciatore-ladro.

Alla fine Archimede ha imparato qualcosa: Il presente sarà presto passato…e dobbiamo tenercelo stretto, se vogliamo avere un futuro! Così inventa la macchina emoziografica, che non cattura le immagini ma i sentimenti.

Ne possediamo tutti una, a sinistra del petto.

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Ci siamo, manca pochissimo e uscirà il numero 3000 di Topolino. Mi ricordo perfettamente quando uscì il numero 2000. Ero piccola, il Topo lo compravamo solo di domenica perché era la giornata in cui mi veniva concesso di spendere dal giornalaio. Era la giornata delle figurine, a volte delle orribili buste giochi…

Insomma, Topolino 3000. Ho ricominciato a leggere il Topo dopo anni che lo avevo messo da parte. L’ho ripreso e ci ho trovato un mondo, un mondo che mi interessa ora più di quando ero piccola.

Ci ho trovato spunti di riflessione sull’imprenditoria, sulla disobbedienza fiscale e civile, sulla crisi economica europea. Ultimamente ci ho trovato anche spunti sull’ambientalismo, come questo sketch:

ambientalismo

Se Charlie Brown è la mia scuola filosofica, Topolino è il mio settimanale di libera informazione.

Perciò aspetto con un certo entusiasmo il numero 3000. Spero solo che prima o poi si smuova la situazione tra Topolino e Minnie, che ormai giocano ai fidanzatini pudichi da veramente troppo tempo:

topolino e minnie

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Mentre i partiti continuano una guerra di posizione trinceata sulle alleanze o non alleanze di governo, in un momento in cui il popolo italiano è spaccato in 4 parti praticamente uguali, tra chi ha votato centrosinistra, centrodestra, grillini e astenuti, tutto va avanti come se non stesse succedendo nulla.

Le tasse sono sempre quelle, le difficoltà pure. La gente senza lavoro affronta gli stessi problemi di ieri, al massimo è più numerosa e più incazzata. Insomma, anche se sembra che il massimo problema sia con chi fare o non fare il governo, il tempo continua a scorrere, per lo più uguale a se stesso.

Anche zio Paperone affronta gli stessi problemi di sempre, più o meno come i nostri imprenditori. A modo suo, ovviamente.

Nel numero 2985 di Topolino, zio Paperone è vittima di un complotto ideato dai suoi nemici di sempre: Cuordipietra Famedoro, Rockerduck, Amelia e la Banda Bassotti. L’idea è quella di distruggere Paperone, in modo che ognuno dei perfidi cattivoni possa ottenere ciò che ha ha lungo desiderato. La Banda Bassotti, i soldi di Paperone; Amelia, la sua Numero Uno; Famedoro e Rockerduck, il primato di miliardari più ricchi del mondo.

Per fare questo, è necessario innanzitutto mandare in tilt le difese del suo deposito. Come sappiamo, Paperone è uno che ama difendersi nello stesso modo in cui si è fatto: da solo. Con un piccolo aiuto dal suo fucile spara sale. E come sappiamo, Paperone non tiene i suoi soldi in banca. Crede nella liquidità. I soldi li terrebbe sotto il materasso, ma essendo troppi si è costruito un deposito, perché non c’è nessun miglior custode della sua fortuna se non egli stesso.

Il primo pericolo che gli viene in mente al momento dell’attacco al deposito, guarda caso, non è nessuno dei suoi acerrimi nemici, ma un nemico in giacca e cravatta molto più insidioso, contro il quale Paperone è solito usare deterrenti di sicura efficacia: il fisco.

imprenditore 1

In realtà non sono gli agenti del fisco venuti a riscuotere, ma un doppio attacco di Amelia e la banda Bassotti.

Paperone perde tutto. Ora non resta che sgretolare in borsa il suo impero finanziario.

imprenditore 2

Capito bene? E’ una follia, dice Rockerduck.

Certo che lo è. Paperone è sul lastrico ma non è per via della sua incapacità di imprenditore o perché i suoi prodotti non vanno. Nessuno ha saputo difenderlo. Nessuno ha potuto impedire che i frutti del suo lavoro gli venissero sottratti. La finanza è lontana dall’economia reale? Beh, se si vuole leggere la vicenda in modo forse fazioso, ma magari veritiero, sì. E fa un sacco di casini.

Come finirà la storia? Non ve lo racconto. Scopritelo. Fatevi prestare Topolino dai vostri cugini più piccoli.

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Credo che rimarrò qui. Approfitterò di questo paio di giorni per girarmi di nuovo l’isola e pensare …ehm…a come trasformarla… Mi è venuta voglia di chiacchierare di numismatica con il vecchio Kyriakos (che ragiona solo in dracme, lire e pesetas… no, in marchi no, sarà un caso?) … o di rievocare il mio passato di ricercatore d’oro con Basiliskus il cercatore di pesci… Magari imparerò da sua moglie Kalliopi ricette tramandate da generazioni… E, se mi ricapiterà di rivedere Zotikos, gli confiderò il mio affetto sincero per ogni moneta guadagnata … sicuro che ci capiremo, anche se parliamo lingue diverse, perchè anche lui ama e conosce personalmente ciascuna delle sue pecore. Insomma, la verità è che, in cuor mio, so già che non cambierò una virgola di quest’isola… Ne farò la mia remota oasi segreta di pace e tranquillità…Qui ho riscoperto piaceri ed emozioni dimenticate che da giovane coltivavo … e che la frenesia affaristica, crescendo, mi ha portato via! Qui potrò sempre rifugiarmi per ritrovare il papero che ero… imparando a godere del panorama … del nulla … del silenzio … in pacifica attesa che si depositi il caffè. Efharistò.

No, Paperone non costruirà mega hotel lussuosi sull’isola di Skyphos. Dopo aver tentato per un’intera settimana, e con ogni mezzo possibile immaginabile, di abbandonarla per raggiungere la turistica e frequentatissima Skyanthos, decide di comprarsela e di non alterarla.

Su Skyphos l’uomo d’affari impazzisce. Niente risponde alla sua logica. Le leggi di mercato non esistono. I suoi dollari non possono comprare proprio nulla, perchè la gente del luogo dei soldi non se ne fa niente. I soldi non si mangiano, pertanto non possono comprare la barca con la quale si va a pesca. I soldi finiscono ma il pesce no. Qualsiasi lauta mancia non può competere con il dolce far niente, perchè la paciosa serenità non si vende, non ha prezzo.

Ecco perchè il racconto delle peripezie di Paperon de’ Paperoni e di quella frana di Paperoga in Grecia si intitola Zio paperone e l’isola senza prezzo. Peccato che quell’idea di stile di vita slow food sia già stata svenduta tempo fa e ora non ne rimanga più molto. Forse la nostra indole non è quella che crediamo possa essere. Forse tutti i popoli sono diversi a seconda della loro eredità ancestrale, scritta nel codice genetico.

Io sono geneticamente fatta per commuovermi se leggo della vecchia Grecia dell’isola di Skyphos, perchè ci vedo la vecchia Italia, la vecchia Spagna, il vecchio Portogallo. E improvvisamente sono colta da una certa repulsione e insofferenza per tutto quello che è borsa, finanza, spread, titoli di stato. Ma lasciatemi in pace ad aspettare che si depositi il caffè!

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