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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Questo post va dritto nella sezione Essere Fighi, perché di questo si tratta. E finalmente, direi. Ho un problema con l’abbigliamento e questo purtroppo non cambierà, a meno che non mi spediate dritta da Ma Come ti Vesti? Io, elegante, solo ai matrimoni. L’accessorio sfizioso mi fa sentire una abat- jour, il tacco lo metto solo per non sfigurare in altezza, non vesto marche superiori a Zara e adoro i calzini a righe colorate. La mia tenuta sempreverde consta di un paio di pantaloni e qualcosa sopra che abbia delle maniche.

E ho scoperto che spacco i culi.

Nel senso che io non sono una che non segue le mode. Io faccio le mode. Io forse sono la moda. Perché sono stata recentemente informata che sono normcore. Come me, molte star di Hollywood, rocker, attori, fiche e fichi.

LAweekly si è chiesto se per caso la gente normale sia in questo modo diventata improvvisamente fica. La risposta ce l’ho io. La risposta è sì.

Pare che la cosa risalga addirittura a Steve Jobs, ma io ho iniziato a vestirmi a cazzo di cane molto prima che lo facesse la buonanima. Ormai il jet set mi chiama per chiedermi cosa mettere prima di uscire di casa.

Ora, io non mi sono mai sentita una fashion blogger ma forse è il caso che inizi.

Quindi vediamo, vado a descrivere il mio abbigliamento odierno, senza mettere niente in posa, come una normcore fashion blogger, sperando di esservi d’aiuto e spunto:

Jeans giallo che casca un po’ male addosso – Zara

Converse un po’ sporche blu puffo – AwLab

Fantasmini che in foto non si vedono – Oviesse, quelli dei bambini

Canotta verde a righe che mi sta un po’ lunga – Tezenis

Robetto grigio con bottoncini – Stradivarius

normcore

Happy Normcore fashion dalla vostra nuova fashion blogger, The Selbmann.

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IO: Quindi Mary…con chi giochiamo?

MARY: Norvegia.

IO: Ah.

LUKA: sto accendigas non funziona. Con chi giochiamo Mary?

MARY: Norvegia.

LUKA: Ah.

VERONIKA: Tra un po’ ricomincia Suites. Con chi giochiamo Mary?

MARY: Norvegia.

VERONIKA: Ah, quindi ci saranno dei belli!

LUKA: Eh, è quello che pensavo pure io.

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Questa è la storia di Guerrino, e non solo. Ma soprattutto è la storia di Guerrino, che è rimasto vedovo e vive a Bergamo, ed è il 1981 e io non ero ancora nata.

La storia di Guerrino inizia da prima che inizi questa storia, quando era sposato, felice, con un’azienda che andava bene. Poi qualcosa è andato a puttane ed è tutto cambiato, perché non hai mai la sicurezza che le cose non vadano a puttane da un momento all’altro e questo fa tanta paura, specialmente quando sei felice. E quando inizia questa storia Guerrino già non è più felice. Mia moglie era la fine del mondo, dice mentre torna a casa, mentre l’azienda va a rotoli e il vino che vende sa di aceto, mentre la piscina si sporca e divide il letto con la suocera in un concubinato inquietante e malato, e la servitù viene mandata via e nel sidecar ci va da solo.

Ma una notte Guerrino esce di casa e incrocia lo sguardo di una donna bellissima e irraggiungibile. E pur di stare un po’ più a lungo nello stesso posto dove sta lei, segue la sua auto fino all’hotel dove alloggia, si ubriaca come una merda e non riesce a tornare a casa. Così deve affittare una camera per riprendersi.

E qui inizia la storia di Chantal, perché questa storia non è solo la storia di Guerrino, ve lo avevo detto. E anche la storia di Chantal inizia da prima che inizi questa storia, ma è avvolta dal mistero, e noi la vediamo soltanto incrociare lo sguardo di Guerrino e non accorgersi di essere seguita fino all’hotel. La vediamo piangere, ubriaca, entrare nella stanza sbagliata, e aver voglia di suicidarsi.

Ma la stanza sbagliata è quella di Guerrino, che si accorge di lei solo quando si stende a letto dopo aver bevuto il bicchiere di veleno che lei aveva preparato per sé. No, no, non muore. Anzi, vive. E prima di correre in ospedale c’è giusto il tempo di innamorarsi e non voler morire più.

Così Guerrino lascia l’ospedale e corre a cercare Chantal, quella donna bellissima che gli ha rapito il cuore. La rincorre fino ad Amsterdam e le chiede immediatamente di sposarlo, non vuole sapere niente di lei, la ama e basta. La sposa e la porta con sé a Bergamo, dove finalmente l’azienda inizia ad andare di nuovo bene, il vino è buonissimo, la piscina è pulita e la servitù è tornata. Guerrino e Chantal si amano follemente, pazzamente, e tutto è bellissimo.

Vi ricordate di quando dicevamo che non sai mai quando le cose vanno a puttane? Ecco. Esattamente. Un giorno arriva un baule. Un baule per Chantal. Guerrino apre il baule e ci trova quello che non sapeva di Chantal, quello che non aveva voluto sapere, perché non aveva alcuna importanza.

nessuno è perfetto

E a casa iniziano ad arrivare telefonate di scherno, lettere anonime. Vissiosi! C’è scritto su una. Porci schifosi! Su un’altra. E la gente non parla d’altro. Guerrino non vuole più uscire né toccare Chantal. D’altronde chi avrebbe mai potuto immaginare una cosa così. E tutto diventa terribilmente complicato, brutto, e Chantal alla fine preferisce fuggire via piuttosto che vivere un vita da prigioniera in casa sua.

C’è una cosa che accade molto spesso, e cioè che si rinunci alla propria felicità. Ed è una cosa molto stupida, sebbene estremamente comune. Anche a Guerrino succede. Ma per fortuna si sveglia in tempo e capisce che l’unico ostacolo alla propria felicità è soltanto lui stesso. Poco importa chi fosse prima Chantal, perché adesso è la donna che ama ed è tutto quello che conta.

Ecco perché corre a riprendersela.

Ed ecco perché, in queste strane serate di fine agosto, io vi consiglio questa storia:

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