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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: gennaio 2012

 

La dimensione live non è sostituibile da niente al mondo.

Nessun venditore di cd e nessun violatore di copyright sostituirà mai ciò che può darti un biglietto d’ingresso per un’esibizione dal vivo, per quanto sia sofisticato il tuo impianto stereo in salotto o il tuo iPod. Nessun dvd potrà mai restituirti l’emozione del grande schermo, per quanto sia grande e in alta definizione il tuo televisore LCD. Nessun e-book profuma come un libro nuovo la prima volta che lo sfogli, così come nessun panorama da calendario potrà mai prendere il posto di una vera gita in montagna e nessun libro di arte potrà mai restituirti lo splendore dell’opera del pittore o dello scultore.

È il modello economico che c’è dietro il prodotto culturale che sta per cambiare, anzi, che deve necessariamente cambiare. L’artista non può più essere quello che registra una canzone e campa per sempre con i diritti d’autore, come un contratto a tempo indeterminato. Quello dell’arte è un mestiere nomade, itinerante, lo è stato dalla notte dei tempi. L’artista deve tornare ad essere ciò che era: un mercante di emozioni autentiche, che la gente è disposta a pagare.

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…utilizzando il telecomando del vostro digitale terrestre potrete mutare il corso degli eventi.

Diceva così l’avviso che apriva le puntate della fiction Sensualità a Corte.

Un prodotto geniale, dalla mente di un comico geniale, autore anche dell’imitazione più riuscita in assoluto dell’orrida Camilla Parker Bowles.

Di Sensualità a Corte, non mi perdevo una puntata. Ne conosco a memoria ogni singola battuta, ne amo e venero i personaggi. Mi ha sorpreso, ma non troppo, sapere che Victoria Cabello (uno dei pochi motivi per cui vale ancora la pena guardare la tv) ha riportato in scena le avventure del baronetto Jean Claude e di Madre. Ne sentivo una mancanza incredibile.

Marcello Cesena è il maestro assoluto del nonsense. Non se ne può più di quei comici da strapazzo, da sagra di paese, come quelli di Colorado o come la stragrande maggioranza di quelli di Zelig. Non mi hanno mai fatto ridere, non li ho mai apprezzati. Sono rimasta fedele al mio Jean Claude.

Per chi non la conosce non è semplicissimo spiegare di cosa si tratta. Jean Claude è un baronetto francese, evidentemente omosessuale, la cui instabilità emotiva è fondamentalmente determinata da Madre, la sua genitrice psicopatica, omofoba, dispotica, brutta e… irresistibile. Jean Claude tenta in tutti i modi di tenere nascosta la sua indole spiccatamente gay per non incorrere nelle ire di Madre, la quale però, per farlo contento, gli dona in diverse occasioni tutti i migliori ritrovati della bellezza femminile che il figlio desidera. Jean Claude ha persino una fidanzata di copertura, Cassandra, la quale si lamenta di continuo di non ricevere le sue attenzioni sessuali. Jean Claude la terrebbe volentieri come migliore amica, per scambiarsi trucchi, scarpe, pochette e vestiti. L’inattività sessuale, porta la povera Cassandra ad avere numerosi amanti durante la fiction.

Jean Claude, nel frattempo, cerca e trova il calore dell’amore altrove, lontano dal palazzo nobiliare in cui si sente ingiustamente imprigionato. Si innamora di eroi machi e impossibili e tenta di conquistarli in qualsiasi modo. I suoi innamorati saranno nell’ordine: Batman (alias Renato), Dart Fener (alias Stefano), Diabolik (alias Armando), Robin Hood (alias Titti) e Wonder Woman (che in realtà è un uomo). L’unica persona dalla sua parte, che partecipa attivamente nell’organizzazione delle sue scappatelle dal palazzo per incontrare i suoi innamorati, è la maldestra Madrina, che non fa che cacciarlo in situazioni al limite della sfiga umana, dalle quali il baronetto esce sempre con le ossa rotte.

Sensualità a Corte si ama o si odia. Non ci sono mezze misure. Rimani indifferente o ti rotoli per terra dalle risate. Dipende da quanto sei scemo. Non ho mai saputo resistere a questa fiction dagli effetti speciali volutamente merdosi, zero cambi di costume, refrain che ti si stampano nel cervello. Ho inizato a chiamare Madre un po’ chiunque, chiamavo e chiamo ancora Renato una mia amica, è normale dire “NNUUUOOOOOOOOOO” ogni volta che mi capita qualcosa di tragico, dicevo sempre “Eh ma che schifo!” per qualsiasi cosa schifosa accadesse.

Sensualità a Corte è un must. Una figata pazzesca. E ora scusate, devo scappare, mi è sembrato di vedere una parure di cremine alla vitamina D.

Date retta a una che non capise niente, guardatevi la saga completa di Sensualità a Corte! Peccato che on line hanno praticamente cancellato tutto per i soliti cretini diritti d’autore…


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…nella vita di una donna, che non ti dà scampo.

Un momento nel quale tutte le donne possono riconoscersi, perchè tutte l’hanno vissuto una volta almeno.

Un momento nel quale anche la più figa, la più corteggiata, la più affascinante e disinvolta, ha dubbi. Ha dei seri dubbi sul suo aspetto fisico, sul modo in cui gli altri la vedono. Un momento in cui le certezze crollano e una donna si sente spaesata, brutta, sgraziata e francamente ridicola.

Quel momento è l’attimo in cui il suo sguardo cozza con lo specchio del bagno, la luce della lampadina del mobiletto pensile illumina un pallore insano e la sua immagine riflessa rivela una figura con su una cuffia da doccia da hotel.

E’ un momento di grande sconforto.

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Mai sentito parlare del Paradosso di Easterlin? Un indizio: è anche detto ‘paradosso della felicità’. Ancora niente? Ebbene, basti sapere che un certo Richard Easterlin, stava indagando sulla diffusione della moderna crescita economica. Notando che tale diffusione non era poi tanto estesa come ci si sarebbe dovuto aspettare, ne concluse che la ragione risiedeva nel fatto che la felicità degli individui non è collegabile all’aumento del reddito.

In poche parole, i soldi non fanno la felicità o, se si preferisce, anche i ricchi piangono…

 

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Quest’uomo. Quest’uomo, io non lo conoscevo, non sapevo chi fosse. Guardandolo così, avrei detto: è un cuoco sovrappeso, un impastatore di ravioli stracolmi di cacciagione. Forse avrei detto: è l’uomo che ha fabbricato lo zucchero filato più grande del mondo e poi l’ha mangiato in un sol boccone, e aveva ancora fame.

Il suo nome è Kim, come Kim Rossi Stuart. La differenza tra i due è che uno è un attore, l’altro è in carcere. Quello che è in carcere è questo qui, il muffin triple chocolate nella foto di cui sopra.

Se fino a pochi giorni fa potevamo guardare tutti i film che volevamo in streaming e le serie che in Italia non arrivano o arrivano in ritardo, è stato merito suo. Ovvio che è illegale, complimentoni! Lo sappiamo tutti che non si fa. Il punto è che grazie a web criminali come lui, la gente ha iniziato a cagarsi film che non fossero sempre i soliti film hollywoodiani e che non fossero solo quelli che escono nelle sale cinematografiche.

Non che ci sia niente di male a guardarsi i film hollywoodiani, per carità. Però con il tempo, gira che ti rigira, qualcuno ha iniziato a smorsicare la cinematografia di paesi che fino ad ora non si era mai filato nessuno, a parte qualche nerd fissato con la controcultura, o con la cultura alternativa, o tutti i nomi ridicoli con i quali la si vuole chiamare. Qualcuno è entrato in fissa con il cinema coreano, qualcun altro con quello cinese. Tu, magari, hai pensato di andarti a vedere i vecchi film italiani che tutti ti consigliano di vedere e che non hai mai visto.

Proprio come, grazie a Youtube, la gente oggi ascolta gruppi che fino a ieri non sapeva neanche esistessero. E sai qual è il risultato? Che questi musicisti, oggi, quando vengono in tour in Italia, c’è qualcuno che paga per ascoltarli! Quando mai sarei andata a sentire i Mono???? Chi li conosce i Mono??? In quale radio italiana passano i Mono????

Chiamala pirateria, chiamala illegalità, chiamala porcata colossale. Ma io, a Kim e a tutti i web pirati in circolazione, farei piuttosto un monumento al valore. E se poi hanno cercato di farci anche un po’ di grana, bella per loro! A me hanno fatto risparmiare un sacco di soldi. I love you, Kimmuffin!

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Ho sempre messo le mani avanti, sottolineando che non sono brava coi numeri, che di economia non ci capisco. Ieri sera mi chiedevo una cosa che forse sanno tutti e sulla quale io mi interrogavo. Da vera sprovveduta mi chiedevo: ma i titoli di stato, che roba sono? A che servono? E perchè io li devo vendere a qualcuno? E perchè mai dovrei comprarli?

Domande sceme, che richiedono una risposta elementare. Einstein diceva che non hai davvero capito qualcosa se non sei in grado di spiegarla a tua nonna.

Qualcuno si è messo a spiegarmi cosa sono sti titoli di stato, come se stesse parlando ad una bambina di 5 anni. E credo di aver capito. Ve ne voglio far partecipi.

Supponiamo per un attimo che io sia il capo supremo dell’Italia, ragionare per macrocose è sempre più semplice. Possiedo l’Italia, possiedo la gestione di un sistema, anzi… sono l’Italia. C’ho una serie di milioni di cittadini ai quali offrire dei servizi, c’ho una serie di cose sulle quali investire per produrre ricchezza per la mia gente. Da un lato, posso mandare avanti una parte di questi servizi grazie alle tasse. I cittadini mi danno una parte dei loro soldi e io li trasformo in servizi per la collettività. Ma ovviamente non basta, ho una marea di cose da sistemare. Le tasse da sole non bastano.

Così che cosa faccio? Emetto dei ‘buoni’, che chiamo ‘titoli di stato’. Chi compra un titolo di stato mi fa un prestito. Me lo fa perchè poi io prometto di restituirglielo con gli interessi. Ok, ma io allora, stato, che ci guadagno? Semplice! Quei soldi che mi sono stati prestati, oltre che in servizi al cittadino, io li investo! Li investo in ricerca, in produzione, insomma in cose che mi portano una crescita.

Chi mi fa il prestito, conta che io, con i soldi che mi dà, potrò crescere, e quindi certamente ripagare il prestito.

Ora, succede che se io non cresco…il risultato ovvio è che mi impoverisco. Se mi impoverisco, la gente non mi presta più i soldi, perchè non ha la sicurezza che io sia in grado di restituirli con gli interessi. Non mi farà un prestito, a meno che io non gli dica che gli interessi a cui glieli restituisco siano molto convenienti per lui. Così lu ci pensa e dice: “bè insomma, se poi mi ci dai un interesse così alto quasi vale la pena che io me la rischi!”

Così io, stato che cresce poco o per niente, vendo i miei titoli di stato, i miei buoni, a interessi altissimi. Il che vuol dire che dovrò sborsare una quantità di denaro per restuirli.

Le agenzie di rating stanno lì a giudicare quanto io sono in grado di ripagare i prestiti che mi vengono fatti.

Standard & Poors, declassandoci, ha detto, in soldoni, che io non sono molto affidabile, ovvero che chi mi presta i soldi poi non è prprio così sicuro di rivederli con gli interessi.

Quando si dice che si alza lo spread (ovvero la famosa differenza tra il valore dei titoli di stato italiani e quello dei corrispettivi tedeschi) vuol dire semplicemente che la Germania è molto più affidabile di noi nel restituire i prestiti che le vengoo fatti. Per questo motivo, non ha bisogno di promettere interessi altissimi. Può tenerli bassi, perchè è considerata affiadabile. Ed è considerata affidabile, evidentemente, perchè cresce più di noi, perchè si prevede che diventerà più ricca, e noi più poveri.

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