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theselbmann

Jean de Santeul aveva ragione. E anche Eddie Murphy. E anche Charles Darwin.

Monthly Archives: febbraio 2013

CONTESSA: Oh ho pprovato a chiamatte ‘n ze sa quante vorte!

IO: Ma per carità non ho rricevuto gnente. Se vede che hai sbajato nummero.

CONTESSA: Noo, è impossibbile. Sarai stata te cche eri in incognito!

IO: …In incognito?

CONTESSA: Beh sì come se dice! 

IO:

CONTESSA: E ccomunque ‘l tu fratello m’ha dato un nummero sbajato!

IO: Ma tte pare che è sbajato!

CONTESSA: Sì! L’ho scritto su sto fojo, ho pure preso la lente pe vedello bbene!

IO: …La lente?

CONTESSA: Questa!

lente

IO:

CONTESSA:

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Il voto degli italiani all’estero per la Camera:

voto italiani esteroE non credo ci sia molto altro da aggiungere. Traete le vostre conclusioni. E dopo, per cortesia, abolitelo.

 

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bambina_con_cellulareOra, si sa che i cellulari fanno male alla salute. O meglio, si dice da tempo e, francamente, io ci credo pure. Però nonostante questo non posso più farne a meno. Vivo con il telefonino attaccato al culo e non sarà una minaccia di morte a separarmene, un po’ come la minaccia del cancro ai polmoni non ferma il fumatore incallito. So che gli scarichi delle automobili fanno male ma guido. So che le patatine fanno male ma le mangio. Anche la birra fa male, e il vino, la plastica, le incazzature, lavorare troppo, lo stress, le cose troppo grasse, la povertà, i vestiti troppo aderenti, fare tardi la notte, non fare una buona prima colazione, condurre una vita sedentaria….ci sono milioni di cose che fanno male.

Ebbene, sembra che in Belgio abbiano avuto un’idea geniale: bisogna che i bambini usino meno cellulari giocattolo. Leggere per credere.

Insomma uno parte con il cellulare giocattolo e arriva a volere lo smartphone a 5 anni. In questo modo, invece, preveniamo il rischio di tumore al cervello.

Io non so, sono basita…è come invitare a non giocare con le Lego per prevenire la speculazione edilizia. Come ritirare dal mercato i soldatini perché sennò uno vuole fare la guerra, o i fucili giocattolo perché non sai le stragi che combini poi da grande! Come non poter togliere i vestiti alle Barbie sennò poi diventi un molestatore. O magari mettere nelle cucine giocattolo solo cibi biologici, così speri che i bambini vogliano zucchine lesse al posto di un’altra ottima merendina cioccolatosa.

Nessun supereroe va a fare il supereroe con i mezzi pubblici per contribuire a sanare il pianeta e salvarlo dall’inquinamento atmosferico. Nessun guerriero evita di uccidere il drago cattivo perché è contro la vivisezione. Nessun re evita di sbattere nelle segrete il nemico catturato perché vota amnistia giustizia e libertà.

Insomma, in poche parole, questa proposta è ‘na stronzata.

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All’uscita mariti e fidanzati aspettano fumando nervosamente, come fossero fuori dalla sala parto.

In entrata, invece, un picaleccio assurdo. Una schiacciante maggioranza di femmine non più nel fiore degli anni. Un abbigliamento decisamente brutto e brutti capelli. Aliti pesanti. Nebbia…un quartiere di merda. Dizionari vecchissimi e borse tarocche. Finte Hogan ai piedi. Sorrisi di circostanza e malcelata invidia. Tutti sperano che gli altri facciano un compito di merda, inutile nascondercelo. Infatti meglio non parlare con nessuno. Me ne sto sulle mie.

Al cesso c’è la fila perché tutti vogliono fare quelle due gocce prima che inizi la prova, e magari anche la cacca…

E alla fine poi la prova somministrata non è che volesse verificare se hai studiato il programma, quanto se hai una qualche esperienzaccia come insegnante. Se stai lì perché non sai dove cazzo sbattere la testa o se stai lì perché potresti effettivamente essere idoneo a insegnare. E diciamolo, è strutturata per favorire chi insegna già, chi non ha avuto un cazzo di tempo per prepararsi e quindi ha ringraziato il cielo che non gli abbiano chiesto chi è Smollett e di che parla Roderick Random, che tanto non si fa mai.

Ed è una prova tutta sulla lettura. Un brano di Virginia Woolf che parla di lettura, tratto da The Common Reader; domande sulla lettura; tutto sulla lettura.

Io personalmente mentre svolgevo la prova, a parte avere un mal di testa boia e la sensazione che non ce l’avrei mai fatta a finire in tempo, me la ridacchiavo un po’, perché non potevo fare a meno di pensare ad Alan Bennett. Bennett é uno dei  miei scrittori preferiti, che ho conosciuto grazie niente di meno che ad Anna Marchesini, che ha magistralmente interpretato alcuni suoi monologhi.

queen-reading-264x300Ebbene, Bennett ha scritto un breve romanzo molto godibile e divertente, come nel suo stile. Il romanzo si chiama, guarda caso, The Uncommon Reader. Parla, ovviamente, di lettura, e richiama evidentemente in causa Woolf. In italiano è stato tradotto con il titolo La sovrana lettrice. Perché la sovrana? Perché la protagonista del libro è la regina d’Inghilterra, la quale scopre il meraviglioso mondo della lettura e questo rappresenta per lei un cambiamento radicale in termini di visione del mondo, di stile di vita, di considerazione del suo ruolo e di se stessa. Insomma, una svolta totale. Il tutto con una sapiente vena comica e un traspirante, incondizionato e assoluto amore per i libri. Che sono una di quelle cose che stanno lì per tutti. Literature […] is a commonwealth; letters a republic. E sono soprattutto un posto che tutti dovrebbero bazzicare poiché, parafrasando Bennett, nei libri scopri e riscopri la tua natura; non ci trovi la vita dello scrittore, ci trovi la tua vita. A volte, infatti, per capire cosa vorremmo dire di noi stessi, abbiamo bisogno che qualcuno ci spieghi come si fa. Quel qualcuno può essere lo scrittore. Per come la vedo io, può essere anche il regista, il pittore, l’attore… insomma, uno che di mezzo espressivi se ne intende.

Quindi chiariamo le cose, riassumiamo. Io sono la più brava di tutti e tutte e non ho le Hogan tarocche. Anzi, di avere le Hogan non me ne frega proprio niente. Per questo e altri motivi, merito naturalmente di vincere. Questo non significa che vincerò. Anzi. Non significa un cazzo di niente. Da una parte spero di non aver passato lo scritto, così non mi faccio illusioni. Dall’altra spero ovviamente di averlo passato, per potermi illudere un po’, che non fa mai male. Ad ogni modo, qualunque sia il risultato, meriterei la vittoria. E se non ci sarà sappiate che sarà un’ingiustizia nonché un torto enorme per tutti quegli studenti che potrebbero beneficiare della mia grossa, grassa simpatia.

Ah, a quelli che correggeranno le prove vorrei dire che io scrivo piccolo. Dicono che dietro la scrittura piccola ci sia una mente geniale.

Beh…adesso non esageriamo….

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Eccole eh, ci siamo. Sono arrivate. Le prove scritte, dico. Quelle del megaultraconcorsone gigante per diventare insegnanti.

Già eravamo milioni, adesso siamo miliardi, visto che con un ricorso ad hoc hanno deciso che anche chi ha fatto una ciofeca vomitevole al test di preselezione ha diritto di accedere agli scritti. D’altro canto sembra che si presentino effettivamente molte meno persone di quelle che effettivamente dovrebbero presentarsi.

In realtà le cose che, come da bando, dovresti sapere sono…un botto. Ne dovresti sapere un montino. E no, non mi sento di saperne un montino. E poi frullano in testa tante domande.

Ad esempio mi chiedo:

So le cose giuste? Quanto le so?  E quanto ne sapranno gli altri? Quanto tempo avranno avuto per studiare? Cosa vogliono scoprire i commissari con le domande che ci faranno? Se sono una perfetta idiota? Se riesco a scrivere correttamente in lingua straniera? Se sono adatta al mestiere o se sono lì per puro caso? Se conosco il dettaglio di ogni nozione utile e inutile o se ho capito criticamente quale dovrebbe essere il mio ruolo? Che ne sarà di me? Ma soprattutto, con che cazzo di criterio hanno scelto come sede d’esame una scuola ubicata nel mezzo del nulla cosmico? Secondo me è un complotto per non farmi partecipare…

Ovviamente già iniziano a circolare voci su presunte irregolarità, robe strane, casini vari. E c’è chi sostiene che con un buon dizionario si risponde a tutte le domande. E ovviamente mi viene in testa almeno un altro milione di dubbi.

Come successe per la prova di preselezione, sono allietata almeno dai giovincelli che gioiscono per la chiusura della scuola in occasione delle prove scritte. Anche se stavolta mi danno meno soddisfazioni, un paio carini ce ne sono:

suca

lalala

Detto ciò, entro in silenzio stampa fino a giovedì. Forse fino a venerdì. In seguito saprete se sono stata colta da un attacco di afasia, se mi è esplosa la penna, se mi è venuto un crampo alla mano destra, se mi sono persa per strada mentre tentavo di raggiungere la sede della prova, se ho realizzato di non sapere assolutamente un cazzo di quello che dovrei sapere, se non mi è suonata la sveglia, se mi è venuto il cagotto o altro malanno disabilitante. O se invece sono una gran figa. Quest’ultima è una remota possibilità, ma sono abituata a prendere in considerazione un po’ tutti i casi della vita. E poi per sapere se sono davvero figa bisognerà aspettare la correzione della prova.

E qui…meglio non farsi domande.

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nota_politica_it

…e questo vale anche per quella legge che, in questo particolare periodo pre-elettorale,  vuole che ci sia silenzio assoluto sui sondaggi che riguardano le performance dei partiti.

Mia mamma mi ha sempre insegnato che se non sono d’accordo con qualcuno, ma necessito per qualche motivo della sua approvazione o lo scontro mi recherebbe un danno superiore alla soddisfazione del contestare in sé per sé, il modo migliore per cavarmela è rendere questo qualcuno contento e cojonato. In poche parole, prenderlo per il culo a mio vantaggio.

Così è bene essere rispettosi della legge, certo che sì. Non parliamo di sondaggi e performance dei partiti a livello nazionale e regionale. Dedichiamoci piuttosto alle #corseclandestine, organizzate presso l’ippodromo di Notapolitica, che vi invito a seguire. Persino l’Economist si è scomodato per parlarne ed è pressoché l’unico modo per essere informati ed avere un’idea di come si sta muovendo l’elettorato italiano, cioè noi.

E noi qualcosa ancora valiamo, nonostante Claudio Bisio ci ritenga tutti (o quasi) idioti o comunque inferiori all’elettorato norvegese o danese.

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Ogni anno si ricomincia. Gennaio, febbraio… fino a dicembre. E poi ricomincia di nuovo.

E ogni giorno si ricomincia. Ti svegli, vai al cesso, fai colazione… lavoro…casa. E la mattina dopo ricomincia da capo.

A volte, mentre tutto gira e rigira, capita di incrociare la tua strada con un’altra persona. E così succede che tutto il giro di ogni giorno diventa una cosa più dolce, quasi da bambini, come un parco giochi. E per quanto si sia diversi, frettolosi, occupatissimi e perennemente concentrati su altro, si trova il modo di stare insieme, incastrare due vite per farne una.

A questo mi fa pensare il Doodle di oggi, che è bellissimo e che, nel migliore stile di Google, celebra semplicemente l’amore, in tutte le sue forme. Perché non lo decidi tu di chi ti innamori.

sanvalentino

Auguro a tutti voi che possiate mettere i vostri impegni sempre dopo del vostro amore, semplicemente perché non sono altrettanto importanti.

E non c’è una soluzione se non quella 
Di rimpicciolirmi a dismisura 
Fino al punto di traslocare nella 
Borsa tua con gran disinvoltura… 
Oppure supplicare e supplicare la tua ombra 
Di cedermi la possibilità 
Di rimanere là 
A disposizione 
Cambiando se tu cambi posizione… 
O essere l’involucro 
Di ogni 
Funambolico 
Pensiero che ti viene 
Quando le giornate sono piene 
Dei tuoi maledettissimi impegni

Forse c’è una soluzione buona in più: 
Potrei farti da fermaglio 
Per capelli 
Se per sbaglio 
Ti venisse voglia di tenerli 
Su… 
Oppure travestirmi da molecola di vento 
E accarezzarti impunemente 
Il viso mentre 
Non hai tempo… 
Non hai tempo…

Max Gazzè – I Tuoi Maledettissimi Impegni

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